{"id":13142,"date":"2022-01-28T14:37:29","date_gmt":"2022-01-28T14:37:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/?p=13142"},"modified":"2024-02-23T16:20:17","modified_gmt":"2024-02-23T16:20:17","slug":"le-immersioni-nellarte-presentano-una-brocchetta-in-agata-sardonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/le-immersioni-nellarte-presentano-una-brocchetta-in-agata-sardonica\/","title":{"rendered":"Le \u201cImmersioni nell\u2019arte\u201d presentano una brocchetta in agata sardonica."},"content":{"rendered":"<p>La <strong>preziosa brocchetta in agata sardonica della Collezione Farnese<\/strong> sar\u00e0 la protagonista della rubrica social \u201cImmersioni nell\u2019arte\u201d, curata dai Dipartimenti Comunicazione del Museo e Real Bosco di Capodimonte e della Stazione Zoologica \u201cAnton Dohrn\u201d che fonde contenuti storico-artistici con informazioni di biologia marina.<\/p>\n<blockquote><p>La brocchetta \u00e8 stata individuata nell\u2019inventario parmense del 1708, tra le opere della Galleria delle cose rare della raccolta Ducale di Parma, alla voce: \u201cun vaso d\u2019agata sardonica con fogliami tagliati con 5 legature lavorate d\u2019oro smaltato e una serena d\u2019oro smaltato con rubini in tutto 13, smeraldi n. 5 \u2026 vi manca suo manico\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Risulta poi registrata in un elenco, nella cassa B, presumibilmente del 1736, relativa al trasporto delle opere d\u2019arte da Parma a Napoli. Trattasi degli invii di oggetti facenti parte della collezione Farnese che Elisabetta, ultima discendente della nobile famiglia, invia a suo figlio Carlo di Borbone, in vista della sua incoronazione a re di Napoli e delle Due Sicilie. Giunto a Napoli, e poi esposto verosimilmente nel nuovo palazzo di Capodimonte, l\u2019oggetto non \u00e8 mai menzionato nelle guide settecentesche, n\u00e9 dai viaggiatori stranieri che visitavano la nuova reggia in collina. Nel 1798, giudicandolo un pezzo di grande valore, Ferdinando IV lo port\u00f2 con s\u00e9 a Palermo, insieme agli altri oggetti pi\u00f9 preziosi della collezione di famiglia, come attesta l\u2019inventario palermitano del 1807, in cui \u00e8 gi\u00e0 descritto come monco in una parte alla base del piede.<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-13143 alignleft\" src=\"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/agata_sardonica-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/agata_sardonica-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/agata_sardonica-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/agata_sardonica-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/agata_sardonica-1320x1980.jpg 1320w, https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/agata_sardonica.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p>Dopo il rientro dei Borbone a Napoli, l\u2019oggetto \u00e8 esposto nel Gabinetto degli Oggetti preziosi nel Real Museo Borbonico, l\u2019attuale Museo Archeologico, occupando un posto di primo piano. Alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento viene persino attribuito alla bottega di Benvenuto Cellini.<\/p>\n<p>Ha la forma tipica dell\u2019anfora greca da vino, <em>l\u2019oinoch\u00f3e,<\/em> ed \u00e8 scolpita in un unico blocco di agata sardonica impreziosita da cinque fascette d\u2019oro; quella che orna l\u2019imbeccatura reca una decorazione smaltata a motivi vegetali. Altre decorazioni a smalto sono poste al collo, al nodo, e alla base del piede. In particolare, al collo sono incastonati sei rubini alternati a fiorellini di smalto verde; al nodo ci sono quattro rubini e decorazioni a smalto bianco; alla base, ci sono quattro rubini, tre schegge di rubini e sei di smeraldi, alternati a piccole decorazioni a smalto. La fascetta d\u2019oro all\u2019estremit\u00e0 inferiore presenta una decorazione incisa; nella parte centrale della brocca c\u2019\u00e8 una sirena di smalto, dalla coda biforcuta che si attorciglia attorno alle sue braccia; all\u2019attacco delle due code sono incastonati tre rubini e uno smeraldo. Il corpo del vaso \u00e8 inciso ad arabeschi ed il collo \u00e8 a baccellature, manca un pezzo alla base del piede.