{"id":24869,"date":"2025-11-13T16:07:00","date_gmt":"2025-11-13T16:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/dolore-cronico-limpegno-delle-istituzioni-per-un-accesso-diretto-alle-cure\/"},"modified":"2025-11-13T16:07:00","modified_gmt":"2025-11-13T16:07:00","slug":"dolore-cronico-limpegno-delle-istituzioni-per-un-accesso-diretto-alle-cure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/dolore-cronico-limpegno-delle-istituzioni-per-un-accesso-diretto-alle-cure\/","title":{"rendered":"Dolore cronico, l&#8217;impegno delle istituzioni per un accesso diretto alle cure"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; La gestione del dolore cronico nel nostro Paese segue percorsi molto diversi, che cambiano proprio da regione a regione. Ci sono contesti dove la rete funziona, dove il paziente non viene lasciato solo. Ma ci sono anche realt\u00e0 molto indietro, dove orientarsi \u00e8 difficile, dove mancano riferimenti, dove l&#039;accesso non \u00e8 n\u00e9 tempestivo n\u00e9 equo. Cosa si sta facendo concretamente per rendere reale il diritto a non soffrire, previsto dalla legge 38 del 2010, per trasformare quella che oggi spesso \u00e8 una lotteria territoriale in un sistema vicino al paziente? Sono i temi di &#039;Dolore cronico &#8211; L&#039;impegno delle istituzioni per assicurare l&#039;accesso diretto alle cure&#039;, quinto e ultimo episodio della serie vodcast &#039;E tu, sai cosa si prova?&#039;, realizzata da Adnkronos in partnership con Sandoz, disponibile sul canale YouTube di Adnkronos e su Spotify.\u00a0Il 25 febbraio 2025 \u00e8 stato siglato il nuovo Manifesto sul dolore cronico, definito Manifesto 2.0, che invita ad andare &quot;verso una nuova consapevolezza della patologia per garantire un&#039;appropriata presa in carico del paziente con dolore cronico&quot;. La sua forza non sta solo nei contenuti, ma nella modalit\u00e0 con cui \u00e8 nato: una vera alleanza di societ\u00e0 scientifiche, clinici, istituzioni nazionali e regionali, aziende, stakeholder sanitari, pazienti e cittadini. Un lavoro sinergico, condiviso, inclusivo, che punta finalmente ad applicare e rendere viva una legge che in Italia abbiamo da quindici anni. \u00a0L&#039;onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, lo dice chiaramente: &quot;Non c&#039;\u00e8 nel nostro Paese una cultura della cura del dolore cronico&quot;. Questo \u00e8 ancora oggi l&#039;ostacolo pi\u00f9 grande. Si continua a percepire il dolore solo come sintomo, conseguenza di altro. E non come patologia autonoma, complessa, invalidante, con un impatto enorme sulla qualit\u00e0 della vita. Esiste anche una componente culturale profonda: &quot;La sofferenza non \u00e8 sempre considerata una patologia&quot;. Il risultato \u00e8 conosciuto: diagnosi tardive, percorsi lunghi, accessi impropri. E &quot;c&#039;\u00e8 anche un dato di genere molto marcato&quot;: sono spesso le donne a convivere pi\u00f9 a lungo senza cure adeguate. Per Malavasi servono due leve immediate: sensibilizzazione dei cittadini e formazione della classe medica, a partire dai medici di medicina generale, fino alle scuole di specializzazione e ai percorsi universitari dedicati.\u00a0Nel suo intervento Tiziana Nicoletti, responsabile coordinamento Associazione malati cronici e rari di Cittadinanzattiva, sottolinea come la legge 38, pur essendo &quot;un presidio di civilt\u00e0&quot;, sia &quot;poco conosciuta e poco applicata&quot;. Il dato che emerge dall&#039;indagine di Cittadinanzattiva \u00e8 fortissimo: &quot;Il 70% dei cittadini non conosce la legge&quot;. E il 60% di questi \u00e8 gi\u00e0 affetto da una patologia cronica. Significa che chi avrebbe pi\u00f9 bisogno di sapere non ha gli strumenti per esercitare il proprio diritto. E senza informazione, non esiste empowerment. E senza empowerment, non esiste domanda e i sistemi non cambiano.\u00a0Secondo Paolo Fedeli, Head of Corporate Affairs di Sandoz, il Manifesto \u00e8 uno strumento per evidenziare ci\u00f2 che funziona e per rendere &quot;plasmaticamente evidente&quot; il valore di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 disponibile, ma non ancora uniformemente accessibile. La chiave, per Fedeli, non \u00e8 reinventare: &quot;E&#039; mettere a sistema, integrare, comunicare, far dialogare centri, territori, formazione e reti&quot;. E, soprattutto, &quot;fare in modo che le Regioni producano concretamente piani di potenziamento coerenti&quot;. Malavasi ribadisce un punto cardine: &quot;Bisognerebbe proprio ripartire da una formazione trasversale di tutti i professionisti della sanit\u00e0&quot;. Perch\u00e9 il primo interlocutore del paziente, il medico di famiglia, deve riconoscere il dolore cronico per quello che \u00e8 e indirizzare nel posto giusto subito. &quot;Una diagnosi pi\u00f9 rapida &#8211; osserva &#8211; significa meno costi, meno liste d&#039;attesa inappropriate, meno pellegrinaggi tra specialisti. E significa anche distinguere nettamente cure palliative e terapia del dolore, evitando sovrapposizioni concettuali che frenano sviluppo e applicazione&quot;. \u00a0Nicoletti chiude con l&#039;appello di inserire davvero la terapia del dolore dentro i nuovi assetti del Dm77. Il dolore cronico \u00e8 una realt\u00e0 ancora in costruzione, ancora non uniforme, ancora troppo condizionata dal codice postale. Ma esistono strumenti, esiste una legge, esistono alleanze e scenari possibili, come spiega la serie Vodcast &#039;E tu, sai cosa si prova? Comprendere e affrontare il dolore cronico&#039;, online sul canale YouTube e nella sezione podcast di adnkronos.com e su Spotify.\u00a0<br \/>\n&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; La gestione del dolore cronico nel nostro Paese segue percorsi molto diversi, che cambiano proprio da regione a regione. Ci sono contesti dove la rete funziona, dove il paziente non viene lasciato solo. 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