Omnes viae Romam ducunt: tutte le strade portano a Roma. Si tratta di un proverbio popolare che trae origine dall’efficiente sistema di strade dell’antica Roma, su cui in buona parte si basa l’attuale sistema viario italiano. I Romani, per scopi militari, politici e commerciali, costruirono lunghe strade, per collegare le più lontane province con la capitale dell’impero. La più famosa di queste strade è forse la via Appia che collegava un tempo, la città di Roma alla città di Brindisi, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente. Era chiamata dai romani Regina Viarium, per la precisione con cui gli antichi ingegneri romani l’avevano costruita. Le grandi pietre levigate che formano la pavimentazione della strada, l’hanno resa percorribile anche in caso di pioggia o di condizioni climatiche avverse, assicurando la stabilità dei mezzi di trasporto a ruota dell’epoca. In Campania, dalla Via Appia, all’altezza di Sinuessa, l’attuale Modragone, iniziava la Domitiana ovvero quella strada, voluta dall’imperatore Domiziano, realizzata nel 95 d.C., per migliorare i collegamenti di Roma con Pozzuoli, porto metropolitano dell’Urbe. Il tragitto completo misurava trentatré miglia romane, pari a circa Km 49, e iniziava appunto a Sinuessa, staccandosi alle Aquae Sinuessanae, nei pressi di Vignole, dove era stato eretto un arco onorario di cui non resta alcuna traccia. La strada, attraversato il torrente Savone in località Penitelle di Mondragone, raggiungeva il Volturno per scavalcarlo con uno spettacolare e lunghissimo ponte a più arcate, citato da Stazio e poi inglobata nel castello medievale di Castel Volturno. La via Domitiana proseguiva verso sud, alla volta della zona paludosa del lago di Patria, costeggiando la necropoli della colonia. Prima di arrivare a Liternum, attraversava il Clanis, l’attuale canale dei Regi Lagni, su un ponte in laterizio in parte distrutto nel medioevo e in seguito ricostruito. Lasciata l’area di Liternum, la strada proseguiva per Cuma, costeggiando la sponda occidentale del lago di Licola, il mitico luogo dove Enea avrebbe colto il pomo d’oro da portare in dono alla regina degli Inferi, e il lago stesso. A nord dell’area urbana di Cuma la via era fiancheggiata da monumenti sepolcrali ed entrava in città dalla porta settentrionale, per poi uscirne e proseguire verso il lago d’Averno. Lasciato il lago, procedeva in direzione Puteoli e dell’attuale rione Toiano: da qui raggiungeva l’estremità dell’odierno opificio Olivetti e poi, seguendo la via Vecchia Luciano, arrivava al quadrivio dell’Annunziata e all’area urbana di Pozzuoli: i suoi numerosi monumenti ancora ricordano la grandezza del porto più importante del Tirreno, il Portus Iulius, situato sul litorale antistante al lago Lucrino. Oggi un tratto di basolato dell’antica Domitiana è visibile e visitabile alle spalle dell’Istituto Tecnico Agrario Giovanni Falcone di Licola-Pozzuoli dove due volte l’anno, alunni e docenti danno vita a manifestazioni che attirano migliaia di turisti valorizzando questo luogo lasciato troppo spesso all’incuria e al malaffare.
Maria Palma Gramaglia
