Un cocktail di varie espressioni di generi teatrali, anche di tipo documentario: così si presenta “Le catene dell’uomo – Diversi”, tentativo di riflessione che coinvolge due personaggi: don Giuseppe Diana e un Barbone: il primo sta a rappresentare l’agire emblematico di fronte alla società che impone apparenza; il secondo presenta gli interrogativi salienti che si pone la coscienza quotidiana. Da questo intenso dialogo affiorano i vari temi tutti incentrati sui diritti umani.
Il lavoro, firmato da Maria Sorrentino, regista e autrice, si propone di stimolare, anche crudamente, lo spettatore ad una meditazione sulla vita e le sue incongruenze.
In posizione centrale per attualità, il tema dell’accettazione del figlio “diverso” in famiglia, troppo spesso visto come il fallimento del genitore e della coppia. Ancora, la donna violata tra le mura di casa; la ragazza violentata e abusata; la prostituzione minorile; lo straniero senza diritti; il poliziotto sfiduciato; la schiavitù degli africani; la difficoltà di vivere in libertà; la violenza nelle sue molteplici espressioni, vissuta e subita dai più deboli; l’accoglienza di colui che è visto “altro” in quanto spicca la sua differenza per cultura, per etnia.
“Il diverso non è solo il delinquente, l’extracomunitario, l’omosessuale, il nero, il tossicodipendente, ma ognuno di noi proteso in una espressione dell’ essere unico e irripetibile” spiega Maria Sorrentino.
Lo sviluppo dei vari interrogativi, svelano man mano, la vita di Don Giuseppe Diana, ucciso per i suoi ideali, per la legalità.
“Il testo sottolinea che non è “legale” quella società, dove ognuno pensa di aver realizzato il proprio dovere di cittadino e di uomo, solo perché non si riconosce in quella parte di società malsana – continua la regista – per cui parlare di legalità, significa scardinare prima di tutto quella illegalità che sviluppa le radici tra l’indifferenza ed il silenzio di un mondo pseudo-legale, chiuso in un finto perbenismo, incapace di superare i propri egoismi per garantire dignità ad ogni individuo, liberandolo da una retorica buonista e cieca che offende l’uomo nella sua autenticità”.
Opportuno l’utilizzo di materiali multimediali realizzati in modo amatoriale e pure di alcuni tratti salienti di film – quali Amistad, Via col vento, Indovina chi viene a cena – che permettono alla regista di affrontare con incisività e approfondire gli argomenti trattati, nel tentativo di focalizzare più punti di vista sociali e morali.
Alcuni momenti dello spettacolo sono strutturati in platea, col preciso obiettivo di coinvolgere complessivamente lo spettatore, “quasi a voler creare una anima unica che rispecchia l’unicità dell’essere nel suo esclusivo e irripetibile divenire”.
Costumi, forniti da Vincenzo Canzanella, a cura di Rossella Sirico. Luci Enzo liquori. Musiche Marco Graziani e Lele Esposito
In scena: Luigi Tuccillo, Alessandra Russo, Luca Romano, Ivan Piccolo, Raffaele Franzese, Alessandro Piccolo, Rossella Sirico, Lidia Aquino, Giovanna Esposito, Giusy Fabbrocini, Nunzia Romano, Debora Sacco, Zinaida Di Mauro, Luciana Giordano, Armando Vivolo, Salvatore Cardillo, Florinda Capasso, Ludovica Sacco, Luigi Piramide, Ornella Spezie.
Teresa Lucianelli
