{"id":19779,"date":"2025-06-01T12:31:00","date_gmt":"2025-06-01T12:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/melanoma-ecco-limmunoncologia-di-precisione-nuovi-biomarcatori-predittivi\/"},"modified":"2025-06-01T12:31:00","modified_gmt":"2025-06-01T12:31:00","slug":"melanoma-ecco-limmunoncologia-di-precisione-nuovi-biomarcatori-predittivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/melanoma-ecco-limmunoncologia-di-precisione-nuovi-biomarcatori-predittivi\/","title":{"rendered":"Melanoma, ecco l&#8217;immunoncologia di precisione: nuovi biomarcatori predittivi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Dal microambiente tumorale possono arrivare informazioni preziose che consentono di sapere in anticipo quali pazienti con melanoma possono o meno beneficiare dei trattamenti immunoterapici. A spingere un passo in pi\u00f9 avanti &#039;immunoncologia di precisione&#039; sono due studi presentati da Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell\u2019Unit\u00e0 di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell\u2019Istituto Pascale di Napoli, al meeting annuale dell\u2019American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago. Entrambi i lavori sono stati condotti nell\u2019ambito dello studio clinico Secombit, progettato per valutare l\u2019efficacia di diverse sequenze terapeutiche nei pazienti con melanoma metastatico Braf mutato, un tipo di melanoma caratterizzato da una mutazione genetica che spinge le cellule tumorali a crescere.\u00a0\u201cNello studio vengono messe alla prova diverse sequenze di farmaci inibitori di Braf, che \u2018spengono\u2019 il gene iperattivato, e di immunoterapici, cio\u00e8 farmaci che tolgono il \u2018freno\u2019 che impedisce alle cellule immunitarie di colpire il tumore \u2013 spiega Ascierto \u2013. Si tratta di combinazioni che hanno rivoluzionato il trattamento del melanoma con mutazione Braf, offrendo elevati tassi di risposta e benefici clinici prolungati anche in pazienti con metastasi. Tuttavia, non tutti rispondono a queste combinazioni e stiamo imparando a capire il perch\u00e9\u201d.\u00a0Nel primo studio i ricercatori si sono concentrati sulla cosiddetta biologia spaziale, una metodica che punta a esaminare la localizzazione e le interazioni di diversi tipi di cellule nel microambiente tumorale. \u201cAttraverso analisi avanzate condotte su 42 biopsie pretrattamento, abbiamo identificato 15 tipi di cellule, tra cui 10 diverse popolazioni di cellule immunitarie, oltre a 10 marcatori di stato cellulare \u2013 afferma Ascierto \u2013. Abbiamo cos\u00ec studiato ben 1.941 caratteristiche spaziali, da cui abbiamo selezionate le principali associate a una migliore risposta ai trattamenti, quindi a una maggiore sopravvivenza e a un maggiore beneficio clinico prolungato\u201d.\u00a0In particolare, da questa complessa mappa i ricercatori hanno dimostrato che quando le cellule tumorali interagiscono con il microambiente, seguendo specifiche coordinate spaziali, si registrano tassi di risposta al trattamento combinato peggiori. Mentre quando si presenta una maggiore interazione tra cellule tumorali e specifiche cellule del sistema immunitario, anche in questo caso entro coordinate precise, la risposta ai trattamenti \u00e8 migliore. \u201cIl nostro lavoro sottolinea l\u2019importanza della biologia spaziale nella personalizzazione dei trattamenti \u2013 commenta Ascierto \u2013. Questo approccio offre una strada promettente per il progresso della medicina personalizzata, in particolare nel melanoma, e per il miglioramento degli esiti clinici sia nell\u2019immunoterapia che nel trattamento mirato\u201d.\u00a0Nel secondo studio l\u2019attenzione dei ricercatori si \u00e8 concentrata su un noto biomarcatore dei tumori ematologici: la timidina chinasi 1 (TK1). Si tratta di un enzima che svolge un ruolo fondamentale nella sintesi e nella riparazione del Dna, il cui aumento della concentrazione nel sangue pu\u00f2 indicare un\u2019attivit\u00e0 di proliferazione cellulare pi\u00f9 elevata, come avviene nei tumori. \u201cIn questo nuovo studio, il primo condotto su TK1 nel melanoma metastatico, abbiamo analizzato 81 pazienti: 40 con livelli elevati di TK e 41 con livelli bassi dello stesso enzima \u2013 spiega Ascierto \u2013. I risultati hanno mostrato una marcata differenza nella prognosi tra i due gruppi\u201d. Nel dettaglio: la mediana di sopravvivenza a 5 anni \u00e8 risultata pi\u00f9 bassa nei pazienti che presentavano livelli elevati di TK: 19 mesi mentre nei pazienti con livelli bassi di TK non \u00e8 stata ancora raggiunta.\u00a0\u201cSorprendentemente, la differenza di sopravvivenza tra i gruppi TK-alto e TK-basso non \u00e8 stata statisticamente significativa (47% contro 44) tra i pazienti a cui \u00e8 stato applicato un \u2018approccio sandwich\u2019, cio\u00e8 trattati prima con gli inibitori Braf, poi con l&#039;immunoterapia e subito dopo ancora con gli inibitori di Braf &#8211; spiega Ascierto \u2013. \u00c8 evidente che questa strategia terapeutica funzioni indipendentemente dai livelli di TK\u201d.\u00a0Per quanto riguarda la sopravvivenza globale a 5 anni i ricercatori hanno rilevato una differenza marcata tra i pazienti con TK alto e TK basso: 20% contro il 60% nel gruppo di pazienti che hanno iniziato prima la terapia target. La differenza \u00e8 risultata altrettanto marcata (38% TK alta vs 78) tra i pazienti a cui sono stati somministrati prima gli immunoterapici e poi gli inibitori di Braf. Presente, ma meno netta la differenza tra i pazienti con livelli sierici di TK alti e bassi in chi \u00e8 stato trattato con l&#039;approccio sandwich (46% contro 75%). \u201cSiamo entrati nell\u2019era dell\u2019immunoncologia di precisione \u2013 conclude Ascierto \u2013. I risultati degli studi confermano che si possono selezionare i trattamenti in base alle caratteristiche non solo del tumore, ma del microambiente e del sistema immunitario. Questo significa poter dare subito ai pazienti la terapia pi\u00f9 efficace, evitando loro trattamenti inutili e con pesanti effetti collaterali\u201d.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Dal microambiente tumorale possono arrivare informazioni preziose che consentono di sapere in anticipo quali pazienti con melanoma possono o meno beneficiare dei trattamenti immunoterapici. A spingere un passo in pi\u00f9 avanti &#039;immunoncologia di precisione&#039; sono due studi presentati da Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell\u2019Unit\u00e0 di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3534],"tags":[3535,3536],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19779"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19779"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19779\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19779"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19779"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19779"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}