Sab. Apr 18th, 2026

Operazione Napoli Città Pulita: guerra a oltranza alla “monnezza” e al disinteresse

“Operazione Napoli Città Pulita” promuove le ecopasseggiate nei quartieri cittadini da ripulire e riqualificare

Si tratta di un progetto con il quale dei cittadini motivati, riuniti in associazioni attive a favore del territorio, vogliono promuovere il recupero di Napoli con tutte le sue zone e caratteristiche, e supportare una coordinata azione di recupero concreto, soprattutto in tema d’immondizia, attuabile ed non utopica, semplicente facendo ciascuno il proprio lavoro con impegno: abitanti e istituzioni. Dunque, combattere concretamente lo stato di abbandono in cui si trovano i vari quartieri, alcuni maggiormente, ma in sostanza tutti, nelle periferie come nel cuore del centro.

Detriti, rifiuti ingombranti, montagne di sacchetti, spesso strappati e strabordanti insozzano la metropoli, violando l’immagine di Napoli e compromettendone la vivibilità. Violentano l’immenso patrimonio artistico, architettonico, storico, paesaggistico, naturalistico, culinario, ecc..

Uniti, s’impegnano per dare nuovo impulso alle attività di rimozione e pulizia che di rx vero essere sempre garantire e per responsabilizzare la cittadinanza al maggiore rispetto degli spazi pubblici, e lottano, macchine fotografiche alla mano, contro l’incuria e l’avvilente passività.

Raffaele Federico, “padre” di Operazione Napoli Città Pulita, è chiaro e determinato quando afferma: “Napoli deve essere liberata dai rifiuti che continuano a sommergere e a mortificare il suo inestimabile valore”.

Dichiarato e infaticabile sostenitore dell’ambiente, è un attivista dai molteplici interessi, impegnato storicamente nella tutela del benessere dell’individuo, è cultore della Napoletanità. Al suo attivo, un’esperienza quarantennale nel settore Salute con molte specializzazioni.

Con i suoi amici, tutti motivati, ha creato un motto che è una dichiarazione di guerra ai rifiuti e all’abbandono: “Basta c’a munnezza, Napoli deve vivere!”.

Così i volontari di “Operazione Napoli città pulita” combattono il degrado. Lo fanno utilizzando foto e post che poi vengono diffusi sui social, al fine di sensibilizzare i napoletani a tenere pulita la loro città,. Sono slogan efficaci e gentili gentili, rivolti a coloro che possono leggerli, di trascorrere una buona giornata e una serena notte e, contemporaneamente invitano tutti a fare il proprio dovere: contribuire inoltrando opportune segnalazioni dei rifiuti selvaggiamente abbandonati, in modo da sollecitarne la rimozione.

Come? Innanzitutto attraverso la fotografia, mezzo sicuramente efficace, con il suo potere di denunzia e di sollecitazione all’operatività e al riscatto di una città martoriata dall’incuria e dal degrado.

Così, gli scatti si trasformano in armi del vasto programma di attività, operativo dallo scorso ottobre e messo a punto fondando su di una precisa progettualità attentamente studiata. Gli incontri in atto, sono incominciato in maniera continuativa a inizi settembre 2021, sviluppati grazie alle competenze e all’esperienza acquisite in un’attività ultradecennale svolta in più occasioni dai principali soggetti nel sociale cittadino.

All’Operazione prendono parte le associazioni aderenti al progetto “Operazione Napoli città pulita” che mirano a contribuire allo sviluppo della coscienza civica, a partire dalle “passeggiate ecologiche, storiche ed artistico-architettoniche, nei meravigliosi luoghi di Napoli insozzati e deturpati, fino a renderli indecenti, dal comportamento irresponsabile di una parte della cittadinanza”.

In quest’ottica, la fotografia conferma la sua valenza “come arma di rivoluzione, potente strumento di rivolta finalizzato ad un concreto mutamento, in quanto riesce a sollecitare i soggetti coinvolti verso una riflettessione sulle tematiche affrontate e sule metodiche per produrre cambiamenti. Un mutamento indispensabile per la vivibilità e la salute della collettività” – sostiene Raffaele Federico – La fotografia come creatrice e generatrice di rivoluzioni, perché possiede la forza di smuovere le masse giacché è capace di “fermare tutti quegli attimi che sono in grado di accendere nel nostro cervello una miccia”.

