Ottavo anno per il festival dell’architettura di Napoli, che in un weekend di visite guidate gratuite condurrà i cittadini alla scoperta dell’immenso patrimonio architettonico, urbanistico e artistico della città, raccontato con impegno e passione da oltre 600 volontari.
Realizzato con il contributo della Regione Campania – Direzione Generale Governo del Territorio, ai sensi della Legge Regionale 19/2019, e del Comune di Napoli, nell’ambito della propria programmazione culturale e in esito al bando “Cultura Napoli 2026”, Open House Napoli 2026 propone 160 appuntamenti in programma tra percorsi urbani, siti istituzionali, palazzi storici, case private, laboratori Kids, mostre ed eventi. Tra le novità l’esordio della nuova sezione Sconfinamenti, il festival nel festival che racconta la Città metropolitana, partendo dai Campi Flegrei.

Nel presentare l’ottava edizione di Open House Napoli (OHN), il festival dell’architettura che in unico weekend apre al pubblico le porte della città col suo ricco programma di visite guidate completamente gratuite, non si può non partire dai numeri: 160 esperienze totali, mai così tante, suddivise tra visite, percorsi urbani, laboratori, mostre; circa 70 nuove aperture (il 43% del totale), a testimoniare l’inesausto lavoro di ricerca compiuto per comporre un ritratto della città quanto più possibile ampio, originale e multiforme. Che sarà raccontato da 603 volontari – numero record -i grandi protagonisti senza i quali il festival non sarebbe possibile, una comunità di donne e uomini tra studenti, architetti, insegnanti e cultori della città che condivideranno con i visitatori le loro competenze, voglia di fare ed entusiasmo.
È necessario entrare dentro questi numeri per descrivere le scelte compiute nella costruzione del programma. Due le direzioni intraprese: in orizzontale, ampliando geograficamente l’offerta per cogliere di Napoli, al di là delle dieci municipalità, anche la sua Città metropolitana; in verticale, approfondendo lo sguardo verso un racconto che restituisca l’intreccio di passato, presente e futuro caratteristico di una città che ha appena terminato di celebrare i suoi 2500 anni di storia.
Eccolo, attraverso le tappe principali, il cuore del programma di OHN 2026.
SCONFINAMENTI: AMPLIARE L’ORIZZONTE, PARTENDO DAI CAMPI FLEGREI
La prima, grande novità è frutto di una riflessione elementare: la città di Napoli rappresenta soltanto un decimo dell’intera Città metropolitana. Perciò è necessario ampliare la prospettiva, gettando lo sguardo in direzione di un vasto territorio che non è indistinta periferia, bensì un multiforme mosaico urbano di luoghi dalle identità peculiari. Da qui nasce la sezione Sconfinamenti: un festival nel festival, concentrato nella prima giornata del weekend – il venerdì 2 ottobre –, che a partire da quest’anno racconterà una dopo l’altra le tante anime della Città metropolitana. Si parte dai Campi Flegrei, col loro dialogo inesausto tra terra e mare, natura e cultura, ricchi di una storia più antica della stessa Napoli. Una terra “ardente”, come dice il suo nome, ricca di un’energia che talvolta le si ritorce contro, come con i recenti fenomeni sismici. OHN ha voluto essere presente anche in questo contesto: per riavvicinare i cittadini ai loro luoghi straordinari e tornare ad amarli con rinnovata consapevolezza. Il programma comprende circa venti esperienze, tra archeologia, natura, architettura.
Da segnalare, per la parte antica: il Colombario del Fusaro, un luogo di sepoltura con loculi e cellette simili a piccionaie tipica nell’antica Roma, e una vicenda che va dalla metà del I sec. a.C. fino all’epoca bizantina; il percorso Pozzuoli, la trama antica nella città contemporanea, che coglie tracce e vestigia di epoca storica che sopravvivono, a volte appena visibili, nel tessuto urbano; infine i Depositi archeologici di Pozzuoli, enorme patrimonio di 1.300 reperti marmorei e 12.000 casse di materiali provenienti dagli scavi del Rione Terra, che hanno restituito un articolato tessuto urbano di duemila anni fa. In questo caso lo stesso “contenitore” è rilevante, poiché il deposito è collocato in due dei monumentali serbatoi realizzati alla fine degli anni Trenta del Novecento dal grande progettista Pier Luigi Nervi e destinati a una funzione industriale, dando così vita a un suggestivo dialogo tra archeologia e architettura moderna.
