Il nuovo Elogio di Salvatore Maria Sergio sarà presentato, per iniziativa dell’Ordine Forense, il 21 dicembre prossimo, alle ore 11,30, nella “Sala Metafora” del Palazzo di Giustizia, dal presidente dell’Ordine Maurizio Bianco, dal vice presidente Salvatore Impradice, dalla penalista e consigliere dell’Ordine Dina Cavalli, e dalla civilista Patrizia Antonini.
Ancora un Elogio dunque, per i tipi dell’editore Tullio Pironti: né è autore il noto ed eccellente penalista Salvatore Maria Sergio, avvalendosi del consueto stile mescidato e intriso di sarcasmo, ma anche col passionale intento di proporre all’attenzione dei lettori la grande storia dell’Avvocatura nella sua funzione di presidio della libertà e sentinella del pensiero civile e politico.
Sergio, nella prima parte del suo scritto, non ha esitazioni nel denunciare la caduta culturale dei forensi (e ne ricerca le cause antiche e recenti), nel deplorarne la loro trasformazione da ceto essenzialmente liberale in quello di produttore di guadagni. Sergio individua le cause antiche e recenti: la Scuola, l’Università, la pratica forense, le modalità d’accesso all’Albo, che peraltro già erano state il bersaglio critico di Gaetano Salvemini, autore del celebre articolo “Cocò all’Università di Napoli o la scuola della malavita”, risalente addirittura al 1909, di Enrico De Nicola in un intervento parlamentare dell’anno successivo, e di Pietro Calamandrei in Troppi avvocati del 1921.
Sergio invoca il pensiero d’illustri esponenti della “vecchia guardia”, ossia gli eredi della grande stagione del Foro, fra i quali Ettore Stravino, Claudio Botti, Vincenzo Siniscalchi, Luigi Cavalli, Nazzareno Di Mario, Vittorio Lemmo, Angelo Caporale, rivolgendo il suo sguardo al destino dell’Avvocatura. Poi, si dispone a dimostrare che l’Avvocatura, nel solco della sua secolare storia, avvalendosi del pensiero illuministico e della speculazione filosofica, non “morirà” perché sarà salvata dai suoi maggiori esponenti, i quali prevarranno sulla folla di mestieranti e “paglietti” (di cui aveva parlato con disprezzo l’Abate Galiani) che da sempre affollano Castel Capuano, ora il Nuovo Palazzo di Giustizia situato nel Centro Direzionale di Napoli, atrocità urbanistica ed architettonica.
La nuova opera dell’eccellente autore rappresenta il quadro sconsolante rappresentato dalle nuove leve forensi, nella quasi totalità inadeguate al compito e alla funzione, sia per la mediocre preparazione tecnica e sia per l’insufficiente bagaglio culturale. Particolare attenzione l’autore dedica all’impiego scempio del linguaggio, intriso di barbarismi, idiotismi, anacoluti, intercalari, inutili anglismi ecc., proprio delle nuove leve: ciò che, occorre ricordare, ha destato la preoccupazione di seicento professori universitari secondo i quali la maggior parte delle tesi di laurea è punteggiata da gravi errori di sintassi, da distorsioni morfologiche.
Il libro di Salvatore Maria Sergio – un pò più spesso di un opuscolo, di squisita sinteticità ed impreziosito da uno stile originale e coinvolgente – rientra nella fortunata collana degli Elogi firmati da autori di notorietà nazionale quali: Giancarlo Dotto, Maria Roccasalva, Mauro Giancaspro, Joan Margall, Vittorio Paliotti, Tinto Brass, Mimmo Carratelli, José Vicente Quirante Rives, Mimmo Liguoro, editi dal napoletano Tullio Pironti.
L’Elogio del praticante Avvocato fa seguito agli ottimi: Elogio dell’Avvocato, della donna Avvocato, Processo al processo: Giambattista Vico non può vincere.
Armando Giuseppe Mandile