Allo stesso tempo, si collega al concetto della fotografia sociale tenuta a battesimo a Lewis Hine, con fine principale di raccontare, scatti efficaci, storie che era al suo tempo, come oggi, molto difficile descrivere a parole e, quindi, non venivano nemmeno prese in considerazione, spesso trascurate, ignorate, accantonate.

Gli osservatori vengono attraverso gli scatti, stimolati ad iniziare un cambiamento sociale.

È quindi una visione rivoluzionaria della fotografia, fondamentale nella ricerca della verità e nel raggiungimento dell’obiettività, attraverso l’uso dell’immagine, in particolare modo a proposito di realtà sociali e critiche, che frequentemente vengono ignorate volutamente.

Evidente pure legame con l’imposizione di Gianni Berengo Gardin, fotoreporter e fotografo dall’impostazione stacanovista e vocazione sociale, motivato da una forte volontà di documentare riportando nei suoi scatti quello che i suoi occhi catturavano dalla realtà circostante, in un approccio autentico e verista. Immenso il patrimonio culturale che ha lasciato, costituito oltre un milione e mezzo di fotografie e un impegno d’eccezione in più di 250 volumi specifici, nei quali ha spaziato eccellentemente oltre nell’architettura e nei paesaggi, dalla vita quotidiana a momenti “rubati”, colti con destrezza.

“A inaugurare il ciclo di incontri delle associazioni che hanno costituito il progetto oncp-operazione Napoli città pulita, quello che si è svolto in Piazza Bellini nel quale si è discusso ed approvato il programma guida con 27 punti da realizzare” – continua Federico – A Castello dell’Ovo, il secondo, tra i massimi simboli della città, il luogo forse più bello e rappresentativo, meta turistica internazionale, ma sommerso di rifiuti”.

E, in quella occasione, il dott. Antonio Vitale ha guidato una partecipata visita nel corso della quale è stata effettuata una raccolta di rifiuti simbolica.

Poi quello di In ottobre a Piazza Carlo lll, protagonista il Real Albergo dei Poveri, edificio con i suoi oltre 100mila metri quadrati, tra i più grandi d’Europa; i cui lavori furono affidati nel 1751 a Ferdinando Fuga, per volere del re Carlo III di Borbone al fine di ospitare tutti i poveri del Regno di Napoli, ovvero per offrire ai cittadini bisognosi e ai senzatetto ricovero e assistenza. Un sito specificamente scelto in quanto maggiormente rappresenta l’involuzione della società nei riguardi del rispetto dell’arte, della natura e della dignità umana.

Al Caffè Vanvitelli, sono intervenuti i rappresentanti delle associazioni aderenti e sono state approfondite le molteplici funzioni alle quali è stato destinato Palazzo Fuga nella sua storia, promuovendo “un confronto sulla grande umanità che ha contraddistinto la classe dirigente dell’epoca con il pressapochismo e l’incapacità delle attuali politiche sociali, sorde e cieche nei confronti della popolazione sofferente. Nei secoli, la struttura è stata adibita all’accoglienza e all’istruzione di orfani e indigenti, istituto di musica, carcere, scuola per sordomuti, centro educativo per minori. In questo luogo, due secoli fa, si restituiva dignità e sicurezza ai diseredati; una famiglia agli esclusi, ai senza tetto una casa, e ai giovani si insegnava un lavoro con cui vivere. Proprio per questi suoi usi umanitari, il progetto Operazione Napoli Città Pulita ha considerato questo luogo il più pertinente, dove iniziare il lungo percorso per liberare Napoli dalla sporcizia fisica e dalla miseria morale che da troppo tempo la sta devastando, a dispetto della sua luminosa storia e degli immensi tesori che custodisce” – stigmatizza Raffaele Federico.

