{"id":7508,"date":"2018-12-12T06:04:12","date_gmt":"2018-12-12T06:04:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/?p=7508"},"modified":"2018-12-12T06:04:12","modified_gmt":"2018-12-12T06:04:12","slug":"il-sebeto-il-mito-di-un-fiume-scomparso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/il-sebeto-il-mito-di-un-fiume-scomparso\/","title":{"rendered":"Il Sebeto: Il mito di un fiume scomparso"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_7510\" aria-describedby=\"caption-attachment-7510\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-7510\" src=\"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/220px-Fontana_Sebeto.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"293\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7510\" class=\"wp-caption-text\"><em>La fontana del Sebeto, che intende simboleggiare l&#8217;antico corso d&#8217;acqua che bagnava Napoli<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra i misteri della citt\u00e0 di Napoli mai risolti, c\u2019\u00e8 quello del Fiume Sebeto, un lungo corso d&#8217;acqua che divideva in due la citt\u00e0 nuova Neapolis dalla citt\u00e0 vecchia Palepolis e del quale oggi resta solo il ricordo. Le acque del Sebeto un tempo erano abbondanti e alimentavano i mulini e le fertilissime paludi napoletane della zona orientale di Napoli dove broccoli, friarielli, insalate, basilico e prezzemolo, rucola e cicoria erano prodotte in gran quantit\u00e0 insieme a una variet\u00e0 di ortaggi e frutta. Fino a quaranta anni fa nelle acque del Sebeto si pescava e si poteva bere; trattorie e \u201cpagliarelle\u201d offrivano ristoro e specialit\u00e0 locali ai carrettieri e agli abitanti di Napoli e dei comuni vicini che, senza doversi spostare di molto, trovavano insieme al cibo anche frescura ed allegria a buon mercato. Oggi il paesaggio della zona orientale di Napoli e dei suoi comuni limitrofi \u00e8 uno dei pi\u00f9 devastati dalle selvagge trasformazioni dell\u2019uomo. Azioni che hanno reso il territorio irriconoscibile si sono susseguite nel tempo. Progressivamente si \u00e8 assistito ad un impoverimento e all\u2019avvelenamento delle acque, quindi alla conseguente riduzione dell\u2019agricoltura e alla scomparsa dei mulini. Oggi il territorio porta ancora le ferite di scelte avventate e sconsiderate partorite dall\u2019insano desiderio di speculatori e di affaristi che hanno reso ormai sterile una terra generosa e opulenta. Ora rischia di sparire per sempre, anche la memoria di questi luoghi e all\u2019uopo si parla di un Parco del Sebeto che dovrebbe salvaguardare almeno la memoria e le ultime testimonianze di un fiume la cui storia \u00e8 avvolta nell\u2019aura del mito. Infatti, la leggenda lo voleva sposo della sirena Partenope, dalla loro unione nacque la ninfa Sebetide che and\u00f2 in sposa al re di Capri: Telone. Proseguendo nella genealogi,a dai due nacque Ebalo, primo re di Partenope. A largo Sermoneta a Mergellina, c\u2019\u00e8 una bella fontana, opera di Cosimo Fanzago, raffigurante un uomo barbuto tra due tritoni con vari riferimenti acquatici: \u00e8 la fontana del Sebeto e si racconta che quando due innamorati dichiarano il loro amore davanti alla fontana la loro unione rimarr\u00e0 salda per sempre come lo fu quella tra il Dio Sebeto e la Sirena Partenope. La fama del fiume resta forte anche grazie alla citazione di autori come Virgilio, Polibio, Tito Livio, Strabone, Papinio Stazio, Petrarca e Boccaccio. Il nome Sebeto, risalente all\u2019et\u00e0 umanistica, si deve proprio a Boccaccio (ma anche a Pontano e a Sannazzaro) fino ad allora, infatti, il fiume era chiamato Rubeolo. Da alcuni documenti emerge che nelle sue acque fu bagnato anche Masaniello, ormai cadavere che \u201cquivi lo rizzarono, e lavato che l\u2019ebbero al Sebeto, lo portarono a Port\u2019Alba\u201c. Per quanto riguarda le fonti del fiume, \u00e8 possibile immaginare che esse fossero sul Monte Somma poi attraverso Tavernanova di Casalnuovo e Volla, il corso d\u2019acqua seguitava verso Ponticelli ed entrava in citt\u00e0 all\u2019altezza dell\u2019incontro fra Poggioreale e Via Traccia, infine s\u2019inoltrava verso il Ponte della Maddalena e di l\u00ec verso Piazza Borsa, dove fin dai tempi greco \u2013 romani, si trovava l\u2019Aquarium, cio\u00e8 l\u2019acquedotto che ha dissetato Napoli per tanti secoli. \u00c8 triste sapere che laddove un tempo scorreva il Sebeto c\u2019\u00e8 solo una massa di rifiuti e detriti, anche se l\u2019acqua \u00e8 tornata a scorrere la sera del terremoto del 1980; analizzata \u00e8 risultata essere di buone qualit\u00e0 organolettiche, solo leggermente ferrosa. Oggi, in questa zona una famiglia di contadini coltiva amorevolmente un orto alimentato dalla piccola sorgente del Sebeto, cos\u00ec in piena zona industriale esiste un pezzo di paesaggio agreste con galline, broccoli e acqua sorgente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Maria Palma Gramaglia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i misteri della citt\u00e0 di Napoli mai risolti, c\u2019\u00e8 quello del Fiume Sebeto, un lungo corso d&#8217;acqua che divideva in due la citt\u00e0 nuova Neapolis dalla citt\u00e0 vecchia Palepolis e del quale oggi resta solo il ricordo. 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