Storie: La “Sibilla Cumana”, giovane vergine che aveva il dono della preveggenza

Antro della Sibilla a Cuma (Foto dalla rete)

Dopo mesi di restrizioni e di chiusure, finalmente riaprono i luoghi della cultura, tra questi il Parco archeologico dei Campi flegrei. Tra i miti più misteriosi e affascinanti che avvolgono la storia di questo territorio occupa un posto privilegiato quello della Sibilla Cumana, una giovane vergine che aveva il dono della preveggenza, l’arte oscura e misteriosa di vedere in anticipo un evento e di indicarne l’esito positivo o negativo. Questa oscura donna, amava ritirarsi in grotte e antri scavate nella roccia, lontane dal clamore e dagli schiamazzi della città. La sua dimora sotterranea, rappresentava un ambiente ricco di suggestioni spirituali, le cui fiaccole predisposte in ogni angolo, illuminavano l’ingresso ai visitatori permettendo loro di raggiungere il cuore dell’antro e di stare al cospetto della altera Sibilla. La leggenda narra che il dio Apollo si fosse a tal punto invaghito di lei che si convinse ad offrirle qualsiasi dono in cambio del suo amore. La Sibilla, pretese allora di vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che poteva racchiudere la sua mano. Tuttavia la profetessa dimenticò di esigere dal dio la giovinezza eterna. La sacerdotessa visse tanti anni quanti erano i granelli di sabbia racchiusi nel palmo della sua mano, ma il suo corpo continuava ad appassire e a raggrinzirsi anno dopo anno, fino a diventare polvere. Di lei, si narra, sopravisse solo la voce, e le sue sibilline predizioni. Tra queste la più celebre giunge a noi e ancora oggi risuona come leggenda: la Sibilla usava spargere al vento le foglie di palma sulle quali venivano riportate le parole della profezia; pare che in passato, un uomo assai fedele, le chiese udienza prima di partire per la guerra. Il soldato, accolto il sacro responso, si preparò a ricomporre il vaticinio assemblando le foglie di palma sparpagliate dal soffio divino. Tuttavia, quando lesse la predizione della Sibilla, si accorse della sua duplice interpretazione. Una predizione inquietante, che dava luogo a due interpretazioni totalmente discordanti a seconda della punteggiatura: Ibis, redibis, non morieris in bello – Andrai, tornerai, e non morirai in guerra -, se la virgola anticipa la negazione; Ibis, redibis non, morieris in bello – Andrai, non ritornerai, e morirai in guerra –, se invece viene posizionata dopo la negazione. Anche Virgilio racconta nel VI libro dell’Eneide, che la Sibilla era la guida dell’eroe troiano nell’Ade per condurlo a consultare il suo oracolo. Prima di condurlo nel mondo degli Inferi attraverso l’entrata del Lago Averno, la sacerdotessa lo invoglia a trovare il Ramo d’Oro per poter attraversare l’Ade. La grotta della Sibilla, scoperta nel 1932 dall’archeologo Amedeo Maiuri, è collocata sull’Acropoli di Cuma. Si percorre una galleria lunga 107 m, con 12 brevi passaggi laterali che si aprono sul fianco della collina attraversata. La galleria centrale fa da ingresso ad un vestibolo in cui sono stati trovati sedili scavati nella roccia e una camera interna. Lungo il corridoio che porta all’Antro della Sibilla sono collocati dei pozzi che permettono alla luce di entrare ed uscire dalla galleria e questo gioco di luci ed ombre faceva sì che chiunque provenisse dall’interno per condurre i nuovi arrivati al tempio apparisse e scomparisse. Le aperture luminose o i fori nella roccia potevano produrre quell’ ‘effetto speciale’ descritto da Virgilio: Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum,quo lati ducunt aditus centum, ostia centum;unde ruunt totidem voces, responsa Sibyllae” ovvero‘L’immenso fianco della rupe euboica s’apre in un antro: vi conducono cento ampi passaggi, cento porte; di lì erompono altrettante voci, i responsi della Sibilla’.Ancora oggi è difficile definire la reale esistenza della Sibilla, manca un reale riscontro archeologico e mancano testi attendibili ma è accertata invece l’autenticità dei libri sibillini. Secondo la tradizione gli oracoli, redatti in greco su foglie di palma, andavano a comporre i celebri Libri Sibillini che rappresentavano i volumi più elevati dell’antichità, (molto ricercati) consultabili in caso di estrema necessità, che preannunciavano eventi futuri. A questi potevano accedervi solo alcuni membri sacerdotali legati al culto di Apollo e custoditi gelosamente nel tempio di Giove Capitolino; questi importanti volumi, bruciarono nel tragico incendio del Campidoglio del 83 a.C. I libri successivamente furono ricomposti, insieme con tutti gli oracoli presenti nella Magna Grecia e collocati dallo stesso Imperatore Augusto, nel tempio di Apollo sul Colle Palatino; sorvegliati fino al IV secolo andarono distrutti dal Generale romano Stilicone. Secondo un’altra leggenda, i Libri Sibillini vennero presentati a Tarquino Prisco dalla Sibilla in persona, chiedendo un compenso per i nove volumi. Questo rifiutò l’offerta in quanto li reputò costosi; lei a quel punto bruciò i primi tre libri e poi altri tre, finché il re, considerando la preziosità di quei volumi, comprò gli ultimi tre al prezzo di nove.

Maria Palma Gramaglia