{"id":15956,"date":"2024-01-29T11:40:02","date_gmt":"2024-01-29T11:40:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/?p=15956"},"modified":"2024-01-29T11:40:03","modified_gmt":"2024-01-29T11:40:03","slug":"credo-ancora-nelle-favole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/credo-ancora-nelle-favole\/","title":{"rendered":"&#8220;Credo ancora nelle favole&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>La messa in scena \u00e8 il frutto del lavoro del laboratorio di teatroterapia che coinvolge detenuti comuni afferenti alla sezione media sicurezza. L&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 condotta dalla Dott.ssa Irene Cantarella, ideatrice del progetto insieme alla Dott.ssa Sandra Vitolo, entrambe psicologhe e psicoterapeute. L&#8217;uso del teatro come strumento terapeutico \u00e8 una pratica sempre pi\u00f9 diffusa per esplorare profonde sfere emotive e affrontare tematiche complesse. In questo contesto, un percorso terapeutico innovativo ha visto protagonista la paternit\u00e0 reclusa, rivelando luci e ombre delle dinamiche familiari attraverso la lente della recitazione. Sul palcoscenico gli attori detenuti si esibiranno eccezionalmente con figli e familiari per rappresentare emozioni realmente vissute e frammenti di vita, cosi come raccontate nel copione interamente autobiografico. Il lavoro teatrale \u00e8 oggettivazione scenica del percorso terapeutico compiuto sull&#8217;affettivit\u00e0. In particolare, \u00e8 stato affrontato il tema della paternit\u00e0 reclusa e delle dinamiche familiari connesse al reato con le sue conseguenze: da qui la scelta significativa di coinvolgere nella rappresentazione teatrale tutti i componenti delle famiglie dei ristretti. Lo spettacolo, inoltre, tocca argomenti relativi alla dimensione di coppia, cosi come vissuta dai detenuti all&#8217; interno del carcere e da mogli e compagne all&#8217; esterno; queste si sono impegnate in un percorso di rivisitazione delle modalit\u00e0 relazionali utilizzate con il partner che si sono concretizzate, il pi\u00f9 delle volte nel passato, in atteggiamenti giustificanti legati al coinvolgimento affettivo-emotivo. La costruzione del copione \u00e8 stata frutto degli incontri di analisi introspettiva effettuata con i singoli protagonisti e condivisa, successivamente, nella dimensione gruppale. Analogo lavoro terapeutico \u00e8 stato esteso ai nuclei familiari, con incontri collettivi a cadenza mensile, che danno data luogo alla costruzione di un gruppo attivamente coinvolto, all&#8217; interno del quale si sono condivise le vicende personali, intime emozioni e le incertezze sul futuro. II percorso laboratoriale, cos\u00ec realizzato, ha stimolato la rivisitazione critica delle proprie scelte di vita e l&#8217;individuazione di risorse interiori per adottare soluzioni funzionali al processo di crescita personale. II coinvolgimento delle famiglie ha raccontato come anche queste, universo affettivo del detenuto, siano costrette loro malgrado a scontare una condanna. II lavoro psicologico si \u00e8 concretizzato anche nella riorganizzazione di responsabilit\u00e0 pi\u00f9 adeguate ai ruoli di ciascuno, gettando le basi per un positivo ritorno alla vita sociale. La comunit\u00e0 pu\u00f2 essere sensibilizzata alle sfide affrontate da coloro che vivono dietro le sbarre, incoraggiando una maggiore comprensione e supporto. Attraverso la recitazione, si apre uno spazio unico per l&#8217;esplorazione delle emozioni, la comprensione delle dinamiche familiari e la ricostruzione delle relazioni<br>Le vicende portate in scena narrano dell&#8217;uomo, non gi\u00e0 detenuto e del suo riscoprirsi persona all&#8217;interno dell&#8217;istituzione totale. Storie di fragilit\u00e0 e di solidariet\u00e0, storie di ricerca di un&#8217;identit\u00e0 diversa oltre l&#8217;etichetta deviante; percorsi di affermazione della dignit\u00e0 umana, per mettersi in gioco anche di fronte ad un pubblico esterno. Attraverso la recitazione, si apre uno spazio unico per l&#8217;esplorazione delle emozioni, la comprensione delle dinamiche familiari e la ricostruzione delle relazioni<br>II materiale autobiografico offerto dai detenuti della Casa di Reclusione Rebibbia e dalle loro famiglie \u00e8 stato raccolto e riadattato teatralmente dalle promotrici del progetto e conduttrici del laboratorio che hanno curato e coordinato la direzione artistica della rappresentazione scenica. L&#8217;evento teatrale, insieme ad attivit\u00e0 di backstage, rielaborato in chiave cinematografica ed intervallato dalle interviste ai protagonisti sul valore che l&#8217;attivit\u00e0 di teatroterapia riveste per ciascuno, diventeranno un docufilm diretto dal regista Amedeo Staiano. Attraverso la recitazione, si apre uno spazio unico per l&#8217;esplorazione delle emozioni, la comprensione delle dinamiche familiari e la ricostruzione delle relazioni.<br>Il Documentario si snoder\u00e0 tra la loro quotidianit\u00e0 e quella delle loro famiglie nella vita esterna all&#8217;istituto, e ha come focus principale la sensibilizzazione di un pubblico giovanissimo. Il progetto audiovisivo \u00e8 esclusivamente a sfondo sociale, autoprodotto e senza scopo di lucro, si sottolinea che tutta la catena produttiva e realizzativa, unitamente alle figure professionali interessate \u00e8 strutturata su un principio gratuito volontario solidale, vede l&#8217;appoggio morale e operativo di diverse aziende del settore. Parteciper\u00e0 in concorso e fuori concorso a diversi Festival Nazionali e Internazionali, possibili passaggi televisivi e soprattutto ha come obiettivo il coinvolgimento di giovani spettatori, quindi proiezioni in Scuole , Associazioni, Manifestazioni dedicate a tematiche sociali, sul concetto dell&#8217;uso gratuito e non della vendita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La messa in scena \u00e8 il frutto del lavoro del laboratorio di teatroterapia che coinvolge detenuti comuni afferenti alla sezione media sicurezza. L&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 condotta dalla Dott.ssa Irene Cantarella, ideatrice del progetto insieme alla Dott.ssa Sandra Vitolo, entrambe psicologhe e psicoterapeute. L&#8217;uso del teatro come strumento terapeutico \u00e8 una pratica sempre pi\u00f9 diffusa per esplorare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12,1536],"tags":[112,3353],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15956"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15956"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15956\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15958,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15956\/revisions\/15958"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15956"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15956"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15956"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}