A decidere il fiore-simbolo delle lotte per la parità è stata, nel ’46, un’assemblea dell’Udi, Unione donne italiane. La decisione fu messa ai voti (in lizza c’erano, oltre alla mimosa, anemoni e garofani che si guadagnarono il secondo e terzo posto): vinse la mimosa perché era un fiore economico, l’unico che sboccia a marzo, quasi “selvaggio” in molte parti d’Italia. Oggi il business dell’8 marzo ha fatto salire alle stelle i prezzi del fiore, venduto quasi esclusivamente in questo giorno per due fattori, l’assenza di profumo e per il fatto che dura pochissimo.
Luigi Borrone