La Cona dei Lani, da Sant’Eligio al Mercato al Museo di San Martino.

Martedì 29 giugno alla Certosa e Museo di San Martino sarà presentata e inaugurata la nuova sezione espositiva dedicata alla Cona dei Lani, proveniente dalla chiesa di Sant’Eligio al Mercato.

Dopo un lungo intervento di recupero e restauro, la Direzione regionale Musei Campania presenta al pubblico, in un’ambiente appositamente allestito nel Museo di San Martino, un insieme monumentale di opere in terracotta che facevano parte della ricca decorazione della distrutta cappella dei Lani nella chiesa di Sant’Eligio al Mercato.

L’intervento, avviato più di vent’anni fa grazie alla lungimiranza dell’allora soprintendente Nicola Spinosa, in seguito all’identificazione nel 1998 dei frammenti nei depositi di Palazzo Reale da parte di Pierluigi Leone de Castris, è stato completato grazie a un finanziamento programmato nel 2018 dal Segretariato regionale del MIC diretto all’epoca da Mariella Utili e oggi da Salvatore Buonomo.

La Cona dei Lani si può ritenere il più imponente complesso fittile policromo del Rinascimento meridionale, che, persa irrimediabilmente la sua collocazione originaria, viene restituito alla fruizione grazie a quest’ultimo intervento di restauro e musealizzazione, diretto prima da Ida Maietta e poi da Rita Pastorelli con Lidia Del Duca.

Il restauro è stato eseguito dal consorzio R.O.M.A con la direzione tecnica di Giuseppe Giordano.

Il progetto di allestimento nel Museo di San Martino diretto da Francesco Delizia, si deve a Cassandra Lo Gatto e Ludovica Giusti, che ha anche diretto i lavori (allestimento: Project e D’Alessandro costruzioni s.r.l.).

L’opera è una testimonianza eccezionale della fase cinquecentesca della chiesa angioina di Sant’Eligio, distrutta dai bombardamenti del 1943 ed identificata, ancora tra le macerie, da Gennaro Borrelli alla metà degli anni Settanta del secolo scorso come opera di Domenico Napoletano, autore di formazione lombarda, citato dalle fonti e tra i protagonisti della composita cultura napoletana tardorinascimentale. Le ricerche storico artistiche propedeutiche a questo cantiere sono state avviate fin dalle prime fasi da Maria Ida Catalano che le ha continuate anche in quest’ultimo segmento, prestando al progetto la sua consulenza scientifica.

I grandi frammenti vennero ritrovati per la prima volta durante i lavori del dopoguerra. Erano stati sepolti sotto il pavimento della Cappella dei Lani (bucceri o macellai), che in origine accoglieva la straordinaria impresa decorativa. L’interramento fu eseguito nel Settecento, quando la chiesa venne sottoposta ad un lavoro di modernizzazione.

Dopo la scoperta, i magnifici pezzi superstiti della decorazione distrutta –teste, mezzi busti, qualche figura intera ed una grande quantità di elementi architettonici e ornamentali – furono indiscriminatamente accumulati e divisi tra diversi depositi cittadini, ed in sostanza dimenticati fino al recente recupero. Nel corso del complesso restauro ed assemblaggio moderno, dal puzzle dei frammenti sono state ricomposte numeroso figure di Sibillee Profeti, il Cristo Redentore, la scena dell’Adorazione del Bambino, quella del coro di angeli musicanti, oltre al recupero della Vergine e della predella con le Storie ed il martirio di San Ciriaco.

Già agli inizi di questa lunga avventura si erano potute ritrovare la firma e la data incise nella terra ancora cruda (Do)minici/(opu)s/(MD)XVII, che avevano potuto confermare le notizie tramandate dalle fonti. L’intervento di pulitura ha poi reso leggibili le superfici e i segni di lavorazione delle terrecotte, facendo emergere l’azzurro e l’oro dei frammenti architettonici. Inoltre, il ritrovamento di piccole parti di colore originale, restituisce ai monumentali pezzi il senso della loro preziosità, mentre l’allestimento su fondi e basi dai toni chiari accompagna in maniera sobria e raffinata la lettura dell’opera, restituita nella sua complessità di insieme maestoso ma mutilo.

