Mer. Ago 26th, 2026

VII edizione del Nimby forum: 331 le infrastrutture e gli impianti oggetto di contestazione in Italia

ROMA – Venerdì è stato presentato il VII Rapporto dell’Osservatorio media permanente Nimby forum sul fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali. Il Nimby Forum rappresenta al momento l’unico database nazionale delle opere di pubblica utilità che sono oggetto di proteste, e si è imposto come un importante think tank sul tema.  L’acronimo inglese sta per “Not in my back yard” – “Non nel mio cortile”, ed indica un atteggiamento di dissenso contro opere di interesse pubblico che hanno, o si pensa possano avere, effetti negativi sul territorio in cui dovrebbero essere realizzate.  Nel rapporto sono censiti 331 progetti tra centrali idroelettriche e a biomasse, linee ferroviarie ad alta velocità, reti stradali, impianti eolici e fotovoltaici, gassificatori, termovalorizzatori, discariche, gasdotti ed elettrodotti.  Molti degli impianti catalogati sono presenti fin dalle prime pubblicazioni: si tratta di 163 progetti bloccati, di cui ben 20 permangono dalla prima rilevazione nel 2004. Il 51% dei progetti fermi non sono ancora stati autorizzati e per alcuni di essi non è stato ancora avviato l’iter autorizzativo.  I più contestati sono gli impianti per la produzione di energia elettrica, quelli per il trattamento dei rifiuti ed i termovalorizzatori che rappresentano rispettivamente il 53,5%, il 14,5% ed il 10 % del totale. Le regioni che subiscono più proteste sono la Lombardia, la Toscana ed il Veneto con 46, 42 e 40 impianti contrastati. Tra i casi in pending c’è il Corridoio V dell’alta velocità Torno – Lione, il termovalorizzatore di Macomer, l’inceneritore in Val Camonica, che permetterebbe di smaltire 40 tonnellate di amianto e la linea elettrica tra Udine e Gorizia che dovrebbe coprire 40 km con tralicci alti 70 metri.  Molti dei programmi in sospeso generano timori di inquinamento ambientale, acustico e visivo. La paura per il potenziale impatto negativo sul territorio motiva il 29,1% degli oppositori, mentre quella per l’eventuale incidenza sullo stile e la qualità della vita dei cittadini, legata al potenziale effetto negativo sul mercato immobiliare, al rumore ed agli effluvi preoccupa il 22,4 % degli oppositori. Alle contestazioni spesso si aggiungono una burocrazia lenta e carenze procedurali che rallentano l’iter autorizzativo.  Principalmente a coordinare i movimenti di protesta sono soggetti politici o comitati locali. Questi ultimi possono essere appoggiati da consigli comunali e giunte, ma soprattutto dalle comunità che vivono o lavorano nei luoghi in cui gli impianti e le infrastrutture dovrebbero sorgere. Talvolta si aggiungono alle proteste dei gruppi di pressione che non hanno un legame territoriale con le aree interessate.  Una buona strategia di coinvolgimento e comunicazione su questi “argomenti caldi” rappresenta uno strumento decisivo per favorire la loro accettazione pubblica. Spesso, infatti, una mirata campagna di sensibilizzazione ed informazione può ovviare ad errori interpretativi delle comunità locali. In Trento, ad esempio, è stata fatta un’attività promozionale sulla raccolta differenziata e sul riciclo che ha portato a differenziare quasi il 50 % dei rifiuti, raddoppiando l’impegno in questo senso in soli 2 anni.  Questa edizione del Nimby forum rileva un incremento del 3,4% di impianti contestati rispetto al 2010; il dato evidenzia un trend di crescita del malcontento pubblico Un’insoddisfazione che oggi viene affrontata con maggiore apertura da parte di imprese ed istituzioni e che, in alcuni casi, rappresenta un coinvolgimento più consapevole dell’opinione pubblica sugli effetti ambientali di determinate grandi opere. La crisi dell’affidabilità della politica sta motivando gli individui ad una partecipazione più diretta alle scelte adottate a livello centrale su temi di interesse generale.  Secondo Alessandro Beulcke, presidente di Aris, l’associazione che promuove l’Osservatorio Nimby forum, realtà virtuose di città europee e italiane come le Smart City ed il Patto dei sindaci si stanno configurando come esempi di sostenibilità ed innovazione fondati su una reale condivisione delle scelte con i cittadini. Questi esempi potrebbero incentivare l’abbandono della strumentalizzazione politica “a favore di un autentico percorso di partecipazione che è il più efficace antidoto contro la sindrome Nimby”.  Intervenendo in occasione della presentazione del report, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha evidenziato come la relazione possa rappresentare per le istituzioni uno stimolo ad una crescita di “autonomia e autorevolezza quando si tratta di decidere sulle opere pubbliche”. In questo senso l’attuale governo, essendo per sua natura privo di ambizioni elettorali, potrebbe prendere decisioni tecnicamente valide promuovendo la semplificazione delle procedure e la determinazione di un quadro normativo per un coordinamento efficiente e costruttivo del dibattito pubblico.

Eleonora M. Pani

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

Related Post