Per gli interventi architettonici è da segnalare lo Studentato nelle Ex Terme Tricarico a Bagnoli, recentissimo intervento di rigenerazione a opera dello studio Od’A Officina d’Architettura, impegnato nel recupero degli spazi di un fabbricato già stabilimento termale e istituto alberghiero per trasformarlo in una struttura ricettiva moderna e funzionale per studenti universitari; le nuove stazioni EAV di Baia e Pozzuoli, tassello fondamentale per l’ampliamento della rete infrastrutturale su rotaia dei Campi Flegrei; le ville e appartamenti progettati dagli studi Manuarino e Pollice, testimonianza del lavoro di una nuova generazione di architetti per valorizzare gli spazi privati di un’area ad altissimo valore paesaggistico.
Parlando di paesaggio, finiamo con: il Parco letterario di Nisida, che coniuga la presenza di architetture di epoca borbonica con incomparabili valori naturalistici; il Parco della Quarantena, vastissima area verde di 125.000 mq lungo il lago Fusaro, un tempo sede temporanea di acclimatazione per gli animali esotici dello zoo di Napoli, chiuso nel 1993 e recentemente riaperto, in via di recupero grazie all’impegno di associazioni ambientaliste e del Comune di Bacoli; il Parco Cerillo, oasi verde impreziosita da una villa ottocentesca oggi adibita a sede della biblioteca comunale di Bacoli, che dopo anni di scarsa valorizzazione ha conosciuto una nuova vita grazie a una convenzione sottoscritta tra il Comune e la Cooperativa sociale “Tre foglie”, che ha restituito il bene alla comunità; il Bosco della Salandra (in programma la domenica), polmone verde di Marano, per un’escursione che unisce natura e storia, con un fitto castagneto, siti archeologici romani e il suggestivo Eremo di Santa Maria di Pietra Spaccata.
RACCONTARE NAPOLI: TRA PASSATO PRESENTE E FUTURO
Il blocco più consistente del festival riguarda naturalmente le dieci municipalità di Napoli, protagoniste delle giornate di sabato 3 e domenica 4 ottobre. Nell’impossibilità di sintetizzare tutte le esperienze di un programma ricchissimo, vanno sottolineate le linee portanti, nell’ottica di un grande romanzo diviso in tre capitoli: a partire dal passato, che sorregge e rilancia presente e futuro della capitale partenopea.
PASSATO: MEMORIE DALLA CITTÀ STORICA
Napoli è una città stratificata, o meglio ancora più città in una che convivono e dialogano a diversi livelli. Per raccontarla è indispensabile partire dalle vestigia antiche. Fiore all’occhiello dell’ottava edizione del festival è il Teatro Antico di Neapolis all’Anticaglia: edificato nel I sec. a.C., ricostruito in età flavia e citato da Svetonio e Tacito, presenta la tipica cavea semicircolare greca, incastonata tra edifici successivi. Dal 2003 è al centro di un progetto di scavo, restauro e valorizzazione promosso dal Comune di Napoli con la Soprintendenza e lo studio Einaudi, volto a creare un parco archeologico urbano. Accanto sorge l’Odeon Neapolis, struttura ricettiva che ingloba resti del secondo teatro romano, recuperati con una sinergia tra pubblico e privato. La città ipogea affiora nella Necropoli Ellenistica di Neapolis (Vergini-Sanità), un paesaggio urbano sepolto dalle alluvioni con ipogei funerari del IV sec. a.C. che testimoniano l’origine greca di Napoli.
Il festival annovera importanti riaperture nel tessuto storico: la Chiesa e i Chiostri di San Giovanni a Carbonara, restituiti alla città grazie a un progetto di rigenerazione temporanea promosso da Chiesa di Napoli, Fondazione Napoli C’entro, Agenzia del Demanio, Comune e Soprintendenza ABAP per riscoprire un luogo simbolo del Rinascimento napoletano; la Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, di origine angioina e riedificata su impianto tardo-barocco da Luigi Vanvitelli, autore del celebre “succorpo” sotterraneo, nota per la storica “ruota degli esposti” attiva fino al 1875; l’Arciconfraternita della Disciplina della Santa Croce a Forcella, la più antica confraternita laicale napoletana (1290), con finalità assistenziali e frequentata da tre papi e famiglie nobiliari. La sede è un raro esempio di architettura confraternale tardomedievale con facciata classicista, interni barocchi e un giardino quattrocentesco legato alla Congiura dei Baroni del 1485.
