{"id":22980,"date":"2025-08-25T12:28:59","date_gmt":"2025-08-25T12:28:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/ora-il-vocabolario-treccani-segnala-le-parole-offensive\/"},"modified":"2025-08-25T12:28:59","modified_gmt":"2025-08-25T12:28:59","slug":"ora-il-vocabolario-treccani-segnala-le-parole-offensive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/ora-il-vocabolario-treccani-segnala-le-parole-offensive\/","title":{"rendered":"Ora il vocabolario Treccani segnala le parole offensive"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nel tempo dell&#039;inclusivit\u00e0 e del rispetto, anche le parole devono fare la loro parte. E per fortuna, i vocabolari pi\u00f9 aggiornati se ne stanno occupando con seriet\u00e0 e responsabilit\u00e0. Non si tratta di censura, ma di consapevolezza: molte parole che un tempo venivano usate con leggerezza &#8211; e talvolta anche in ambito scolastico o familiare &#8211; oggi sono segnalate come offensive, discriminatorie, inadatte. Perch\u00e9 le parole non sono neutre: possono ferire, emarginare, umiliare. E allora perch\u00e9 continuare a usarle in questi modi?\u00a0Il nuovo Vocabolario Treccani &#8211; Dizionario dell&#039;italiano Treccani 100, diretto dai linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, \u00e8 un esempio virtuoso in questo senso. Accoglie anche termini volgari, offensivi o discriminatori &#8211; s\u00ec, li accoglie &#8211; ma con un&#039;avvertenza chiara e inequivocabile: &quot;da evitare&quot;, &quot;oggi sconsigliabile&quot;, &quot;non pi\u00f9 in uso perch\u00e9 offensiva&quot;. \u00a0A chi si rivolge\u00a0L&#039;intento, riferisce l&#039;Adnkronos, non \u00e8 quello di nascondere la realt\u00e0 della lingua, ma di offrire strumenti per comprenderla e, se necessario, cambiarla. A partire dai pi\u00f9 giovani. Ragazze e ragazzi della cosiddetta generazione Alpha (9-18 anni), abituati a muoversi tra social network e linguaggi taglienti, utilizzano spesso parole pesanti con inconsapevole disinvoltura. Parole come &quot;idiota&quot;, &quot;ebete&quot;, &quot;mongoloide&quot;, &quot;subnormale&quot; &#8211; solo per citarne alcune &#8211; che affondano le radici in epoche in cui la diversit\u00e0 era un difetto e non un valore. Oggi, fortunatamente, si cerca di fare un passo avanti. Anche a partire dal vocabolario.\u00a0I termini da evitare\u00a0Cos\u00ec scopriamo che &quot;anormale&quot; \u00e8 definito come un modo offensivo per indicare una persona con disabilit\u00e0 o con comportamenti considerati &quot;non adeguati&quot; dal contesto, e che \u00e8 meglio evitarlo perch\u00e9 ogni persona \u00e8 unica, e non esiste una &quot;normalit\u00e0&quot; di riferimento. A tal proposito, il Vocabolario Treccani &#8211; Dizionario dell&#039;italiano Treccani 100 avverte che si tratta di &quot;un uso molto poco rispettoso e attualmente sconsigliabile, poich\u00e9 oggi si preferisce mettere in luce il fatto che non esiste la persona normale, ma le persone sono tutte diverse e uniche, ognuna con le sue caratteristiche&quot;. \u00a0Lo stesso vale per parole come &quot;deforme&quot;, &quot;handicappato&quot; o &quot;minorato&quot;, tutte accompagnate da una nota che ne sconsiglia l&#039;uso in quanto lesive della dignit\u00e0 personale.\u00a0E che dire di &quot;extracomunitario&quot;? Termine tecnicamente corretto, certo, ma che ha finito per caricarsi di un sottotesto discriminatorio, soprattutto quando riferito a immigrati provenienti da Paesi non europei. Il termine, scrive nella definizione il Vocabolario Treccani, &quot;ha preso una sfumatura di significato spregiativa e razzista&quot;. O ancora &quot;minus habens&quot;, espressione che suona latina ma non nobilita affatto: \u00e8 solo un modo (peraltro offensivo) per dire che una persona ha meno capacit\u00e0 intellettive. E questo, nel 2025, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere accettabile.\u00a0Da bandire poi &quot;mongoloide&quot;, un tempo usata impropriamente con valore medico, segnalata come &quot;parola da evitare perch\u00e9 per anni \u00e8 stata usata con significato spregiativo, come insulto, in modo non rispettoso verso le persone con sindrome di Down&quot;. E anche &quot;subnormale&quot;, oggi dichiaratamente &quot;non pi\u00f9 in uso perch\u00e9 offensiva&quot;.  Se all&#039;apparenza &quot;babbeo&quot; o &quot;citrullo&quot; potrebbero apparire pi\u00f9 leggeri e quasi comici, sono definiti insulti gravi &quot;beota&quot; o &quot;idiota&quot;, che hanno alle spalle una storia dolorosa e un carico offensivo non trascurabile. (di Paolo Martini)\u00a0&#8212;culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nel tempo dell&#039;inclusivit\u00e0 e del rispetto, anche le parole devono fare la loro parte. E per fortuna, i vocabolari pi\u00f9 aggiornati se ne stanno occupando con seriet\u00e0 e responsabilit\u00e0. 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