Nuoto in acque libere: la parola al sociologo.

Nuoto in acque libere: la parola al sociologo.

image_print

La recente competizione Capri-Napoli valevole per il titolo mondiale di nuoto di gran fondo, ha acceso l’attenzione da parte del vasto pubblico su questa entusiasmante specialità, tanto da stimolare anche una riflessione sociologica.

“Praticare nuoto in acque libere, non ha nulla a che vedere con il nuotare in piscina. In mare è diversa l’acqua per la maggiore salinità; sono variabili le condizioni per via del vento e delle onde, l’acqua è spesso più fredda, è difficile prendere dei punti di riferimento e stimare le distanze” – sottolinea il dott. Massimo Cannata, sociologo e responsabile coordinatore del San Giovanni Bosco di Napoli”.

“Eppure, il nuoto in acque libere è corroborante per il corpo e per la mente e gli appassionati di questa disciplina, che si svolgein ambienti naturali, all’aperto, sono sempre più numerosi. La spiegazione del sociologo è che la popolazione trascorre la propria esistenza al chiuso. fabbriche, uffici, automobiliequesta attività all’aria aperta è uno svago liberatorio, ambita da molti” – continua Cannata.

“Infatti, la possibilità di fare sport in orari non necessariamente designati è un modo di spezzare i ritmi di un vivere convulso. Infine, l’attività in ambiti naturali non costa nulla, o quasi, in quanto il mare e l’aria buona sono ancora gratis, e lo sono da sempre”.

Le considerazioni del dott. Massimo Cannata sulla “appassionante kermesse del nuoto da sempre molto seguita e di grande rilevanza in campo mondiale, tanto da essere la più importante nel settore specifico”, fa seguito alle precedenti interviste da lui rilasciate ultimamente, riguardanti gli aspetti sociologici del cibo e dell’alimentazione, della moda e dello spettacolo.

di Armando Giuseppe Mandile