Il Sabato della Fotografia in Sala Assoli con la rassegna Look at Italy a cura di Manuela Fugenzi prosegue con l’incontro di sabato 17 gennaio che vede la presenza del fotografo Dario Coletti (nato a Roma, classe 1959), che interviene su tematiche legate al paesaggio e al luogo, tra sentimento e sperimentazione visiva, e alla ricerca della traccia culturale umana dentro gli spazi da questa abitati.
Il fotografo Dario Coletti, vicedirettore dell’Istituto Superiore di Fotografia di Roma, da anni accompagna la sua esperienza come fotografo all’attività didattica e alle collaborazioni giornalistiche; pubblica monografie. Viene insignito nel 2024 del Premio Internazionale Flaiano per la Fotografia alla Carriera; entra coni suoi scatti negli archivi dell’Unesco raccogliendo immagini del territorio della Sardegna, delle sue miniere, e dei minatori. Nei suoi lavori affronta spesso temi sociali e approda infine, alla fotografia antropologica e del territorio.
I luoghi della fotografia
Nel racconto dei suoi scatti nel corso del Sabato della Fotografia Manuela Fugenzi passa in rassegna alcuni dei tanti lavori fotografici di Coletti, dividendoli per luoghi, viaggiando tra le foto in avanti e indietro nel tempo, creando un fil rouge che li mette in relazione. Ci mostra alcuni scatti dei danni a L’Aquila in occasione del terremoto dell’agosto 2016; gli scatti nei quartieri di Roma, capitale vuota e sospesa durante i mesi dell’epidemia di covid; quelli fatti sull’Etna, come sito del Patrimonio dell’Unesco e infine, e si sofferma sulle immagini della Sardegna, terra particolarmente amata dal fotografo, interessata da campagne fotografiche prima negli anni ’90 e dopo negli anni duemila, che hanno immortalato la vita dei minatori, dei loro luoghi e delle loro storie, la protesta dei minatori del Sulcis; ma anche tanti altri ambienti naturalistici, come ad esempio il Parco naturale di Molentargius. Tutti luoghi osservati da Coletti con sguardo poetico ed intimista.



In molti casi quella di paesaggio secondo l’autore diventa una fotografia di presidio, e la sua è soprattutto una foto geolocalizzata che consentirà di misurare nel tempo i cambiamenti intervenuti sul territorio.
Lo sguardo dal basso
Lo sguardo del fotografo cambia continuamente prospettiva ed è essenzialmente e concettualmente uno sguardo dal basso, che intraprende un rapporto di tipo fisico col territorio, ma che non disdegna la fotografia aerea, anche quando questa sfrutta la più attuale tecnologia del drone, al fine di rendere più completa ed esaustiva la campagna di scatti e il racconto dei luoghi, quasi a chiuderne il cerchio.
Gli scatti dei minatori in Sardegna, rigorosamente in bianco e nero, saranno integrati negli anni con foto a colori scattate nel 2000 negli stessi luoghi, ormai abbandonati e con gli spazi della miniera chiusi. Saranno racconti differenti, di altre generazioni e di altre vite, scatti della memoria. Con questi scatti le trasformazioni dei luoghi e del territorio contribuiranno a dare nuovi apporti alla ricerca fotografica svolta in questi spazi.
Questi lavori in Sardegna si intrecciano con le foto scattate a Roma nella fase del covid, che vedranno la nascita di dittici di immagini, durante le fasi c.d. di apertura, scattate con l’IPhone al mare, in spiaggia, che Coletti definisce “foto dalla mia sedia“. E poi, ancora ci saranno nella sua esperienza gli scatti di archeologia etrusca, nei suoi territori di origine, di una natura serena e libera, scatti di monoliti arcaici. Di dialogo tra luoghi, forme, materia.
Di tutti questi lavori, la ricognizione fotografica in Sardegna, bellissima e completa, entrerà negli archivi dell’Unesco a raccontare quella terra.
Lo sciamano rilegge le sue fotografie
Nel volume “Il fotografo e lo sciamano“, edito nel 2015 da Postcart Edizioni, Dario Colletti compie un passaggio ulteriore e unisce fotografie e racconti. Le parole raccontano le immagini, descrivendo gli attimi, proprio come farebbe uno sciamano, e Dario Coletti attraverso i suoi pensieri dà voce ai suoi scatti. Come quando paragona l’immagine di una fessura scavata nella pietra alla forma dei rami di un albero; oppure, quando vede nella parabola disegnata dalle foglie di una pianta spontanea la stessa silouette di un monolito etrusco quasi come se la natura prendesse forma e si lasciasse plasmare dalla storia antica. Salvo quando non sarà l’uomo stesso a plasmare la natura, come nel caso delle montagne scavate formando gallerie che sovrastano la miniera. Talvolta crollando su loro stesse in un cambiamento territoriale continuo. Cosa in fondo non del tutto grave, essendo l’uomo stesso – come spiega il fotografo – un elemento centrale della medesima natura che crea alberi e montagne, e che prosegue con il suo operare un disegno più ampio e collettivo.


La rassegna in Sala Assoli prevede l’incontro con 4 protagonisti della fotografia italiana, e dopo Olivo Barbieri, e Dario Coletti, sarà la volta di nuovi appuntamenti che vedranno le fotografe Marialba Russo e Raffaela Mariniello.