Non si è inteso, infatti, tentare alcuna ricomposizione della Cona che arricchiva la perduta cappella dei Lani, tra le imprese decorative più singolari del primo cinquecento napoletano, data la assenza di tante parti, ma presentare nella maniera più eloquente ed al contempo coerente i maestosi frammenti.

L’esposizione permanente aggiunge ulteriore valore alle collezioni del Museo nazionale di San Martino, che fa capo alla Direzione regionale Musei Campania diretta da Marta Ragozzino, che tradizionalmente accoglie sculture provenienti da edifici religiosi e civili della città. Nel presentare l’intenso lavoro compiuto, sono di accompagnamento brevi testi ragionati, a cura di Brunella Velardi, e un video originale di Marco e Matteo Pedicini che evoca l’intera vicenda.

I tanti dati conoscitivi emersi durante il cantiere messi così in evidenza stimolano il pubblico verso riflessioni tecniche, formali, spingendolo a cogliere problematiche iconografiche ed ipotesi ricostruttive. Ai visitatori si sono offerti saperi diversi, risultato del confronto tra architetti, storici dell’arte, restauratori, diagnosti, grafici, fotografi, tutti coinvolti a completare la singolare impresa.

L’intervento di restauro e l’allestimento, finanziati dal Segretariato regionale per la Campania e frutto del lavoro congiunto con la Direzione regionale Musei Campania, saranno presentati alla stampa nell’ambito di una anteprima nella Sala della Cona dei Lani della Certosa di San Martino martedì 29 giugno alle ore 11.00. Alle ore 18.00 nel Chiostro dei procuratori si terrà la conferenza inaugurale. Interverranno: Salvatore Buonomo, Segretario Regionale MIC per la CampaniaMarta Ragazzino, Direttore Regionale Musei della Campania; Francesco Delizia, Direttore della Certosa e Museo di San Martino; Pierluigi Leone de Castris, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli; Maria Ida Catalano, Università della Tuscia, direttore scientifico degli interventi di restauro. Che dialogheranno su tutta la vicenda storica, critica, di cantiere e allestimento.




Il volo in deltaplano e parapendio si risveglia nei cieli di Lombardia e Veneto.

Cancellata lo scorso anno a causa dell’emergenza sanitaria, la XXXIII edizione del trofeo Valerio Albrizio, la competizione che vanta la più lunga tradizione nel panorama delle gare di deltaplano, ritorna nel 2021.

La manifestazione si svolgerà a Laveno Mombello (Varese) dal 4 al 6 giugno con eventuale recupero dall’11 al 13 in caso di meteo non favorevole.

Organizzata dall’Aero Club Lega Piloti in collaborazione con il Delta Club Laveno, prevede una partecipazione massima di 50 piloti compresi quelli provenienti dall’estero. Tra gli italiani presenti quelli della nazionale azzurra dieci volte campione del mondo, l’ultima nel 2019. Nessuna disciplina sportiva italiana ha mai vinto tanto.

L’area scelta è una vera palestra per gli amanti del volo libero in deltaplano e parapendio per le sue molteplici e peculiari caratteristiche. Dai decolli del Monte Nudo e del Sasso del Ferro vi sono notevoli possibilità di voli a lunga percorrenza, anche oltre i 150 km, toccando tutte le vette delle Prealpi: a est fino a Como e Lecco, a nord sulle Alpi svizzere e a ovest oltre il Lago Maggiore, fino alle valli del novarese, al Passo del Sempione e al Monte Rosa.

Il prossimo 12 giugno a Borso del Grappa (Treviso) e sul celeberrimo Monte Grappa andrà in scena Hike&Fly Experience,denominazione che identifica gli eventi di volo libero in parapendio ed escursionismo. Si tratta della seconda edizione di questo appuntamento che ha riscosso un notevole successo.