Di eccezionale valore è la Fondazione Real Monte Manso di Scala, istituita nel 1608 per sostenere i figli dei nobili decaduti. L’attuale sede, ex Seminario dei Nobili affidato ai Gesuiti, fu riorganizzata nel Settecento realizzando una chiesa straordinaria, unicum collocato al terzo piano e sovrapposto alla Cappella Sansevero. Chiusa negli anni Cinquanta e danneggiata dal sisma del 1980, la cappella è stata interamente restaurata dalla Fondazione nel 2009.
L’apertura inedita dell’Ospedale pediatrico Lina Ravaschieri e dell’Istituto Ortopedico Teresa Ravaschieri celebra il bicentenario della nascita della duchessa e mecenate Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri. Inaugurato nel 1880 con il sostegno della famiglia reale in memoria della figlia morta a 12 anni, la struttura fu pioniere nella chirurgia infantile e punto di svolta per l’assistenza pediatrica napoletana, tuttora sede del Santobono Pausilipon. Infine, il Museo Civico Gaetano Filangieri, fondato nel 1882 dal fratello di Teresa ed ospitato nel quattrocentesco Palazzo Como, custodisce una collezione di arti applicate, dipinti e sculture dal XV al XIX secolo, una biblioteca di 8.000 volumi e un archivio con documenti dal XIII al XIX secolo.
PRESENTE: LA CITTÀ DEL MODERNO
Gli apporti novecenteschi hanno profondamente modificato la città, imprimendo un segno fortissimo sull’assetto urbano di Napoli. Sono tracce visibili negli interventi di epoca fascista che hanno riscritto intere aree del centro sventrando quartieri storici, presenti nel programma di OHN 2026, dalla Casa del Mutilato al Palazzo dell’Avvocatura di Stato e il Palazzo della Provincia, questi ultimi due firmati da Marcello Canino, pezzi pregiati di quella embrionale “city napoletana” raccontata puntualmente anche dal percorso Rione Carità, il Primo Centro Direzionale.
La Napoli moderna prende forma a partire da quello stesso periodo, tra anni Venti e Cinquanta del Novecento, grazie all’opera di progettisti dalla spiccata personalità, come un nome molto caro ad Open House Napoli, Luigi Cosenza. Tra le sue opere in programma non può mancare l’Ex Mercato Ittico, che porta nel 1929 il linguaggio razionalista sulle sponde di Partenope, un’opera adesso in fase di cantiere per il processo di restauro promosso dal Comune di Napoli col supporto scientifico del Dipartimento di Architettura dell’università Federico II, che ridarà vita nell’area del waterfront a un luogo dalla naturale vocazione culturale; la novità di Villa Ferri, realizzata nell’immediato secondo dopoguerra insieme a Francesco Della Sala sulla collina di Posillipo, altro pezzo pregiato dell’architettura del Novecento che attende di essere studiato con maggiore attenzione; il singolare Quartiere Sperimentale Torre Ranieri, nello stesso quartiere, frutto dell’impegno civile di Cosenza, che negli anni Cinquanta andava sperimentando soluzioni costruttive sostenibili per un’edilizia popolare di qualità.
A Posillipo va segnalata l’apertura per la prima volta della Scuola Svizzera, oggi sede dell’Istituto Comprensivo “Raffaele Viviani”, realizzata negli anni Sessanta dall’influente progettista svizzero Dolf Schnebli, un’opera rilevante dell’architettura del Moderno che tiene insieme ruolo urbano del complesso scolastico, sensibile relazione con il paesaggio e innovative soluzioni per la didattica, ancora oggi attualissime.
