Il week end del Redentore conclude il primo ciclo di mostre al Gad Art District.

Sospesa lo scorso anno, la festa del Redentore è tornata nello scorso week end a Venezia con i suoi fuochi d’artificio nel canale della Giudecca. E con la festa del Redentore il Gad Art District della Giudecca, ha completato il suo primo ciclo di mostre del 2021, iniziate in maggio in concomitanza con la Biennale di Architettura.

Si concludono dunque, the Space We Live In di Heinsdorff, e Encanto prima mostra personale a Venezia di Palmalisa Zantedeschi, artista di Verona, entrambe curate da Pier Paolo Scelsi.

Con The Space We Live In | Lo Spazio In Cui Viviamo, l’artista tedesco Markus Heinsdorff ha presentato il suo lavoro, che si concretizza nell’indagare lo spazio, le sue proprietà e il suo  utilizzo. Intervento centrale della mostra è stata una “Paper Box House”, installazione site-specific alta più di 4 metri, realizzata in cartone riciclato, un oggetto d’arte, ma anche di una riflessione sul tema della costruzione sostenibile con materiale riciclabile. Per Markus Heinsdorff l’intervento è un elemento di risposta ad un bisogno sociale: attualmente nel mondo più di 70 milioni di persone sono senza tetto e più di un miliardo di individui vive in alloggi inadeguati.

Nella mostra Encanto invece, la “pietra”, la “roccia” il “sasso”, ossia alcuni elementi naturali, sono stati proposti in contatto con la materia tattile e con l’uomo, e la mostra ha previsto l’esposizione di rocce provenienti da diverse parti del mondo, come un flusso che racconta la materia e l’energia, la percezione dell’uomo, e il suo porsi in uno status di tensione verso la conoscenza, tramite l’ascolto ma anche tramite l’atto della menzione, del nominare, tramite l’atto del “Canto”.

Il Gad Art District nel primo ciclo di mostre ha anche presentato la mostra dell’architetto Mario Gottardi dal titolo La misura e la grazia dell’abitare, curata da Caterina Corni con una ricca documentazione fotografica e progettuale a testimonianza delle principali sue commesse, e arricchita da un video di Umberto Corni, creato appositamente per l’occasione. E la mostra Texture of Fade, a cura di Francesca Mavaracchio, sul tema del paesaggio e della visione antropica di questo. Infine, la mostra Pulse realizzata a quattro mani, dalla scultrice Hande Sekerciler e dall’artista digitale Arda Yalkin, un duo artistico turco ha:ar  impegnato in una una ricerca compositiva e scultorea tra mondo fisico e virtuale, che rilegge l’estetica dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco alimentando così una riflessione critica su ciò che è stato e ciò che è, offrendo suggestioni su ciò che ci attende.

Arte Contemporanea, artigiani Veneziani, e Istituzioni e Partner Internazionali sono alla base dell’esperienza del Giudecca Art District, network di professionisti dell’arte il cui interesse si concentra sull’isola della Giudecca, al fine di creare un polo artistico attraente lontano dal clamore del turismo di massa e vicino a un’estetica industriale contemporanea del nord Europa. I 640 visitatori giunti nello spazio nel corso di questo week end del Redentore sono stati una ventata di energia nuova, e una spinta utile e positiva alla prosecuzione dei lavori degli attori dell’arte del Gad.




Gad_ Giudecca Art District dal 21 maggio riparte con THE_SPACE_WE_LIVE_IN.

La “rete”, un network di collaborazioni internazionali con istituzioni, curatori, artisti che veda in Venezia un luogo di incontro, confronto, ricerca, ripartenza è la risposta che GAD Giudecca Art District cerca di dare all’emergenza COVID 19 che ha di fatto, da un anno, rivoluzionato il sistema dell’arte.

THE_SPACE_WE_LIVE_IN è il titolo di una rassegna, una ricca serie di 12 mostre, talk, performance, progetti curatoriali, installazioni, che avranno luogo negli spazi di GAD dal 21 maggio alla fine di dicembre, coinvolgendo e connettendo i vari medium espressivi dell’arte contemporanea con lo studio dello spazio architettonico.

Lo “Spazio in cui viviamo” inteso in senso fisico, del luogo cartesiano dell’abitare la casa o la città, nella contemporaneità e della storia recente, il “saper fare” come mezzo di conservazione dell’identità culturale e allo stesso tempo come principale mezzo di progresso e di risposta alle emergenze del secolo in corso.

Ma contestualmente estendendo l’accezione de “Lo spazio in cui viviamo” alla dimensione antropica, inteso come rapporto tra essere umano ed essere umano, nella codificazione sociale e politica del coesistere, e inteso infine come studio della relazione tra uomo e natura, sia nella dimensione intima dell’essere, del rapporto continuo e costante tra azione e reazione, tra sviluppo e ecosostenibilità. Tra Psiche e Techne.

Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un dominio completo della tecnica. Più inquietante è che l’uomo non sia preparato a questo radicale mutamento. Ed ancora più inquietante è che non siamo capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditativo, un adeguato confronto con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca 
M.Heidegger – L’Abbandono 1959

La prima parte della rassegna si aprirà il 21 di maggio con le prime 4 mostre:
The Space We Live in è il titolo della rassegna generale ma anche il titolo della mostra principale e installazione personale di Markus Heinsdorff, con la partecipazione di Markus Uhring e Christian Schittich.
Markus Heinsdorff artista, designer, architetto internazionale vive e lavora a Monaco di Baviera già rappresentante del suo paese con i padiglioni agli EXPO di Shangai e in India e presente con progetti in India, Tailandia, Indonesia, Vietnam, Brasile, Stati Uniti, Sud Africa e in numerosi paesi Europei.

La mostra è curata da Pier Paolo Scelsi, con la collaborazione di COOP Allenza 3.0 e Pasinger Fabrik Monaco di Baviera, con il contributo del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania, e l’artista presenterà a Venezia un innovativo progetto che mette a sistema l’emergenza abitativa alla dimensione del recupero e del riuso dei materiali volgendo lo sguardo alla storia e al patrimonio culturale delle architetture vernacolari.

Texture of Fade è il titolo dell’intervento di Reiner Heidorn, pittore, anch’egli di Monaco di Baviera. In questa mostra, curata da Francesca Mavaracchio, GAD ribadisce la sua attenzione alla ricerca sull’elemento del “paesaggio” e sulla percezione e distorsione del medesimo da parte dell’uomo. Dai boschi della Baviera fino alla Laguna Veneziana i colori di Reiner Heidorn diventano micro organismi, particelle, narrazione di trame oniriche, fiabesche.

Il terzo intervento di maggio, curato da Pier Paolo Scelsi, è Encanto, prima mostra personale a Venezia di Palmalisa Zantedeschi. Palmalisa Zantedeschi nasce e vive a Verona da una famiglia di quattro generazioni di scalpellini e scultori. Viene formata all’interno dell’azienda famigliare a lavorare la pietra ed a viaggiare nel mondo alla ricerca di materiali. In Encanto l’autrice porterà in mostra lo studio e la ricerca attorno allo “spazio” al rapporto tra l’elemento naturale, ancestrale della “pietra”, della “roccia” del “sasso”, della materia tattile e l’uomo.

Sempre dal 21 maggio GAD ospiterà Mario GottardiLa misura e la grazia dell’abitare a cura di Caterina Corni e in collaborazione con l’Archivio Arch. Mario Gottardi. Questa mostra è l’occasione per ri-scoprire un progettista eccezionale, che fa della misura la sua cifra stilistica: un equilibrio che non significa ripetitività, ma che applica il dominio della linea a una variegata gamma di soluzioni architettoniche e d’interni e che, partendo dagli stilemi razionalisti da cui è chiaramente influenzato, li reinterpreta e li riattualizza seguendo da un lato le tendenze culturali a lui contemporanee e dall’altro le esigenze pratiche e concrete nell’utilizzo degli spazi e soprattutto degli oggetti e dei complementi di arredo, in cui esprime il suo lato più creativo. La mostra si svilupperà attraverso una ricca documentazione fotografica e la proiezione in anteprima del video di Umberto Corni.

Giugno sarà invece il mese in cui verranno avviate importanti collaborazioni permanenti. 

La mostra ARCHE’ Architecture of Universe, ribadisce la collaborazione tra Mediation Biennale Foundation, Kunsthalle Hannover e Giudecca Art District, con il patrocinio del Ministero Polacco della Cultura e dello Sport e porterà in mostra una ricerca tra scienza e architettura. Un evento connotato dalla forte presenza di new media e arte digitale inaugurerà un nuovissimo spazio da GAD diretto da Tomasz Wendland: ulteriori 600 mq di spazio espositivo permanente andranno ad aggiungersi alla proposta culturale del distretto.

ARCHE’ vedrà coinvolti 26 artisti internazionali: Jude Anogwih Sllawomir Brzoska Wuttin Chansataboot HsienYu Cheng YAO Chung-Han Hendryk Claussen Elektro Moon Vision Ulrika Eller-Rüter Andrzej Fasiecki Clemens Fürtler Patricija Gilyte Andrzej Gllowacki Andreas Guskos Michall Janocha Wojciech Kaszuba Kosaara and people Javier Krasuk Lambda Esemble Arkadiusz Marcinkowski David Mozny Renato Nicolodi Christiane Oppermann Marjam Oskoui Chen Pin-Chen (Yea Chen) Wu Po-Yao Urich Lau Wai-Yuen Harro Schmidt Ran Slavin Shih Yi-Shan Jan-Peter E.R. Sonntag Katarzyna Taborowska Tajny_projekt Ilka Theurich Trans-for-Matha Ensemble Tomasz Wendland, Przemysllaw Degorski Lidia Zielinska Thomas Zitzwitz Damon Zucconi.
Pulse: Electric Mannerism, prima mostra in Italia del duo di artisti turco ha:ar, Arda Yalkin e Hande  Sekerciler organizzata con il patrocinio di CER Modern Arts Center, inaugura la collaborazione tra GAD e MoCDA, Museum of Contemporary Digital Art. Un progetto curato da: Chiara Braidotti e Filippo Lorenzin, in collaborazione con Serena Tabacchi.

