Amici di Territorius ben ritrovati a questo nostro nuovo speciale, dedicato questa volta all’ archeologia dei Campi flegrei. Passeggiando per l’area flegrea di Napoli,in particolar modo tra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida ci si imbatte in vere e proprie “pinacoteche” a cielo aperto, nelle quali sono presenti vestigia, reperti archeologici, necropoli, ninfei. L’immaginario collettivo identifica l’archeologia dei Campi flegrei in pochi siti: l’Anfiteatro Flavio, il Tempio di Serapide, il Parco Archeologico di Cuma con l’Antro della Sibilla e la Piscina Mirabilis di Bacoli con le Cento Camerelle. Mentre una miriade di altri “minori” ricadono sul territorio, altrettanto belli e ricchi di storia e che andrebbero valorizzati. Non abbiamo purtroppo possibilità di descriverli tutti, ci limiteremo ad analizzare quelli precedentemente menzionati per capire quanto sono fruibili per i turisti e visitatori che ogni giorno raggiungono queste splendide zone. Se possibile, entrando nel loro interno, ripercorrere i loro secoli di storia.
ANFITEATRO FLAVIO – E’ tra i siti archeologici più importanti dell’area flegrea ed è situato nel centro di Pozzuoli. Non trovandosi quindi in posizione periferica rispetto alla città, il disagio per i suoi fruitori è rappresentato dalla mancanza di aree di sosta nella sua prossimità e mancanza di indicazioni stradali per raggiungerlo. E’ gestito dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e Pompei ed è aperto tutti i giorni feriali e festivi dalle ore 9:00 sino ad un’ora prima del tramonto (chiusura settimanale il martedì). Non è presente però un sito internet che mostri in anteprima al turista che lo voglia visitare l’immenso e splendido “Colosseo” puteolano e questo francamente, nell’epoca del web 2.0, è a dir poco sconcertante.
TEMPIO DI SERAPIDE – E’ un museo a cielo aperto. Nel senso che è visibile dall’alto della piazzetta collocata proprio davanti al golfo di Pozzuoli. Il tempio di Serapide è da sempre lo storico misuratore “naturale” del bradisismo, fenomeno caratteristico della zona che, nel bene e nel male, ha accompagnato Pozzuoli lungo gli anni. E’ un reperto archeologico importantissimo, centralissimo nella sua posizione tra il porto e la stazione della ferrovia Cumana, perennemente visibile da chiunque si trovi a passare nella zona “bassa” della città, a due passi dal mare, tra ristoranti, bar e zone di aggregazione. Non è però accessibile. A causa del fenomeno del Bradisismo, spesso è invaso dalle acque. L’unica “difesa” per il sito archeologico in questione è rappresentata ad una pompa idrovora, di recente installazione da parte della Sovrintendenza, che aspira l’acqua dal suo interno nei periodi di criticità.
ANTRO DELLA SIBILLA – La galleria artificiale di epoca greco-romana, rivenuta a seguito degli scavi del sito archeologico che ha restituito alla luce anche i resti dell’antica Cuma non è percorribile dopo i recenti crolli che l’hanno interessata. E’ possibile visitare il parco tutti giorni, ma per quanto riguarda l’Antro della Sibilla si può ammirare solo l’ingresso. Al momento il Parco di Cuma è gestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, ma è di recente l’annuncio del ministro Franceschini (Beni e attività culturali) che presto diventerà museo autonomo.
PISCINA MIRABILIS – La Piscina Mirabilis è un monumento archeologico romano costruito in età augustea e ricade sul territorio del Comune di Bacoli. E’ una grande cisterna ed aveva la funzione di approvvigionare di acqua le numerose navi appartenenti alla flotta militare romana che trovava ormeggio e ricovero nel porto di Miseno. E’ inutile dire che si tratta un sito archeologico di enorme importanza, unico nel suo genere in Italia. Per visitarla è necessario, come recita il cartello apposto davanti al cancello d’ingresso, prendere appuntamento con tale signora Lucci Immacolata. Chi si trova a vistare Bacoli e non sa di dover prendere appuntamento con la signora Lucci, però, può ammirare la “piscina” solo dall’esterno.
CENTOCAMERELLE – Cento Camerelle è anch’esso un monumento archeologico romano che si trova a Bacoli. Si trattava di un complesso appartenente al console romano Quinto Ortensio Ortalo. L’edificio fu poi acquistato da Antonia minore, madre dell’imperatore Claudio. Sarebbe in seguito appartenuto a Nerone, ed infine a Vespasiano. Il sito archeologico si trova in condizioni precarie. Oltre ad essere chiuso da decenni, sicuramente interessato da crolli, è pieno di erbacce alte e spazzatura che inevitabilmente si è accumulata nel corso degli anni. L’area è stata praticamente abbandonata dell’Ente (Sovrintendenza ai Beni Archeologici) preposto alla sua tutela e salvaguardia.
Durante il nostro breve excursus abbiamo notato altri forti punti di criticità che rendono difficile raggiungere o visitare i siti archeologici descritti come mancanza di segnaletiche e infrastrutture adeguate che permettono di raggiungere facilmente un posto o l’altro, mancanza di informazioni turistiche aggiornate e chiare, mancanza di strutture informative come infopoint o turist information, ma per concludere questa nostra breve esposizione sui principali siti archeologici flegrei, possiamo affermare che la valorizzazione del patrimonio culturale dell’area è continuamente oggetto di discussione delle istituzioni locali che la stanno recependo , come risorsa per il territorio. Ma purtroppo dobbiamo dire che i beni culturali flegrei sono ancora oggi frammenti scarsamente promossi e valorizzati, l’immenso patrimonio di beni culturali, oltre non essere valorizzato, non è sicuramente fruibile in maniera adeguata.
Rosario Scavetta