ParaZoo e Volo Libero Montegrappa sono gli organizzatori di questa manifestazione che nasce con l’obiettivo di far scoprire l’essenza del volo senza motore e il legame dell’uomo con la natura, un connubio in crescita e a impatto zero. Il pilota può contare solo sulle proprie gambe per raggiungere i decolli e sul parapendio per volo e discesa. In fase finale i piloti saranno anche impegnati in una prova di precisione in atterraggio in località Garden Relais.

Ecco infine alcune info: Volo in deltaplano e parapendio – 335 5852431 – skype: gustavo.vitali; Hike&Fly Experience, Borso del Grappa (Treviso) – Valeria Sartoretto – sito – pagina facebook –  info (at) hikeandflyexperience.it  Trofeo Valerio Albrizio, Laveno Mombello (Varese) Flavio Tebaldi – flafly63 (AT) gmail.com – sito – gruppo facebook

 

 




La Bretagna terra di leggende e di poeti paesaggi magici fra città medioevali e piccoli villaggi per un turismo verde e sostenibile

La Bretagna è da sempre terra di leggende antiche come i cavalieri della Tavola Rotonda di Re Artù e la spada nella roccia. Il lago di Comper, vicino al castello della foresta,  nasconde alla vista degli umani il palazzo di cristallo costruito in una notte dal mago Merlino  per la fata Viviana. Storie meravigliose, luoghi mitici  dove è possibile (con un poco di fortuna e di fantasia !) incontrare quegli elfi dispettosi chiamati korrigan. Nella foresta di Brocelandia, vicino  a Paimpont, il confine fra il mondo reale e quello immaginario è sottile. Nella foresta vi è la valle senza ritorno dove abitava Morgana, la sorellastra di Re Artù, che incantò la vallata: gli amanti fedeli potevano attraversarla senza pericolo, ma quelli infedeli rimanevano intrappolati nella valle senza più possibilità  di uscita. Si dice che i bretoni abbiano i piedi per terra e la testa tra le nuvole in quanto sono un popolo di poeti  in una terra che  sembra sospesa tra la realtà e la fantasia.

Basterebbe solo questo per invogliare ad andare alla scoperta di un territorio così suggestivo e fantastico sospeso tra oceano e cielo, qui si può avere un contatto stretto con la natura selvaggia e primitiva, con duemila chilometri di coste variegate, dove il granito rosa, dalle suggestive forme al tramonto, splende più che mai e le maree sono  quelle fra le più imponenti dove il mare si ritira fino a 13 metri. Il litorale bretone non assomiglia a nessun altro al mondo. E’ una Bretagna autentica e che incanta quella che è stata presentata nei giorni scorsi nel seguitissimo webinar organizzato da Atout France e dall’ufficio del turismo della regione. Una destinazione perfetta per ricaricare lo proprie batterie dopo il lungo periodo di lockdown che ci ha costretti a casa. Quattro i principali motivi per organizzare da subito un viaggio nelle regione: apprezzare il piacere della Natura in modo lento;  vivere i luoghi, l’ambiente, l’arte e la gastronomia; incontrarsi con gli altri viaggiatori e condividere le proprie esperienze. E allora pronti a partire? La strada dei fari ne conta oltre ottanta, undici le isole abitante, ed oltre mille gli isolotti, addirittura quattromila castelli e manieri, tredici le riserve naturali. Non tutti sanno che la talassoterapia è stata inventata nella Bretagna nel corso del XIX secolo, l’effetto combinato di sole, iodio e acqua salata dell’oceano danno grandi benefici. Passeggiare per oltre quattromila chilometri di sentieri a piedi o in bici, in barca o lungo i canali immersi nel verde, consentirà di apprezzare il patrimonio, di grande ricchezza, invitando a scoprire la vera anima bretone: le città, l’arte, le tradizioni antiche ma anche nuove tendenze, con i festival e gli eventi più cool. Quest’anno il Tour de France, in partenza da Brest il 26 giugno, avrà quattro tappe in Bretagna. L’arte contemporanea si potrà ammirare in luoghi inattesi, come lo spettacolare “Albero” dello scultore piemontese Giuseppe Penone nella tenuta di François Pinault sulla costa; la straordinaria mostra dal 12 giugno al 29 agosto della Collezione Pinault a Rennes, al Convento dei Giacobini; oltre al Festival di Fotografia a La Gacilly, da giugno a settembre.