Di grande significato il percorso L’Architettura delle donne a Napoli, primo passo di un’ampia ricerca promossa da Mappina APS con il DiARC e ADA Napoli, che propone una lettura della città moderna attraverso opere che restituiscono il contributo delle progettiste donne alla trasformazione di Napoli nel secondo Novecento: da Stefania Filo Speziale (Grattacielo della Società Cattolica Assicurazioni, oggi NH Panorama) alla coppia Elena Mendia e Delia Maione (Edifico per uffici a via Cristoforo Colombo), da Anna Buonaiuto, autrice con Salvatore Bisogni del Mercatino Rionale nel tessuto denso dei Quartieri Spagnoli, a Luciana De Rosa, il cui ruolo fu decisivo nella progettazione della Scuola dell’infanzia a Chiaia, firmata dallo studio Pica Ciamarra Associati, configurata come spazio di cura, educazione e crescita dei bambini.
PRESENTE: GLI STUDI DI ARCHITETTURA DELLA NAPOLI DI OGGI
Per raccontare l’identità architettonica della Napoli di oggi è indispensabile rivolgersi al lavoro degli studi di architettura del territorio, i cui progetti, che riguardano spesso residenze private, incidono significativamente sulla forma della città, dicendo tantissimo delle aspirazioni, desideri, stili di vita di chi la abita. È stato intenso, più che nelle precedenti edizioni, il lavoro di confronto con i progettisti napoletani, che hanno voluto proporre per OHN 2026 i loro lavori. I primi frutti di questa ricerca, destinata ad arricchirsi nel tempo, si raccolgono nelle numerose aperture inedite, soprattutto abitazioni ma anche studi professionali, gallerie d’arte, uffici, firmati da nomi affermati e realtà emergenti, che offrono una prospettiva sul fare architettura nella Napoli del presente, dando voce a professionisti capaci di dialogare con il genius loci e interpretare il ruolo unico – a metà tra tecnica e arte – dell’architetto.
C’è solo l’imbarazzo della scelta: le forme sinuose di Casa Giò dello studio M Architettura di Mario Coppola, che asseconda la struttura curva di un edificio a via Crispi per disegnare un’abitazione dallo spazio fluido, morbido e immersivo; l’ovattata eleganza altoborghese carica di memorie della Casa V al parco Grifeo di Vittorio Chiariello; l’equilibrio tra ambienti materici in ombra e spazi attraversati dalla luce vibrante del mare della Casa Gramsci dello studio La Fotosintesi; gli Uffici NLG di Valentina Autiero, con gli ampi spazi di una società del settore marittimo trasformati in una scatola volumetrica color sabbia, con tratti di colore e superfici increspate che rimandano al mare; la Mea Domus Mergellina di Sabina Martusciello, un grande appartamento disposto su più livelli in un palazzo ottocentesco, una pagina di gusto liberty che dialoga efficacemente con il design contemporaneo: la Casa Bosco di Studio Signò, che si apre sul verde della Chiesa di Santa Maria della Misericordia a Capodimonte, scandendo un modo di abitare giovane e contemporaneo, attraverso un linguaggio eclettico in equilibrio tra suggestioni vintage e rigore minimale; 480 Site Specific, home gallery progettata da Antonella D’Orso per Luca Piciocchi e Gabriella Pascale, dove la casa si fa teatro per installazioni artistiche, favorendo il dialogo tra linguaggio creativo, architettura e valori paesaggistici; Villa De Rosa di Bianca Parenti e Marino Amodio, una casa al piano nobile della prestigiosa villa ottocentesca sulla discesa del Petraio, in un progetto in cui solo il legno di Okumè e il marmo giallo di Verona spiccano in un ambiente minimale pensato per non distrarre gli occhi dalla vista del golfo; Casa PA di OC-16 Architects, che partendo da un ingresso collocato sul lato meno panoramico dell’abitazione, trasforma il limite in un percorso che guida lo sguardo verso l’esterno, con grandi vetrate sul Golfo e interni che amplificano la luce naturale.
FUTURO: RIGENERARE LA CITTÀ
A incidere profondamente sull’identità della città sono quei luoghi in grado di riscrivere il profilo di intere aree. Interventi a volte completamente nuovi, progetti di rigenerazione e riqualificazione, che recuperano e spesso reinventano dalle fondamenta edifici preesistenti.
