Sab. Apr 18th, 2026

Manovra Monti: cosa cambia per le pensioni

ROMA  – Tra le novità della manovra “salva Italia” del governo Monti (nella foto)  sicuramente quelle riguardanti le pensioni creano molti dubbi e paure. Naturalmente chi ha maturato i requisiti previdenziali entro il 31 dicembre 2011 non dovrà temere, perché le norme non hanno effetto retroattivo. Gli altri saranno soggetti alle nuove disposizioni: avvio del sistema contributivo pro rata per tutti dal 1° gennaio 2012, anche per coloro che, avendo cominciato a versare contributi prima del 1978, avevano mantenuto il metodo retributivo (n.b. fino al 2011 saranno calcolati con il retributivo); per la pensione di anzianità non basteranno più 40 anni di contributi ma 42 anni e un mese per gli uomini e 41 e un mese per le donne. Nel 2013 il requisito sale a 42 e 2 mesi, per attestarsi a 42 e 3 mesi a partire dal 2014 (per le donne invece 41 e 2 mesi, 41 e 3 mesi).
Per scoraggiare il pensionamento anticipato, per coloro che decideranno di andare in pensione di anzianità prima dei 62 anni, è prevista una riduzione del 2%, per la quota retributiva, per ogni anno di anticipo.
Per la pensione di vecchiaia il requisito sarà, già dal 2012, di 66 anni per gli uomini e 62 per le donne (fino ad arrivare a 66 anni nel 2018), con abolizione della finestra di uscita. Le lavoratrici del settore pubblico, invece, già dal prossimo anno saranno equiparate ai colleghi andando in pensione a 66 anni.
È previsto, inoltre, un aumento delle aliquote contributive degli autonomi di 0,3 punti ogni anno per arrivare a due punti in più nel 2018 (adesso sono al 20-21% per i commercianti e gli artigiani a fronte del 33% dei dipendenti).
A queste novità si aggiunge un blocco della rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione per il biennio 2012-2013, fatti salvi i trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a due volte il trattamento minimo Inps.

Claudia Minetti

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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