{"id":18947,"date":"2025-05-22T15:59:00","date_gmt":"2025-05-22T15:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/cida-censis-due-italiani-su-3-si-sentono-ceto-medio-oltre-meta-teme-che-figli-staranno-peggio\/"},"modified":"2025-05-22T15:59:00","modified_gmt":"2025-05-22T15:59:00","slug":"cida-censis-due-italiani-su-3-si-sentono-ceto-medio-oltre-meta-teme-che-figli-staranno-peggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/cida-censis-due-italiani-su-3-si-sentono-ceto-medio-oltre-meta-teme-che-figli-staranno-peggio\/","title":{"rendered":"Cida-Censis: &#8220;Due italiani su 3 si sentono ceto medio, oltre met\u00e0 teme che figli staranno peggio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Due italiani su tre si sentono ceto medio, ma pi\u00f9 della met\u00e0 teme che i propri figli staranno peggio. Pi\u00f9 di otto su dieci non vedono riconosciuto il valore delle proprie competenze nel reddito. E oltre il 70% chiede meno tasse sui redditi lordi. E&#039; il ritratto del ceto medio italiano che emerge dal 2\u00b0 rapporto Cida-Censis &#039;Rilanciare l&#039;Italia dal ceto medio. Riconoscere competenze e merito, ripensare fisco e welfare&#039;, commissionato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalit\u00e0, e presentato oggi durante un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati, aperto con i saluti istituzionali del Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, Paolo Barelli e gli interventi del vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani e del viceministro dell&#039;Economia e delle finanze, Maurizio Leo. Hanno portato i loro contributi Gabriele Fava, presidente Inps, Renato Loiero, consigliere del Presidente del Consiglio, e i deputati Elena Bonetti, Luigi Marattin, Annarita Patriarca e Walter Rizzetto.\u00a0\u201cIl Rapporto fotografa una frattura profonda: il ceto medio \u00e8 il Punto di Tenuta del Paese, ma oggi vive un paradosso insostenibile. \u00c8 troppo ricco per ricevere aiuti, troppo povero per costruire futuro. Colpito dal fisco, escluso dal welfare, ignorato nei riconoscimenti. Eppure, resiste: investe nei figli, tiene in piedi famiglie e territori con una generosit\u00e0 silenziosa. Ma quanto pu\u00f2 sopportare ancora? E soprattutto, possiamo permetterci di non ascoltarlo? Se non si restituisce dignit\u00e0 economica a chi ogni giorno regge l\u2019Italia, il rischio \u00e8 uno solo: spezzare definitivamente il patto sociale su cui si fonda la nostra democrazia\u201d. E&#039; il grido d\u2019allarme e insieme la richiesta di una scelta politica netta che arriva da Stefano Cuzzilla, riconfermato oggi alla guida di Cida dall\u2019assemblea nazionale, che ha eletto anche i vicepresidenti Marco Ballar\u00e8, Antonello Giannelli e Guido Quici.\u00a0Un capitale culturale forte, ma senza ritorno economico. Questa la contraddizione centrale che emerge dal nuovo rapporto Cida-Censis: il ceto medio italiano non si definisce attraverso il reddito, ma attraverso l\u2019identit\u00e0 culturale. Il 66% degli italiani si riconosce nel ceto medio, e per oltre il 90% ci\u00f2 che conta davvero \u00e8 il sapere, il livello di istruzione, le competenze acquisite. Ma questi valori \u2013 pur costituendo il fondamento identitario \u2013 non trovano pi\u00f9 riscontro nella realt\u00e0 economica. L\u201982% degli italiani che si autodefinisce di ceto medio denuncia che il merito non viene riconosciuto, che il capitale culturale non si traduce in una giusta retribuzione. E&#039; qui che si apre una frattura decisiva: tra capitale umano e capitale economico. E quando il riconoscimento non arriva, il motore si spegne: ci\u00f2 che era spinta verso l\u2019alto diventa semplice sopravvivenza.\u00a0Negli ultimi anni, oltre la met\u00e0 degli italiani che rappresentano l\u2019ossatura sociale del Paese ha visto il proprio reddito fermo, mentre pi\u00f9 di uno su quattro lo ha visto calare. Solo il 20% dichiara un miglioramento. Ma pi\u00f9 che arretrare, il ceto medio oggi galleggia senza prospettiva. Anche i consumi riflettono questo stato: il 45% li ha gi\u00e0 ridotti, e la maggioranza teme ulteriori tagli nel prossimo futuro. Non \u00e8 solo una condizione economica, \u00e8 un malessere sociale diffuso che svuota di speranza il futuro. Un futuro che, sempre pi\u00f9 spesso, il ceto medio non riesce pi\u00f9 a immaginare dentro i confini del Paese.\u00a0Il 50% dei genitori appartenenti al cuore produttivo del Paese ritiene che i figli staranno economicamente peggio, e il 51% auspica che cerchino opportunit\u00e0 all\u2019estero, segnando il sorpasso definitivo del &#039;mito dell\u2019altrove&#039; sul sogno di mobilit\u00e0 sociale interna. Nonostante ci\u00f2, il ceto medio continua a investire: il 67% delle famiglie di ceto medio con figli conviventi sostiene spese straordinarie per garantire un futuro ai figli, mentre oltre il 41% aiuta economicamente figli e nipoti, confermandosi come primo ammortizzatore sociale del Paese.\u00a0Tra i pensionati della fascia di riferimento del rapporto Cida-Censis, il 47% aiuta regolarmente figli o nipoti, e il 66% ha finanziato o finanzier\u00e0 almeno una spesa straordinaria. Questa &#039;generosit\u00e0 silenziosa&#039; \u00e8 sempre pi\u00f9 sotto pressione. Solo il 52% si sente protetto da reti di welfare; gli altri oscillano tra ansia, incertezza e vera e propria insicurezza. E il risparmio, da sempre uno dei tratti distintivi del ceto medio, si erode: il 46% ha ridotto la capacit\u00e0 di accantonare risorse, e il 44% prevede un peggioramento nei prossimi tre anni. Quando la fiducia nel futuro si incrina, cresce il bisogno di protezione: ma \u00e8 proprio qui che il sistema mostra le sue crepe pi\u00f9 profonde.\u00a0Solo il 18% giudica sufficiente il welfare pubblico. Di fronte a questa percezione di inadeguatezza, cresce la corsa al welfare integrativo: il 45% possiede una polizza sanitaria o un fondo pensione e circa il 36% vorrebbe che il contratto collettivo del settore in cui lavora prevedesse la sanit\u00e0 integrativa. Il rischio \u00e8 una nuova disuguaglianza: tra chi pu\u00f2 permettersi una protezione privata e chi resta scoperto.\u00a0&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Due italiani su tre si sentono ceto medio, ma pi\u00f9 della met\u00e0 teme che i propri figli staranno peggio. Pi\u00f9 di otto su dieci non vedono riconosciuto il valore delle proprie competenze nel reddito. E oltre il 70% chiede meno tasse sui redditi lordi. 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