La gastronomia ha come punto di forza le crêpes (da gustare quelle al caramello e burro salato) e le gallette nonché le ostriche dal gusto iodato, ma come non provare una ciotola di sidro frizzante, il chouchen (antica bevanda celtica a base di idromele), una fragola di Plougastel matura al punto giusto, le ricette di tendenza con il grano saraceno degli chef famosi come Bertrand Larcher allo Street food, concludendo il pasto con un whisky di grano saraceno… questi sono i sapori della Bretagna! La cucina bretone ha una vasta gamma di sapori della terra e del mare, con i suoi prodotti locali e di stagione. Tanti gli itinerari di scoperta dei molti volti della regione, fra mare e interno, e per alloggiare, proposte per tutti i gusti, dal faro dell’Isola Vergine al un maniero, a una casa sull’acqua o una roulotte appollaiata su un menhir.

Prima di tornare a casa con la nostalgia e la promessa di ritornare in Bretagna quanto prima, un souvenirpotrà essere una maglietta a righe dei marinai e una borsa fatta con vele riciclate. Lasciatevi contagiare dallo spirito della Bretagna, vivere al modo francese è anche prendere il tempo di vivere al ritmo della natura e del sole per scoprire tutte le ricchezze che la Bretagna ha da offrire.

Foto di Eugénie Ragot

Articolo di Harry di Prisco

Per saperne di più: www.bretagna-vacanze.com – www.france.fr

Facebook : France.fr – Twitter : @AtoutfranceIT #ExploreFrance #Abientot

 




Riprendono i tour al Rione Terra di Pozzuoli

In occasione della Festa della Repubblica, lo staff della Turismo e Servizi è pronto ad accogliere il visitatore e a condurlo da Puteoli a Pozzuoli, alla scoperta della città romana custodita nel ventre del Rione Terra, borgo vicereale costruito in seguito alla formazione del Monte Nuovo, il più giovane vulcano d’Europa la cui eruzione avvenne nel 1538.

Il Rione Terra è il centro antico della città di Pozzuoli.
Gli scavi archeologici sono nel ventre dell’abitato del Seicento e hanno restituito Puteoli, colonia romana nel 194 a.C., divenuta porto di Roma in età augustea. La Puteoli romana e la Pozzuoli vicereale convivono una nell’altra in una dimensione monumentale di grande impatto emozionale.
Un intervento senza precedenti nella storia dell’archeologia urbana in Italia, anche perché integrato con il progetto di restauro e valorizzazione dell’edilizia medievale, moderna e, più in generale, di tutto il quartiere.
I tour al percorso archeologico del Rione Terra Pozzuoli, guidati da guide riconosciute dalla Regione Campania, accolgono il pubblico ogni sabato, domenica e giorni festivi, con partenze scaglionate dalle 9:00 alle 16:30. La prenotazione è obbligatoria telefonando tutti i giorni, dalle 9:00 alle 17:00, al numero 081 19936286 o sul sito della Turismo e Servizi al link  https://www.turismoeservizi.it/tour-guidato-rione-terra/



Campi Flegrei Viaggio lento alle radici della storia tra paesaggi, arte, sapori e tradizioni

E’ stata presentata, ieri, Giovedì 27 Maggio 2021, nella splendida cornice dell’Hotel Calamoresca della città di Bacoli, la Guida turistica “Campi Flegrei Viaggio lento alle radici della storia tra  paesaggi, arte, sapori e tradizioni”, pubblicazione cartacea fortemente voluta dal Presidente del’Ente Parco Regionale Francesco Maisto allo scopo di fornire un supporto di orientamento turistico ed escursionistico per i visitatori e stranieri che raggiungono l’Area Flegrea, ma anche “strumento” per i tanti operatori culturali ed economici che possono utilizzarla come “punto di partenza” per un rilancio economico e produttivo dei Campi Flegrei.