<\/p>\n<blockquote><p>Vasi come questo sono frequenti nelle importanti collezioni cinquecentesche; nel corso del Rinascimento, l\u2019Italia settentrionale, soprattutto Milano, vide fiorire una vasta industria della lavorazione delle pietre dure. I committenti di quel tempo ordinavano alle botteghe milanesi notevoli quantit\u00e0 di vasi in pietre e cristallo di rocca. Quelle pi\u00f9 note, erano le botteghe dei Miseroni e dei Saracchi, attive nel Tardo Rinascimento e Primo Seicento. L\u2019opera potrebbe essere stata realizzata proprio a Milano, intorno alla seconda met\u00e0 del Cinquecento, pi\u00f9 ostico darne l\u2019attribuzione all\u2019una o l\u2019altra famiglia di intagliatori. Le legature in oro e gemme, invece, erano spesso eseguite da altri artigiani, orafi e cesellatori, spesso fiorentini e nord europei, cos\u00ec, questa tipologia di oggetti preziosi, finiva per diventare il risultato di uno stile internazionale di corte, pi\u00f9 che un bel manufatto del singolo artista.<\/p><\/blockquote>\n<p>In quest\u2019opera l\u2019elemento decorativo principale \u00e8 una <strong>sirena<\/strong>, ma come \u00e8 nata questa figura leggendaria? Per cominciare va fatta chiarezza. Le sirene sono figure della<strong> mitologia greca<\/strong> che si discostano molto dall\u2019immagine che le rappresenta come donne-pesce. Nel mito classico, infatti, erano raffigurate come met\u00e0 donne e met\u00e0 uccelli. Esse incantavano gli uomini, marinai che, attratti dai canti, provavano a sbarcare sulla loro isola, naufragando. Esistono degli uccelli pelagici, le berte, che emettono un richiamo umanoide, simile ad un pianto di donna. Questo verso viene emesso in pieno buio, nelle notti senza luna, in prossimit\u00e0 degli isolotti disabitati, su cui questi uccelli nidificano.<\/p>\n<p>Ai tempi dell\u2019antica Grecia il canto notturno di questi uccelli marini avr\u00e0 certamente sedotto i marinai ed ispirato poeti che hanno dato vita al mito delle sirene per met\u00e0 donne e per met\u00e0 uccelli.<\/p>\n<p>Ma quando le sirene hanno perso le ali e messo la <strong>coda<\/strong>? Le ipotesi sono due: la prima \u00e8 da attribuirsi alla diffusione del Cristianesimo che associava questi esseri mitologici al male e, quindi, non degni di possedere le ali, che erano prerogativa degli angeli. La seconda ipotesi addebita il drastico cambio nell&#8217;iconografia delle sirene ad un errore di trascrizione. La differenza tra pinnis (pinne in latino) e pennis (penne) in effetti \u00e8 minima e l\u2019errata trascrizione di qualche amanuense avrebbe potuto indurre il disegnatore di un bestiario medioevale latino a dare alle sirene l\u2019aspetto delle donne-pesce che oggi conosciamo.<\/p>\n<p>Anche altri animali hanno alimentato le leggende sul conto delle sirene, i sirenidi appunto! Il primo a descriverli fu <strong>Cristoforo Colombo<\/strong> il 9 gennaio del 1493 nel suo diario di bordo verso Espa\u00f1ola: \u201c<strong><em>Ho visto tre sirene emergere dall\u2019acqua. Ma non sono cos\u00ec belle come le dipingono \u2026<\/em><\/strong>\u201d si riferiva ai lamantini, mammiferi perfettamente adattati alla vita acquatica caratterizzati da capezzoli in posizione ascellare che, in fase di allattamento, possono ricordare un seno di donna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La preziosa brocchetta in agata sardonica della Collezione Farnese sar\u00e0 la protagonista della rubrica social \u201cImmersioni nell\u2019arte\u201d, curata dai Dipartimenti Comunicazione del Museo e Real Bosco di Capodimonte e della Stazione Zoologica \u201cAnton Dohrn\u201d che fonde contenuti storico-artistici con informazioni di biologia marina.<\/p>\n","protected":false},"author":548,"featured_media":13143,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1175,1591],"tags":[2582,2578,152,2577,2580,2581,1062,2579],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13142"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/548"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13142"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13142\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16052,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13142\/revisions\/16052"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.newmediapress.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}