È il caso di Restart Scampia: il progetto, per il quale il Comune di Napoli ha ottenuto finanziamenti provenienti principalmente dai Fondi PNRR, PON METRO e Periferie, contempla la demolizione della Vela Gialla e della Vela Rossa, e la riqualificazione della Vela Celeste con la costruzione di circa 500 nuovi alloggi autosufficienti dal punto di vista energetico. All’interno di questo più ampio processo di rigenerazione urbana si inserisce l’intervento su progetto di Studio Settanta7, che prevede la costruzione di tre nuovi edifici residenziali nell’area dell’ex Lotto M, che ospiteranno nuovi alloggi progettati secondo i più elevati standard di efficienza energetica. Nel complesso si tratta di una grande opera, con l’obiettivo di fare di Scampia un nuovo centro dell’area metropolitana di Napoli, che i visitatori di Open House Napoli avranno l’opportunità di visitare in anteprima assoluta.
Nel quadrante orientale di Napoli prosegue a pieno regime l’intervento di rigenerazione urbana e industriale Italian Green Factory, firmato da Od’A Officina d’Architettura, che riscrive la morfologia di un sito industriale dismesso di oltre 53.000 mq per dar vita a un distretto dell’innovazione sostenibile. Attraverso una dialettica tra preesistenze riqualificate e nuovi volumi trasparenti, l’intervento eleva la fabbrica a infrastruttura urbana, dove il verde e la tecnologia agiscono come matrici di un unico ecosistema produttivo.
Non mancano le aperture infrastrutturali legate alla mobilità, con stazioni e linee di collegamento che negli anni Duemila hanno rappresentato il segno più rilevante nella definizione dei nuovi assetti urbani. E qui un contributo decisivo lo offrono ANM ed EAV, storici partner di Open House Napoli, che negli anni hanno permesso al festival di aprire le porte di numerose stazioni ancora in fase di cantiere, seguendone nel tempo l’evoluzione e consentendo di gettare lo sguardo dietro le quinte della città futura.
Alcuni di questi progetti sono presenti anche nel programma di quest’anno: la Stazione EAV di Monte Sant’Angelo con gli ingressi-scultura di Anish Kapoor; la Stazione Chiaia della Metropolitana Linea 6 firmata da Uberto Siola con le installazioni artistiche di Peter Greenaway; l’Ascensore Monte Echia, opera di notevole complessità ingegneristica che ha restituito la “rupe” di Pizzofalcone a una nuova centralità, riconnettendo al lungomare un luogo custode delle memorie legate alle origini mitiche di Parthenope. Una novità è rappresentata dalla visita alle Officine ANM di Piscinola, 95.000 mq di superficie collocati in prossimità della stazione capolinea della Linea 1 della Metropolitana di Napoli, segreto cuore operativo del sistema della mobilità, con i capannoni in cui si effettuano le operazioni di manutenzione di rete e treni.
OHN KIDS: IL VILLAGGIO PER PIÙ PICCOLI A LA SANTISSIMA COMMUNITY HUB
Appuntamento sempre più centrale nel festival èOHN Kids, la sezione dedicata ai più piccoli. Perché l’architettura e la città non sono temi solo per adulti: i bambini le abitano, le attraversano, ci giocano, offrendone spesso una lettura più libera e sorprendente. Laboratori, esplorazioni, attività creative e manuali saranno concentrati nel rinnovato Villaggio OHN Kids, quest’anno di casa a La Santissima – Community Hub, nei locali recuperati dell’ex Ospedale Militare abbandonato per oltre 30 anni e oggi tornato a vivere con la presenza di studi e progetti culturali.
Un luogo che diventa esso stesso parte dell’esperienza di OHN Kids, da esplorare, abitare e reinterpretare attraverso gli occhi dei bambini, e che per l’occasione si arricchirà anche delle attività de La Santissima Domenica, il format con cui la Community apre le proprie porte al quartiere attraverso musica, giochi e momenti di convivialità. Accanto alle attività dedicate all’architettura e alla città arrivano così nuovi linguaggi, materiali e forme di espressione, dall’argilla alla ceramica, dalla fotografia alla stampa, dall’animazione alla lettura.
Nel Villaggio l’architettura si legge, si costruisce e si sperimenta divertendosi, grazie a un programma di attività curate dalle più vivaci realtà impegnate con l’infanzia. Tra queste Archipicchia! Architettura per Bambini, che accompagnerà nell’osservazione dello spazio costruito per reinterpretarlo attraverso il gioco e la progettazione. O anche Ludobus Artingioco, ludoteca itinerante con giocattoli in legno e city game, che trasformerà La Santissima in un grande “parco” di sperimentazione. In campo anche le studentesse e gli studenti del corso in Design per la Comunità del DiARC – Università Federico II, che mostreranno come il gioco sia un dispositivo indispensabile per interpretare lo spazio e favorire una costruzione condivisa e partecipata della città.
