Venerdì 27 aprile Claudio Monti presenta al pubblico le sue opere nella mostra di sculture pop napoletane Munà. L’appuntamento è per le ore 19,30, a Napoli, da Allerì gastrovineria, al corso San Giovanni a Teduccio 1026, nei pressi del Museo nazionale di Pietrarsa, in una zona dove sono evidenti i fermenti artistici e culturali di una città in continuo divenire e da sempre proiettata verso il futuro.
In programma Neapolitan Pop Music, in tema con l’esposizione.
Da qualcuno è stato definita la pop art napoletana, quella di Claudio Monti, a detta dello stesso protagonista dell’attesa kermesse essa va inquadrata invece in maniera più complessa ed approfondita.
“Io parto dal simbolismo della cultura storica popolare napoletana, dandogli una contemporaneità del tutto personale, mescolando in ogni impianto vari tipi di materiali” – spiega l’artista.
“La materia è data dalla terra, perciò è il Vesuvio, che erutta di tutto, anche cultura e tradizioni, rimanendo costantemente a mezz’aria tra sacro e profano. Mettendo fuori un po’ il proprio modo di essere, le proprie origini” – aggiunge con l’entusiasmo tipico di chi crede nel proprio
Impegno e nelle motivazioni che ne sono all’origine.
Nel corso del vernissage verrà dedicato spazio anche all’eno-gastronomia partenopea con una variegata degustazione di prodotti tipici, perfettamente in tema con l’evento.
Ingresso libero.
Info: 081 18639103 – 348 0961322
Nato a Napoli il 14 febbraio 1958, cresciuto all’ombra del Vesuvio fino all’età di 22 anni, di madre napoletana e padre tunisino, Claudio Monti è uno sportivo per passione – fin da piccolo – e per lavoro.
Diplomato all’Isef di Napoli nel 1979, insegna scienze motorie c/o l’I. C. Gennaro Capuozzo al partenopeo Centro Direzionale.
Spiccata personalità, stile eccentrico, memoria per la tradizione partenopea nelle sue più intense manifestazioni tra il sacro e profano, intenso simbolismo, con una vena folcloristica per alcuni versi dissacrante ma mai aggressiva né offensiva per la morale, Monti nell’attività artistica come nella vita privata è portato a mescolare l’antico ed il moderno con risultati indicati come apprezzabili dalla critica che lo segue con attenzione.
Ama essere definito un coltivatore della”napoletanitá” che è musa ispiratrice della sua appassionata opera. La ricerca infatti in ogni dettaglio della propria vita di relazione è stata fonte della scelta di approcciarsi a questo tipo di rappresentazione scultorea, pensata, ideata, prodotta, esprimendo quanto assorbito dall’ambiente.
Circa un anno, fa dopo attento studio, produce il suo primo impianto: un pulcinella su tela.
Decisivo l’incontro con il maestro Giuseppe Di Dodo, che lo porta a trasformare i suoi lavori in impianti materici. Così, le tele diventano piastre metalliche trattate, mirate ad ottenere un effetto che conduca il pensiero dell’osservatore alla terra, al fuoco, elementi primi e vitali.
Le pitture vengono miscelate con sabbia e polvere di pomice, pasta di piombo.
“Il 27 aprile 2018 sará il primo confronto con una realtà pubblica… – dichiara – Che Dio Vesuvio, me la mandi buona!”
Teresa Lucianelli
