Mer. Ago 26th, 2026

Marano (Na): In scena stasera al teatro Alfieri, “Non farmi ridere sono una donna tragica”.

Una donna tragica che fa ridere mentre racconta le sue passioni, stasera al teatro Alfieri: Massimo Andrei e Gea Martire in “Non farmi ridere. Sono una donna tragica”
In scena stasera al teatro Alfieri di Marano “Non farmi ridere sono una donna tragica”. di e con Massimo Andrei, autore e regista oltre che interprete, e con Gea Martire.
Reduce dai successi del Positano Teatro Festival dove ha riscosso ampi consensi, confermati nelle tappe al Siparietto ed al Sancarluccio, il lavoro è prodotto da Tappeto Volante, coordinato con impegno e professionalità dalla poliedrica Adelaide Oliano, valente attrice, alla quale è affidata la produzione esecutiva di questo spettacolo.
Connotato da una comicità discreta, tipica di Andrei, punta ad analizzare i temi di base della vita quotidiana.
L’amore inutile è analizzato attraverso l’azione ed il pensiero di Silvana, la protagonista. Donna tragica che trascorre tra le passioni e gli amori idealizzati la propria esistenza improntata ad una eterna tragicità.
Donna tormentata, comicamente tragica, ondeggia tra l’Inferno e il Paradiso.
È vero che la tragedia può essere di una comicità incredibile, il personaggio di  Silvana lo dimostra. Lo spettatore presto si accorge quanto sia simile nel suo modo di parlare, di agire, di sentire, questa donna a tante persone comuni che incontriamo nella nostra quotidianità. Ci sono tante Silvana in giro.
Sulla scena la tormentata vita sentimentale di una donna dai tanti amori, con i suoi cambiamenti di atteggiamenti e di umore e le analisi di Carlo Rimetti ( Massimo Andrei) acuto studioso che indaga sull’amore vero ed inutile.
Silvana è donna tragica perché tragico è il modo di vivere le sue passioni, come il suo quotidiano, i suoi amori che la fanno soffrire e sono sofferenti: il passionale Gaspare che l’ha quasi condotta alla pazzia che continua a consumarla; Salvio, tragico come lei, amato in silenzio giacché sposato; Gregorio, amore contemplativo che resta tale. Ma  “la donna ha bisogno di un uomo di sostanza, in grado di appendere un quadro, cambiare una lampadina, che porti fuori la spazzatura!” Insomma, un uomo che serva a qualcosa.
Silvana è prigioniera delle sue passioni che le impediscono di ragionare e quindi di giungere alla salvezza. La passione non consente di vedere la realtà, di analizzarla e trovare soluzioni e Silvana continua a tormentarsi. La sua sofferenza è una scelta: la verità è che lei preferisce soffrire. Il dolore le è necessario perché non sa farne a meno;  lei è innamorata più del dolore che gli uomini le procurano, che non degli uomini stessi che si affacciano nella sua vita. Ed in questo diviene inevitabilmente comica agli occhi degli spettatori.
L’unico modo per uscire da questo labirinto senza rinunciare alla possibilità di amare, sarebbe trovate una persona semplice, un uomo che non chieda nulla in cambio.
L’ex marito muore, lasciandole tutti i suoi averi, soprattutto una grande villa con un rigoglioso giardino, curato con grande amore da Carmine, sua vecchia fiamma.
Un anno dopo il suo ingresso nella nuova casa Silvana sembra una donna nuova, apparentemente serena, in pace col mondo. Si dedica alla meditazione, ha un nuovo amore. Inoltre ha un giardiniere prezioso pur nella sua semplicità, però non è ancora cambiato il suo modo di intendere l’amore e questo le riserverà ancora angosce ma non solo… Lo spettatore lo scoprirà e sperimenterà pure che c’è tanto da vedere e da riflettere su questo spettacolo esilarante, ma non troppo, mideratamente ironico resi gradevole nella sua concettualità dall’alternanza di lingua italiana e napoletana nei dialoghi, enfatizzata dalla mimica facciale di Andrei e Martire, che coinvolge.
Le risposte alle domande di rito sull’amore inutile, saranno personali, frutti  del vissuto di ciascuno e dalla sensibilità di ogni spettatore di confrontarsi con il sentimento più studiato, discusso, desiderato e temuto.
Prodotto da Domenico Maria Corrado; l’aiuto regia è di Mario Vezza; le musiche di Mater Sonora; costumi di Annalisa Ciaramella.
La scenografia è firmata da Simona Guarino; foto di scena Lucia Giugliano luci Franco Polichetti.
Teresa Lucianelli 

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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