{"id":19760,"date":"2025-05-31T15:33:49","date_gmt":"2025-05-31T15:33:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/gli-tolgono-il-cellulare-adolescente-finisce-in-ospedale-con-crisi-dastinenza\/"},"modified":"2025-05-31T15:33:49","modified_gmt":"2025-05-31T15:33:49","slug":"gli-tolgono-il-cellulare-adolescente-finisce-in-ospedale-con-crisi-dastinenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/gli-tolgono-il-cellulare-adolescente-finisce-in-ospedale-con-crisi-dastinenza\/","title":{"rendered":"Gli tolgono il cellulare, adolescente finisce in ospedale con crisi d&#8217;astinenza"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli tolgono il telefonino, adolescente finisce in ospedale con una crisi d\u2019astinenza. Lo riportano le pagine torinesi del Corriere della Sera. &quot;Quando \u00e8 arrivato in pronto soccorso presentava esattamente gli stessi sintomi di una persona in crisi di astinenza da sostanze. Peccato che, a mancargli in modo psicotropo, fosse lo smartphone&quot;, racconta al Corsera il professor Gianluca Rosso, medico chirurgo specialista in psichiatria e professore associato di psichiatria al dipartimento di neuroscienze dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Torino, che era di guardia presso l\u2019ospedale San Luigi di Orbassano quando il ragazzo si \u00e8 presentato in accettazione accompagnato dai genitori perch\u00e9 in stato di agitazione psicomotoria severo. Il motivo? &quot;Madre e padre, esasperati dall\u2019uso continuo che faceva del cellulare, avevano deciso di prenderlo e vietarlo. Un gesto che ha scatenato in lui una reazione, di fatto, omologa a quella di ogni tossicodipendente in carenza&quot;, racconta nell&#039;intervista rilasciata al quotidiano. \u00a0&quot;Pu\u00f2 stupire ma, di fatto, l\u2019utilizzo dello smartphone crea un legame con l\u2019oggetto molto simile a quello ottenuto da altre sostanze d\u2019abuso come alcol, sigarette e stupefacenti &#8211; spiega Rosso &#8211; Tutte portano a uno stimolo continuo del sistema dopaminergico, al quale il nostro cervello si abitua e, proprio per questo, avverte la necessit\u00e0 continua dello stimolo&quot;. Arrivato in pronto soccorso, il giovane \u00e8 stato trattato con terapie ansiolitiche importanti, intramuscolari ed endovenose. Poi, superata la crisi, \u00e8 stato rimandato a casa. \u00a0&quot;Noi possiamo dare indicazioni al ricovero solo per condizioni psichiatriche associate alle dipendenze e non per la dipendenza in senso stretto che, invece, viene rimandata ai Serd (servizi pubblici per le dipendenze patologiche del Sistema Sanitario Nazionale, ndr)&quot;, conclude il medico. \u00a0&quot;Leggere questa notizia non mi stupisce. Quando togli lo smartphone a un adolescente che lo usa per ore e ore al giorno, non stai solo togliendo un oggetto: stai spezzando un legame profondo che coinvolge non solo la sfera emotiva, ma anche quella cognitiva e fisiologica. Perch\u00e9 il cervello di un ragazzo non si abitua solo al piacere emotivo dello schermo: si abitua alla velocit\u00e0 degli stimoli, al multitasking, alla gratificazione immediata, ai picchi dopaminergici, agli effetti fisiologici sull\u2019attivazione cardiaca, sul ritmo sonno-veglia, sul metabolismo dello stress. Il problema non \u00e8 lo smartphone in s\u00e9. Il problema \u00e8 la relazione distorta che si costruisce, quando lo smartphone diventa rifugio, anestetico, stampella, fonte continua di approvazione e senso di appartenenza&quot;. Cos\u00ec all&#039;Adnkronos Salute lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell&#039;Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo (DiTe).\u00a0&quot;E il problema pi\u00f9 grande \u00e8 che ci accorgiamo del danno solo quando esplode &#8211; quando il ragazzo finisce in pronto soccorso con una crisi d\u2019astinenza comportamentale &#8211; e non quando, giorno dopo giorno, si abitua a vivere solo attraverso lo schermo. Ma attenzione: vietare di colpo non \u00e8 la soluzione, e nemmeno sedare una crisi con un farmaco d\u2019urgenza &#8211; avverte Lavenia &#8211; La vera cura si chiama prevenzione. Serve introdurre un patentino digitale obbligatorio, per educare bambini e ragazzi all\u2019uso sano e consapevole della tecnologia. Serve vietare per legge l\u2019uso delle applicazioni non idonee all\u2019et\u00e0, come i social network prima dei 13 anni, perch\u00e9 un bambino non ha ancora gli strumenti emotivi, cognitivi e fisiologici per reggere quell\u2019impatto&quot;.\u00a0&quot;Serve una rete vera: scuole, famiglie, specialisti, istituzioni. E serve informare e sostenere i genitori, che spesso si sentono soli e impotenti davanti a un mondo digitale troppo veloce, troppo grande. La nostra associazione mette a disposizione un numero verde gratuito: 800.770 960. Perch\u00e9 il disagio giovanile non si combatte a colpi di divieti, ma costruendo cultura, regole, accompagnamento e relazioni sane&quot;, conclude. \u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli tolgono il telefonino, adolescente finisce in ospedale con una crisi d\u2019astinenza. Lo riportano le pagine torinesi del Corriere della Sera. &quot;Quando \u00e8 arrivato in pronto soccorso presentava esattamente gli stessi sintomi di una persona in crisi di astinenza da sostanze. 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