E precisa: “La storia ci racconta che al suo tempo la struttura fu utilizzata per scopo solidale, accogliente e altruista. Nonostante questo, durante gli anni del progresso tecnologico e dello sviluppo economico si sono dimenticati i valori della solidarietà e del rispetto della persona. Per questo Napoli ha estremo bisogno di liberarsi dal fango dal quale è stata sommersa, per l’incuria e per la superficialità della sua classe dirigente. Pare che Il popolo nel contempo stia rapidamente acquisendo consapevolezza del grande valore della città. È stato fatto il punto sui primi risultati e affermata la forte determinazione di proseguire approfondendo la problematica dei senza tetto, che più di un secolo fa erano ospitati dignitosamente nel palazzo Fuga, mentre l’attuale società li lascia nell’indifferenza nei loro giacigli all’aperto e alle intemperie, tra rifiuti e i loro stessi escrementi”.

Al termine, l’attesa visita alla piazza, ai giardini devastati e ricolmi di rifiuti, al Palazzo Fuga circondato da aiuole con cespugli selvatici che accolgono i senza tetto, tra rifiuti di ogni genere, come si è provveduto a documentare in un dettagliato reportage fotografico.

Così negli altri incontri organizzati nei quartieri centrali e collinari tuttora in corso di svolgimento.

Piazza Dante con la sua architettura e in particolare ‘orologio, unico in Europa, collocato sulla parte alta del Convitto Vittorio Emanuele, sono stati al centro dell’intervento della dott. Maria Frattini.

Il gruppo dei volontari delle associazioni, ha proseguito nella Pignasecca, dove ha effettuato un Safari fotografico, “alla ricerca della monnezza ferocemente sparsa in quelle strade meravigliose e accatastata all’ingresso dell ospedale dei Pellegrini”.

Servizio fotografico pure a testimonianza del successivo incontro. Destinazioni: la Villa Comunale e il Parco della Rimembranza con breve disquisizione storica curata dal dott. Antonio Vitale.

Ancora, le gallerie storiche partenopee: quella dedicata a Umberto I e la Galleria Principe di Napoli, nei pressi del Museo Nazionale, “eletta a centro accoglienza per senzatetto di Napoli. – sottolinea Federico – Quest’ultima, si è rivelata un luogo di vera sofferenza, freddo e umido, che potrebbe ricordare l’era pre-legge Basaglia: poveri esseri umani distesi su cartoni messi a terra, sotto il colonnato invaso dal nauseante odore dei loro escrememti ed urine. Là svolgono la loro vita sotto gli occhi distratti di chi percorre quelle strade; sotto gli sguardi allibiti di comitive di turisti che porteranno nei loro cuori e nelle loro foto il dolore percepito”.

“Gli incontri sono proseguiti con la visita a Piazza Cavour, con aiuole aride e colme di rifiuti di ogni genere. Dove le scalette sono urinatoi, i giardini a ridosso dell’ex ufficio postale, murato a proposito, sono stati occupati da poveri senza tetto, e intorno rifiuti ed escrementi. Il tutto a breve distanza dal parco giochi per bambini e dalle stazioni della prima e seconda metropolitana. Di fronte a scuole, sezione Asia, Direzione cultura del Comune di Napoli”.

Aggiunge con forza Raffaele Federico, tristemente: “‘La vetta’ si raggiunge a Piazza Garibaldi, ‘biglietto da visita della città’, praticamente devastata. Sporcizia, rifiuti urbani e ingombranti, escrementi e urine a ogni passo” accolgono i turisti già dall’arrivo in stazione centrale, come in quella marittima e all’aeroporto. E “poveri esseri umani ridotti in uno stato inverosimile”.

Federico conclude con l’annunciate nuove iniziative a breve termine, incentrate sulla avivibilità cittadina e in difesa degli emarginati, che restano dimenticati da gran parte della cosiddetta società civile, come se fossero invisibili…

In calendario, a cura delle Associazioni dei volontari militanti di “Operazione Napoli Città Pulita”, altri incontri e iniziative in sostegno dei senzatetto e safari fotografici per tutelare la dignità di Napoli.

Info e contatti:

Facebook – Operazione Napoli Città Pulita

comitsalute@libero.it naples.pulita@libero.it

327 7389 305

Teresa Lucianelli

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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