{"id":18840,"date":"2025-05-21T13:32:02","date_gmt":"2025-05-21T13:32:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/istat-ingresso-in-vecchiaia-dopo-i-74-anni-piu-in-salute-e-istruiti\/"},"modified":"2025-05-21T13:32:02","modified_gmt":"2025-05-21T13:32:02","slug":"istat-ingresso-in-vecchiaia-dopo-i-74-anni-piu-in-salute-e-istruiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/istat-ingresso-in-vecchiaia-dopo-i-74-anni-piu-in-salute-e-istruiti\/","title":{"rendered":"Istat, ingresso in vecchiaia dopo i 74 anni, pi\u00f9 in salute e istruiti"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Lo spostamento in avanti delle principali tappe che contraddistinguono i percorsi di vita riguarda anche l&#039;et\u00e0 in cui si diventa anziani. In demografia la soglia dei 65 anni, un&#039;et\u00e0 storicamente legata all&#039;uscita dal mercato del lavoro, definisce convenzionalmente l&#039;ingresso nella vecchiaia. Tuttavia, con l&#039;aumento della longevit\u00e0 e il miglioramento delle condizioni di vita, oggi a 65 anni molte persone vivono in buona salute, lavorano, mantengono una vita attiva e partecipano pienamente alla societ\u00e0. Per cogliere meglio l&#039;entit\u00e0 della popolazione anziana, si propone un approccio dinamico per la determinazione della soglia della vecchiaia, ben noto in demografia, che considera non l&#039;et\u00e0 anagrafica fissa, ma la speranza di vita residua&quot;. Cos\u00ec l&#039;Istat nel Rapporto annuale 2025-La situazione del Paese, pubblicato oggi.\u00a0&quot;Nel 1952 &#8211; spiega il report &#8211; un uomo a 65 anni poteva aspettarsi di vivere ancora 13 anni, una donna 14. Applicando oggi lo stesso criterio basato sulla speranza di vita residua, la soglia di ingresso nella vecchiaia si sposterebbe a 74 anni per gli uomini e 75 per le donne, cambiando sensibilmente la percezione dell&#039;invecchiamento: nel 2023 il 21,6 % degli uomini e il 26,3% delle donne risultano anziani secondo la definizione tradizionale, ma sarebbero solo l&#039;11,4 e il 14,2% usando la soglia dinamica&quot;. L&#039;obiettivo di questo approccio non \u00e8 negare le criticit\u00e0 dell&#039;invecchiamento, precisa l&#039;Istat, &quot;ma rileggere il fenomeno alla luce del miglioramento delle condizioni di salute. Resta comunque importante ricordare che l&#039;aumento degli anni di vita in buona salute non tiene sempre il passo con la longevit\u00e0 complessiva&quot;. \u00a0&quot;Tra i fattori che caratterizzano le nuove generazioni di anziani &#8211; si sottolinea nel rapporto &#8211; spicca il livello di istruzione. Dal 1951 a oggi, il profilo per livello di istruzione della popolazione anziana si \u00e8 profondamente trasformato. Se nel 1951 oltre l&#039;80% degli ultrasessantacinquenni non aveva alcun titolo di studio, nel 2021 questa quota \u00e8 scesa al 5,9%. Oggi la maggioranza degli anziani (62%) ha almeno la licenza media, rispetto al 15,7% del 1951. I titoli di studio pi\u00f9 elevati, seppure ancora minoritari, sono cresciuti con continuit\u00e0: dall&#039;1,1% nel 1951 all&#039;8,8% settant&#039;anni dopo. Tali cambiamenti &#8211; concludono gli esperti &#8211; segnalano un progressivo rafforzamento del capitale umano nella fascia anziana della popolazione, con ricadute potenziali positive su silver economy, partecipazione sociale, culturale ed economica&quot;. \u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Lo spostamento in avanti delle principali tappe che contraddistinguono i percorsi di vita riguarda anche l&#039;et\u00e0 in cui si diventa anziani. In demografia la soglia dei 65 anni, un&#039;et\u00e0 storicamente legata all&#039;uscita dal mercato del lavoro, definisce convenzionalmente l&#039;ingresso nella vecchiaia. 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