La Napoli dei primati

La Napoli dei primati

Napoli tra i suoi primati vanta anche quello di essere stata la destinataria, per la prima volta in Italia, di un esperimento sociale, voluto fortemente da Carlo III di Borbone, resisi concreto nella realizzazione di un progetto che prevedeva la costruzione di tre edifici dedicati ad accogliere e a rispondere alle esigenze del popolo, degli ultimi e degli indigenti della città: l’Albergo dei Poveri, il Cimitero delle 366 fosse e i Granili. Di questi tre edifici sopravvivono i primi due, mentre sono andati perduti i granili. Il progetto di Carlo III s’inseriva in un preciso periodo storico, quello dell’Illuminismo napoletano, durante il quale la nostra città fu una fucina di pensiero e ritrovo di artisti tra i quali l’architetto Ferdinando Fuga, fiorentino di nascita ma napoletano per vocazione. Fuga, forse meno famoso del suo contemporaneo Vanvitelli, è riuscito a realizzare il sogno del sovrano Borbone, portando a compimento un’opera mastodontica e se la Raggia Vanvitelliana, bellissima e imponente, era destinata al bello, l’Albergo dei Poveri era destinato al bene. Questa struttura che si estende per 100.000 mq, nasceva come istituzione caritatevole, destinata a fornire aiuto ai bisognosi ai quali dare sussistenza e l’insegnamento di un mestiere. Nel corso dei secoli l’edificio ha mutato, varie volte, la destinazione d’uso diventando una scuola per sordomuti, un centro di rieducazione minorile, un tribunale dei minorenni, un cinema, una palestra, delle officine meccaniche, un distaccamento dei vigili del fuoco, una sezione dell’archivio di Stato. Con il terremoto del 1980, l’Albergo dei Poveri subì non pochi danni e alcune persone persero la vita. Dal 1981 la proprietà è passata al Comune di Napoli che dal 1999 ne ha avviata la ristrutturazione. In continuità con la missione dell’Albergo dei Poveri, fu realizzato il Cimitero delle 366 fosse che nasceva per dare una degna sepoltura ai defunti provenienti proprio dall’Albergo dei Poveri o dal vicino ospedale degli Incurabili, che sarebbero stati destinati altrimenti alle fosse comuni. Il Cimitero del Popolo detto delle 366 fosse, sorge ai piedi di Poggioreale ed è il primo esempio di cimitero pubblico dedicato ai poveri. Carlo III, sovrano illuminato, ancora prima che Napoleone emanasse l’editto di Saint Cloud, volle che il cimitero fosse costruito fuori le mura della città e anche in questo caso Fuga si è superato. L’unicità di questo luogo consiste nel suo ingegnoso impianto: 366 fosse consentivano di gestire le sepolture per ogni giorno dell’anno; la procedura prevedeva che ogni giorno fosse sollevata una lapide e tenuta aperta fino a sera per consentire che vi fossero calate le salme dei defunti di quel giorno. Ciò consentiva anche ai partenti di avere un luogo sul quale piangere il proprio caro e soprattutto concedere agli estinti una dignità ch magari non era stata loro data in vita. Il terzo luogo deputato a realizzare l’esperimento sociale di Carlo III, erano i granili, luoghi riservati a ospitare il grano destinato alla popolazione, dovevano trovarsi nelle zone dell’attuale San Giovanni a Teduccio, ma di questi restano solo poche tracce. Queste opere furono poi continuate da Ferdinando IV di Borbone che la tradizione ci tramanda come un re fannullone e che invece era attento quanto il padre al benessere del popolo, poi….è arrivato Garibaldi.

Maria Palma Gramaglia