In quale modo la rilettura del passato attraverso la lente del presente può aiutare a comprendere il proprio tempo? Composto dalla scultrice Hande Sekerciler e l’artista digitale Arda Yalkin, il duo turco ha:ar è impegnato in una ricerca scultorea e compositiva tra mondo fisico e virtuale che reinterpreta l’estetica dei grandi maestri del Rinascimento e del Barocco in chiave contemporanea. La tecnologia impiegata dagli artisti non rappresenta il cardine dell’esperienza estetica, ma permette al visitatore di trovarsi all’intersezione tra un linguaggio antico e uno inedito, in attesa dello svelamento di ulteriori significati possibili.

L’impegno di Gad insieme a Skulpture Line, progetto internazionale con base a Praga, Repubblica Ceca si sviluppa in varie direzioni e proprio nel mese di Giugno verrà comunicato nella sua interezza.
Menzione speciale merita infine il percorso di ricerca, di commistione e di confronto tra le arti visive e il processo scientifico che vedrà il suo evolversi nell’importante partnership e la collaborazione tra GAD e LNFN Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare del Gran Sasso.

Lo scopo di GAD è quello di concepire progetti di Arte Contemporanea e porre in essere un tessuto di connessione tra GAD People, lo Staff e i visitatori. Il patrimonio culturale e sociale degli artigiani Veneziani e Istituzioni e Partner Internazionali. Inoltre, portare avanti un programma di ricerca costante e continuativo in collaborazione con le istituzioni della città di Venezia.




Libri: “Il Signore di Notte” di Gustavo Vitali

L’autore – Gustavo Vitali

Il Signore di Notte: caccia all’assassino nella Venezia dei dogi Venezia, 16 aprile 1605. Viene rinvenuto nella sua modesta dimora il cadavere di un nobile caduto in miseria, primo delitto di un giallo fitto fitto che ha come sfondo la Venezia alle soglie del Barocco.

Sul luogo si precipita il protagonista del racconto, Francesco Barbarigo. Come “Il Signore di Notte”, dà il titolo al racconto e richiama espressamente la magistratura incaricata dell’ordine pubblico, sei giudici e insieme capi della polizia. Si tratta di una persona realmente vissuta ai tempi così come i principali personaggi della storia che, al contrario, è di pura invenzione. Questo particolare ha comportato un copioso lavoro di ricerca come documentato nella bibliografia del libro.

È solo il primo dei delitti che affiorano in una trama intensa ed intrigante. Sono coinvolte le figure più varie, da quelle di primo piano, a quelle defilate nei contorni. L’autore apre così un’ampia carrellata su aristocratici ricconi e quelli che vivacchiano malamente, mercanti, usurai, bari, prostitute e altri. Nella vicenda tutti recitano i rispettivi ruoli e la contestualizzano in quella società veneziana che si era appena lasciata alle spalle un secolo di splendore per infilarsi in un lento declino. Compaiono anche personaggi sgradevoli, come i “bravi”, perché il tempo del declino è anche il loro, accomunati agli sgherri da una violenza sordida e sopraffattrice.

Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, ecco l’aggiunta di brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, fatti e fatterelli. Costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione e senza che gli attori si defilino da questa.

Un discorso a parte merita la figura del protagonista. Se qualcuno spera nello stereotipo dell’eroe positivo, resterà deluso. Il Barbarigo è un uomo contorto che affronta le indagini con una superficialità pari solo alla sua spocchia. Vorrebbe passare come chi sa il fatto suo, spargere sicurezza, ma nel suo intimo covano ansie e antichi dolori. Non sa come cavarsi dagli impicci, cambia idea e umore da un momento all’altro, insegue ipotesi stravaganti e indaga su persone del tutto estranee al delitto. Il linguaggio è spiccio, crudo, spesso beffardo e dissacratorio, mette in ridicolo difetti e difettucci del protagonista e insieme quelli della società del tempo.

Sull’onda dell’improvvisazione e di una acclarata incapacità non si fa mancare nulla, nemmeno una relazione disinvolta, o quella che lui vorrebbe tale, con una dama tanto bella, quanto indecifrabile. Non capisce nulla neppure di questo strambo amore che gli causa presto nuovi turbamenti.

Cosicché nelle indagini, come pure nel letto, finisce con il collezionare una serie di disfatte clamorose fino a quando in suo aiuto accorre un capitano delle guardie che ha tutta l’esperienza e l’astuzia che mancano al magistrato. Tuttavia i due dovranno faticare ancora un bel pezzo per scrivere la parola fine a tutto il giallo che nel frattempo si è infittito di colpi di scena, agguati e delitti, compresi quelli che riemergono dal passato. Il finale sarà inaspettato e sorprendente.