Il passato non si può cambiare ma può insegnare a vivere il presente e rappresentare altresì un monito per il futuro. Con questa consapevolezza, il 27 gennaio, si è celebrata la giornata della Memoria e tantissime sono state le manifestazioni e le attività messe in campo da scuole e associazioni per ricordare l’orrore della Shoah. Io ne voglio ricordare in particolare una, che ha visto protagonista la comunità di Bacoli che diede rifugio a un gruppo di ebrei che scampati ai campi di concentramento, ripararono nelle zone flegree, presso alcune famiglie che diedero loro ospitalità. Si tratta di un avvenimento poco conosciuto e che grazie all’Associazione Bacoli-Kimy di Elio Guardascione, è stato riportato alla luce e ricordato il 21 gennaio scorso a Villa Scalera a Bacoli. Proprio presso villa Scalera trovarono riparo circa novantaquattro ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio e che si preparavano a fare l’Aliyah ovvero la salita per raggiungere Gerusalemme. Novantaquattro persone provate dalla fame, dal freddo e da tutte le conseguenze della deportazione trovarono a Bacoli un porto sicuro e quella solidarietà che nei lager avevano dimenticato. Le testimonianze riportate confermano di quanto grande sia stato il cuore degli abitanti di Bacoli, che a fronte delle difficoltà che essi stessi vivevano, accolsero e ospitarono queste PERSONE che così ritrovarono il senso di quei sentimenti come la fratellanza e la solidarietà, fatte di piccoli gesti e di semplici atti del tutto spontanei e generosi. In occasione di questo evento alcuni dei figli dei novantaquattro ebrei sono stati accolti da Bacoli con lo stesso spirito di generosità con il quale furono accolti i loro genitori rinnovando quell’ amicizia istaurata più di settanta anni fa e mai dimenticata. In un clima di reiterata intolleranza e di deriva razzista, come quella che riviviamo nel nostro tempo, contro gli ebrei di ieri o gli immigrati di oggi, l’esempio dei bacolesi è mirabile e può insegnare che se l’uomo è capace di azioni ignobili e altresì capace di azioni lodevoli grazie alle quali restituisce dignità a se stesso e rispetto a coloro ai quali la dignità è stata calpestata.
Maria Palma Gramaglia
