Mer. Ago 26th, 2026

La reggia di Portici, maestosa e splendida incorniciata dal Vesuvio e dal mare

Incorniciata dal Vesuvio e dal mare, si erge maestosa la splendida reggia di Portici, residenza estiva di Carlo III di Borbone e di sua moglie Maria Amalia di Sassonia. Si racconta che la coppia reale scelse quest’area per far edificare la loro nuova residenza, dopo essere stati ospiti del principe di Elboeuf che li invitò a trascorrere una giornata nel suo Palazzo i cui resti insistono ancora oggi sul porto del Granatello. Il Re Carlo, poi, acquistò anche le aree circostanti che furono incluse nella nuova costruzione, così facendo, il sovrano ebbe un vastissimo terreno che fu poi recintato e popolato di selvaggina, mentre sul mare sorgevano grandi vivai per la pesca che amava praticare. All’edificazione della reggia furono chiamati molte maestranze tra cui gli architetti Giovanni Antonio Medrano e Antonio Canevari, il pittore Giuseppe Bonito, lo scultore Joseph Canart. Parteciparono alla realizzazione della struttura anche Ferdinando Fuga e Luigi Vanvitelli. Dal 1750 la reggia ospitò i preziosi reperti archeologici provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano, iniziati da poco tempo, esposti poi nell’Herculanense Museum meta privilegiata del Gran Tour. Durante la rivoluzione napoletana del 1799, la Reggia fu abbandonata e spogliata di numerose opere mentre nel periodo francese, Giuseppe Bonaparte ordinò il trasferimento di molti reperti nel Museo Archeologico di Napoli. Più tardi Gioacchino Murat riuscì arredare nuovamente il Palazzo Reale ma solo grazie a Ferdinando II di Borbone, la Reggia fu valorizzata dalla nascita della ferrovia Napoli – Portici. Nel 1872 fu istituita la Reale Scuola di Agricoltura e contestualmente fu aggiunto al complesso anche un orto botanico composto di due ampi giardini che coprivano una superficie di circa novemila metri quadri e includevano serre, vivai e laboratori per lo studio e la coltivazione sia di specie botaniche rare che di piante curative. La Reggia è un pregevole esempio di architettura neoclassica e imponente è lo scalone che consente l’accesso alle stanze, alcune delle quali però non sono visitabili perché riservate alla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli che risiede qui dal 1935. Le stanze portano ancora i segni dei fasti della corte borbonica, pregevole la stanza della regina Maria Amalia, le cui pareti sono rivestite dalle sete prodotte a San Leucio, oppure i superbi soffitti con intelaiature in stoffa. Sorprendente è, inoltre, la stanza dove è riprodotta una macchina per srotolare i papiri carbonizzati ritrovati a Ercolano. In questi luoghi pare abbiano risuonato le note di un giovane Mozart, che ospitato a corte, si è esibito nella cappella palatina. Molto suggestivo è anche il bosco contornato da giardini all’inglese con fontane mentre di là del bosco, in un luogo accessibile solo nei giorni in cui è aperta la facoltà, esiste un piccolo castelletto dove il re Ferdinando si esercitava alla guerra e dove amava circondarsi di animali esotici. La Reggia di Portici è proprio un gioiello ma è paradossale che sia la sede di una facoltà universitaria, addirittura la visita ad alcune aree è consentita solo nei giorni in cui è aperta la facoltà stessa; alcune sale come la Sala Cinese, oggi Aula Magna dell’Università, sono chiuse al pubblico. Valorizzare, incrementare, utilizzare al meglio il grandissimo patrimonio artistico, culturale, monumentale del nostro territorio: queste dovrebbero essere le priorità. Solo in questo modo potremmo godere pienamente della fortuna di vivere in un territorio ricchissimo che grazie al passato diventerebbe una risorsa per il futuro.

 Maria Palma Gramaglia

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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