“Mondo Giovani”/Baby gang: La violenza dei giovani senza nulla anche nel branco c’è chi ha paura

Un’escalation che sembra senza fine, da Nord a Sud. E sempre giovanissimi in trincea, a rischiare la vita senza saperlo. È colpa delle restrizioni dovute alla pandemia che li costringe a casa lasciandoli in preda alla noia? No, sono episodi di violenza organizzata, si tratta di un’emergenza che esisteva già prima del Covid. Bisogna tenere presente che un quarto dei giovani dai 15 ai 28 anni in Italia è da troppo tempo senza lavoro e senza scuola ed è qui che vanno trovate le ragioni di un disagio che può sfociare anche nella violenza mentre chi ha dovuto evitare amicizie e rapporti sociali a causa della pandemia è andato incontro piuttosto a depressione e ansia, a disturbi del sonno, si è buttato addosso tutta quell’energia che ha non ha potuto sprigionare nello studio, nel gioco o nello sport. Nel caso delle baby-gang la dinamica è senza dubbio diversa. Chi è davvero depresso si fa del male e non fa del male agli altri. Chi picchia e insulta i più deboli ha bisogno del branco, di qualcuno che lo veda e lo riconosca: non è un killer, in realtà non possiede un’identità e non ha punti in più rispetto agli altri. Il suo ragionamento è “mi rispettano perché hanno paura di me”. E nel branco c’è sempre chi ha paura del “più forte”. Sta qui la radice di tanta violenza? È necessario guardare sempre dentro la famiglia perché chi agisce con violenza, specie in età evolutiva, è perché ha ricevuto violenza da figure parentali di riferimento. È questo che porta a non dare un senso alla propria vita? Certo, più precisamente, nel caso del violento, l’altro non esiste perché non vede nemmeno se stesso, perché da adolescente non gli è stato comunicato alcun senso, ha visto il “grande” spaccare tutto, e così fa lui. Una situazione che si aggrava quando manca all’appello la scuola. Nel nostro Paese c’è un alto tasso di dispersione scolastica, il 24%, stiamo messi peggio di tutti in Europa, siamo davanti solo alla Romania, e poi esistono fortissimi divari territoriali, la situazione di Puglia e Sicilia è la più drammatica.

A cura di Ennio Silvano Varchetta