ROMA – In piena controtendenza rispetto alla congiuntura economica sfavorevole, il Consorzio Altromercato, principale organizzazione del commercio alternativo con 125 cooperative ed organizzazioni no profit equo solidali, si aggiudica un buon fatturato con un aumento soprattutto nel comparto alimentare (80% dei ricavi) ma anche del canale della grande distribuzione. Il commercio equo, o “fair trade” all’inglese, è stato uno dei concetti ambientalisti, new age e solidali che in soli 40 anni ha conquistato con successo il mercato alternativo ed ha saputo integrare con estrema umanità e dignità 2 elementi da sempre e per natura contrari e paralleli: l’elemento cardine del capitalismo, ovvero il guadagno, e la base della solidarietà, ovvero il “regalare”, quest’ultimo inteso non come beneficienza, bensì come prodigare giustizia. In Italia il commercio equo solidale si è insediato timidamente nella seconda metà degli anni ’80 e oggi possiamo contare circa 200 botteghe del mondo senza dimenticare che inizia ad abbracciare anche la grande distribuzione. Questo soprattutto grazie alla spinta del 1998 da parte del Parlamento Europeo che ha approvato una risoluzione sul commercio equo e solidale riconoscendone il valore ed i frutti in termini di cooperazione e sensibilizzazione tanto da avviare l’iter per la certificazione a livello istituzionale. Il commercio equo solidale è una pratica ed un lavoro per molti che riconosce e cerca di diffondere la conoscenza della realtà cui sono sottoposti i paesi più poveri del sud del mondo, il cui stato di estrema miseria non deriva da incapacità bensì principalmente dalle regole del liberismo mondiale che allarga la forbice tra il nord ed il sud del mondo. Infatti il commercio equo ha una serie di criteri di base per le relazioni commerciali condivisi a livello internazionale da svariate organizzazioni. Uno di questi criteri fondamentali è legato all’equità del prezzo, ovvero alla garanzia di un compenso degno del lavoro impiegato e delle condizioni di vita che contempli anche un margine per attività di solidarietà. Un’altra caratteristica del commercio equo solidale è data dal rispetto dell’ambiente che queste relazioni economiche e commerciali devono favorire; questo è anche uno dei motivi per cui si privilegia sempre il rapporto diretto tra strutture organizzate e produttori le cui operazioni devono sempre risultare trasparenti al consumatore… Può esserci qualcosa di meglio?
Vittoria Citarelli