Mer. Ago 26th, 2026

‘Vampiri che succhiano le anime dei paradigmi umani di periferia’: intervista ai Malatja

Stracciacore, il loro nuovo album, ha riscosso enorme successo di pubblico e critica. A distanza di alcuni mesi dall’uscita, abbiamo intervistato i salernitani Malatja. Ecco cosa ci siamo detti.

Non comincia a starvi pò stretto il marchio di “punk band” ora che nei vostri arrangiamenti convergono elementi piuttosto variegati?

In effetti la cosa comincia ad assomigliare sempre più ad un calcio nei coglioni, ma ti assicuro che la gente d’Italia dimentica molto presto e le scelte politiche lo dimostrano spesso.?Hai ragione nel sottolineare che questo album presenta incursioni stilistiche molto eterogenee e la cosa ci piace tantissimo.


Come nasce la collaborazione con Giuseppe Fontanella e perché la scelta è ricaduta proprio su di lui?

La cosa è nata dal’ ascolto di alcune sue produzioni che, essendoci piaciute molto, ci hanno spinto a provare il brivido Fontanella. Così in men che non si dica è nata una grande amicizia che ha dato vita ad una collaborazione memorabile che è Sott’o balcone, dove il Fontanella ha arrangiato e registrato slide ed electric guitars.


L’anno prossimo festeggiate il ventennale della vostra carriera. Cosa farete per omaggiare la vostra “anzianità”?

Siamo i nonnetti del R&R e per festeggiare i venti anni di attività abbiamo per voi un regalino gagliardo, dico solo che daremo lustro a pezzi dei Malatja che meritavano molto di più e con tantissime collaborazioni e sorprese.


Nelle vostre canzoni i riferimenti ai personaggi del quotidiano, a quelli che s’incontrano per strada o al bar, tornano di frequente, come pezzi imprescindibili, ad incastro, di un mosaico che è la realtà che quotidianamente vivete. Ma quanto incide abitare in una perifieria e non in una metropoli per i Malatja?

I Malatja sono vampiri che succhiano le anime dei paradigmi umani di periferia, perché questa è per noi un enorme calderone di vitalità. Ci interessano le microrealtà spesso grottesche ma in fondo ricchissime e magiche dove esistono storie affascinanti ed irripetibili, non si può rimanere impassibili davanti al grande spettacolo dell’umanità.


Mi ha incuriosito particolarmente la frase “Questo è il disco delle professionalità!”. Cosa vuol dire?

Vuol dire che STRACCIACORE non è un disco home-made ma è il frutto di professionalità che hanno lavorato in grande sinergia. Dalla foto di copertina di Matteo Linguiti, al design di Roberto Policastro, alla produzione di Johnny Paglioli, alle svariate collaborazioni, nulla esiste per caso in questo album.


Quando avete iniziato, venti anni fa, c’era un artista (o gruppo) sul quale avreste puntato, convinti che avrebbe sfondato nel mondo della musica, e che invece ha abbandonato l’impresa?

Abbiamo visto sorgere e morire tantissime band, alcune veramente validissime. Mi basta pensare al contesto musicale degli anni novanta esistente ad Angri, al centro sociale Macello e a band come i Fuxia, i Triptil e tante altre. Erano tempi stupendi in cui si viveva solo per la musica e c’era un fermento vivacissimo.


Attualmente ci sono band che stimate particolarmente e che ritenete interessanti all’interno del panorama indipendente?

Mi piacciono tantissime band sia nel salernitano come Valium, The Bidons, Hybrida, Droword che nel napoletano come i Back Crawl, Shake and Speares e tante altre. Ci sono in giro idee stupende ma c’è ancora tanto bisogno di sensibilizzare la gente, qualcosa sta cambiando… siamo fiduciosi.

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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