ROMA – Da gennaio è partito il Superinps, nato dalla fusione dei principali enti di previdenza (INPS, INAIL, ENPALS), ma gennaio era anche il termine previsto dai deputati Maria Luisa Gnecchi (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl) per concretizzare una proposta di legge bipartisan che avrebbe dovuto risolvere una delicata questione sorta a seguito dell’inserimento, nella finanziaria del 2010, dell’art.12 che prevede la ricongiunzione onerosa dei fondi pensione in INPS, fino a quel momento gratuita perché peggiorativa. Probabilmente la decisione fu presa per evitare che questo passaggio di contributi nascondesse la volontà di prendere la pensione di vecchiaia in anticipo. All’epoca della finanziaria, infatti, vi era ancora una sostanziale differenza, per le donne, tra l’età pensionabile nel settore privato e nel settore pubblico. Il risultato è stato che coloro che hanno chiesto il ricongiungimento dei contributi all’INPS, si sono sentiti chiedere cifre assurde, fino a 300.000 euro. Al di là della mancata gradualità nell’applicazione dei nuovi meccanismi che ha creato non pochi problemi, alla luce della attuale riforma pensionistica la legge non ha motivo più d’essere, sia per il progressivo avvicinamento delle età pensionabili dei dipendenti pubblici e privati sia, e soprattutto, perché sarebbe opportuno regolamentare in maniera chiara il destino delle casse degli enti previdenziali a seguito della loro “fusione”. Sono in molti a chiedersi, infatti, come avverrà la gestione dei contributi versati sinora agli enti diversi dall’INPS. Probabilmente, come afferma la deputata Gnecchi “Si sommeranno semplicemente gli anni di contributi presso le diverse gestioni e ogni gestore erogherà una parte della pensione in relazione ai contributi che ha ricevuto”. Il futuro della nostra previdenza sociale è ancora molto incerto.
Claudia Minetti