Umbria, un delizioso borgo medievale in provincia di Terni cela nelle sue viscere un paesaggio nascosto: si tratta di Narni (nella foto da wikipedia.org) sotterranea. Nel 1979 sei giovanissimi speleologi grazie anche all’aiuto di un contadino un tal Ernani, hanno portato alla luce un tesoro dimenticato. Un tour interessantissimo porta alla scoperta di questo affascinante luogo articolato in un reticolo di sale, di affreschi, di graffiti e di testimonianze incredibili della storia dell’antica “Narnia” (C. S. Lewis, autore delle cronache di Narnia racconta che leggendo la mappa dell’Italia da un atlante con iscrizioni in latino era rimasto colpito dal suono della parola Narni diventata Narnia). Ciò che intriga più di tutto è senz’altro la Stanza dei Tormenti, così chiamata dai numerosi documenti rinvenuti all’interno degli Archivi del Vaticano. Sembra, infatti, che il Sant’Uffizio ebbe una sede proprio a Narni negli anni successivi il Concilio di Trento e la prova è un interessante documento del 1726 salvato da innumerevoli saccheggi napoleonici prima e post unità d’Italia poi che si trova a Dublino. Suggestiva è la cella, che conserva segni impressi dai detenuti qui rinchiusi, uno dei quali è stato identificato in un certo Giuseppe Andrea Lombardini, che rimase nel carcere per novanta giorni tra il 1759 e il 1760: i segni impressi sulle pareti sembrano rimandare all’appartenenza del prigioniero alla massoneria. Sono stati ritrovati inoltre documenti concernenti un altro processo svoltosi a Narni di un bigamo imprigionato nel 1726 in queste segrete. Non è difficile immedesimarsi nell’atmosfera e immaginare la stanza degli interrogatori, buia, a lume di candela e i prigionieri al cospetto dell’inquisitore costretti a subire tormenti atroci a fronte di una confessione spesso estorta a costo della vita. Pregevole è altresì la chiesa ipogea del XIII secolo completamente affrescata, il primo ambiente che si incontra nel tour e anche primo eccezionale ritrovamento dei sei giovani speleologi. Il percorso termina con la chiesa di Santa Maria Maggiore, che oggi è conosciuta come San Domenico che fino al XII era la Cattedrale della città. Qui sono conservati affreschi e resti che è possibile ammirare sotto lastre di vetro che li rendono visibili ai visitatori. Gli scavi sono ancora oggi in corso e fondamentale è l’aiuto di tanti giovani volontari che dal 1994 hanno reso accessibile al pubblico questo patrimonio artistico che consiglio vivamente di visitare.
Maria Palma Gramaglia