Il ruolo dei social media nella nostra società, la famiglia italiana moderna e le sfide dei nostri tempi, tra retaggi culturali e incomunicabilità tra genitori e figli: nel primo libro di Antonella Capobianco,
Nei Nostri Sogni, edito da PAV Edizioni, i temi e le questioni attuali sono numerosi, intrecciati al soprannaturale e a un realismo magico che, tra cinema e letteratura più recente, a Napoli trova sempre spazio. La sua autrice, napoletana di origine e torrese d’adozione, ne parla in questa intervista.
Antonella, nel suo libro c’è un passaggio sul ruolo svolto dai social nella comunicazione oggi e, alla luce dei recenti down di Facebook, Instagram e Whatsapp nel mondo, non pensa abbiano ormai un peso eccessivo nelle nostre vite? La nostra vita è cambiata, influenzata da questi canali, non siamo più gli stessi di 15-20 anni fa?
Gli ultimi decenni hanno stravolto completamente la nostra esistenza ed è normale non essere più gli stessi. Non sono di quelli che demonizzano la tecnologia, bisogna soltanto imparare a gestire meglio questi incredibili nuovi mezzi a nostra disposizione. Se usati bene, sono possono soltanto migliorare la nostra vita.
Il compagno amico del figlio di Emma, giovane protagonista del libro, sceglie appunto Facebook per fare outing a proposito di Andrea. Crede abbia fatto bene o avrebbe scelto un’altra strada, se fosse stata nei suoi panni, magari parlando in segreto ma di persona alla madre del fidanzato?
L’omosessualità al Meridione, dove è ambientata la storia, viene ancora vissuta con troppo disagio. Probabilmente io mi sarei comportata come Luca, il compagno e fidanzato di Andrea.
Che madre e magari che suocera è lei, se i suoi figli sono fidanzati o già sposati magari? Altrimenti fermiamoci al ruolo materno.
Non posso giudicarmi da sola, ma i compagni dei miei figli sono altri figli.
E se invece dei figli fossero stati i due genitori, Emma e Manuel, a nascondere dei segreti sulla propria vita sentimentale o sull’identità sessuale, come credi l’avrebbero presa i due figli, una volta venuti alla luce? Sarebbero stati magari più comprensivi? Avrebbero elaborato con meno dubbi e difficoltà?
Si dice spesso che i giovani siano più estremi degli anziani, per citare il Sorrentino di “The Young Pope”. Riguardo i genitori, i figli sanno essere molto severi. Credere che i genitori siano delle creature asessuate mette i figli al riparo dal disagio di pensare a loro come individui, capaci anche loro di certe pulsioni, ma tutto questo non ha niente a che vedere con i pregiudizi.
In questa odissea quasi Joyciana di Emma e dei suoi figli attraverso l’elaborazione del lutto e l’accettazione di sé e dei propri sentimenti, è assente il punto di vista dei nonni, figure di contorno ma spesso amorevoli coi nipoti nel ricordo della giovane figlia venuta a mancare troppo presto. Come avrebbero preso, secondo lei, le relazioni di Andrea e Claudio, i due figli della coppia? Per le vecchie generazioni è ancora difficile confrontarsi e accettare il diverso o lo straniero?
Non ho sottolineato il punto di vista dei nonni perché la storia, seppure in chiave surreale, prende spunto da fatti reali. In realtà, almeno qui al Meridione e nella grande maggioranza dei casi e nella migliore delle ipotesi, l’omosessuale è visto dalle vecchie generazioni come una sorta di macchietta ridicola. Gli anziani hanno vissuto un periodo storico cupo e folle e credo che facciano molta fatica ad adeguarsi all’attuale idea di libertà. Il fatto che nella storia la nonna, madre di Emma, non sia a
conoscenza della vera identità sessuale del nipote ricalca quello che succede molto spesso nella vita reale.