Protagonista al Villaggio Kids sarà anche Coldiretti Napoli con iniziative che coinvolgono piccoli e grandi: con i laboratori ludici di educazione alimentare, bambine e bambini impareranno – insieme alle loro famiglie – l’importanza di una corretta alimentazione, dalla stagionalità dei prodotti e l’uso di materie prime fresche al legame con il territorio, mentre gli adulti potranno acquistare i prodotti a km0 delle aziende di Campagna Amica.
Assolutamente da non perdere – e per tutte le età – è la mostra Napoli in Mattoncini dell’associazione Brickanti – Mattoncini al Sud, che ricostruisce fedelmente la città pezzo dopo pezzo: lo Stadio Maradona riprodotto con 24mila mattoncini e otto mesi di lavoro, lo skyline dei monumenti cittadini in scala Architecture, Piazza Dante con le sue storiche bancarelle di libri, il vagone della Circumvesuviana animato da piccole scene di vita quotidiana e tanti altri luoghi di Napoli, tutti da scoprire.
MOSTRA: “L’INVISIBILE QUOTIDIANO” DI GEENO MERLINO
Tra le proposte del festival c’è “L’invisibile quotidiano, esplorazioni fotografiche di Geeno Merlino” la mostra, prodotta da Open House Napoli e visitabile per tutto il weekend presso l’Arciconfraternita della Disciplina della Santa Croce a Forcella, che raccoglie il frutto del progetto creativo in continua evoluzione di Geeno Merlino, alter ego di Ciro Marino.
Geeno Merlino è un esploratore urbano enciclopedico, che rilegge la città per temi e quartieri attraverso una fotografia che accosta dettagli inediti, reinterpretati e reinventati tramite l’uso di un montaggio video spiazzante e musiche martellanti. È una piccola opera d’arte totale quella di Geeno Merlino, che incastra linguaggi diversi messi interamente al servizio dell’architettura, scovando valori compositivi ed intelligenza progettuale anche in quella che molti definirebbero in maniera sprezzante “edilizia”. Sembra di vedere Napoli per la prima volta nei video fotografici di Ciro Marino, e talvolta pare di guardare persino un’altra città, fatta di edifici che prendono letteralmente vita, grazie a uno sguardo in cui il più minuzioso (iper)realismo si sposa a un’attitudine insieme surrealista e psichedelica.
I PARTNER DI OPEN HOUSE NAPOLI 2026
Gli organizzatori ringraziano i partner che sostengono il progetto, condividendone valori e visioni. In primis InStazione, tour operator specializzato in esperienze turistiche integrate con il trasporto ferroviario, che in pochissimi anni si è affermato a livello nazionale con itinerari che combinano treni ad alta velocità, collegamenti regionali, guide locali qualificate ed esperienze autentiche sul territorio. Una realtà che ha come mission la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, paesaggistico e architettonico, con la quale si è immediatamente creato un dialogo vivace e stimolante, sulla base di una passione condivisa per il viaggio come esperienza e scoperta.
Un ringraziamento anche a Accadia Relais, boutique hotel nel cuore del centro storico di Napoli, ospitato nel quattrocentesco Palazzo Dentice d’Accadia, luogo che, grazie a un attento lavoro di recupero, conserva sorprendenti tracce di seicento anni di storia e che sarà visitabile nelle giornate del festival.
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OPEN HOUSE NAPOLI IN PILLOLE
Organizzato dall’associazione culturale Open’ness, che riunisce architetti, comunicatori, operatori culturali e creativi, Open House Napoli è parte di Open House Worldwide, network internazionale nato a Londra nel 1992 e presente oggi in 63 città dei 5 continenti – Roma, Milano e Torino le altre italiane – per dare forma al festival globale dell’architettura, stimolando i cittadini alla conoscenza del proprio contesto urbano, delle istanze dei loro territori e al dialogo sul futuro delle città al fianco di istituzioni e architetti.
SETTE EDIZIONI IN NUMERI
10 municipalità coinvolte, l’intera città
436 edifici, percorsi ed eventi diversi proposti
144.000+ visite totali (46.294 nel 2025)
2.420 volontari impegnati
info su openhousenapoli.org