Erano presenti all’incontro il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il Sindaco (padrone di casa) della città di Bacoli, Josi Gerardo della Ragione, Francesco Maisto, architetto, Presidente dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei, l’autore dell’Opera Massimo D’Antonio e il Presidente di Federalberghi Campi Flegrei Roberto Laringe. L’incontro è stato moderato dalla presentatrice Manuela D’Amico.

Negli interventi dei relatori è emersa la necessità di attivare per i Campi Flegrei azioni decisamente significative in termini di salvaguardia dell’ambiente e potenziamento delle infrastrutture, soprattutto  per i  trasporti e la mobilità,  per rendere un territorio così ricco di bellezze paesaggistiche, culturali e archeologiche,  efficiente come altre città d’arte e turistiche d’Italia e del Mondo. L’architetto Francesco Maisto (Presidente dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei) oltre a esporre al Presidente De Luca,  l’importanza dell’opera per la ricchezza di contributi che si trovano all’interno di essa,  un vero e proprio viaggio nella natura e nel tempo che porta il lettore a scoprire i Campi Flegrei da est a ovest, ha elencato tutte le iniziative future e le collaborazioni che l’Ente Parco intende mettere in essere per creare una sinergia allo scopo di mettere  insieme tutte le potenzialità (pubbliche e private) presenti sul territorio al fine di potenziare e strutturare definitivamente il comparto turistico, naturalistico e dell’accoglienza dell’area flegrea della città metropolitana di Napoli.

LA GUIDA – Realizzata con la collaborazione del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, gode dei Patrocini della Regione Campania, dei Comuni di Napoli, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida.

Stampata dalla Società flegrea Grafica Montese Snc in carta ecologica, il progetto grafico e l’impaginazione sono di Giacomo D’Ippolito, la traduzione in inglese di Manuela Chiarolanza- Le foto provengono in parte dall’archivio storico del Parco dei Campi Flegrei, altre di proprietà dell’autore, altre fornite da associazioni flegree e da fotografi amatoriali e professionisti. Come da progetto editoriale, le royaltis derivanti dal contratto di edizione saranno devolute dall’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei ad un’associazione no-profit per un piano di valorizzazione del territorio flegreo.

L’edizione dell’Opera è stata affidata alla Società Editrice Flegrea New Media Press di Rosario Scavetta, individuata quale struttura idonea a commercializzare e pubblicizzare le Guide poiché Casa Editrice che da anni promuove e valorizza con le proprie edizioni il patrimonio storico, archeologico e naturalistico dei Campi Flegrei.




Pubblicata la Guida turistica ufficiale dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei.

La Guida turistica ufficiale dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei, in italiano e inglese, edizione New Media Press Edizioni flegree sarà presentata questo prossimo giovedì 27 Maggio 2021 alle ore 10,30 all’Hotel Calamoresca (via Faro, 44 – Bacoli), alla presenza del Presidente della Regione Campania, On. Vincenzo De Luca, del Sindaco Josi Gerardo Della Ragione che porterà i saluti della Città di Bacoli,  del Presidente dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei, arch. Francesco Maisto, dell’autore dell’opera, dott. Massimo D’Antonio (Responsabile dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei), del presidente di Federalberghi Campi Flegrei, dott. Roberto Laringe.
Il volume dal titolo completo “Campi Flegrei – Viaggio lento alle radici della storia tra paesaggi, arte, sapori e tradizioni”, è una Guida Turistica formato tascabile pubblicata dall’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei, in collaborazione con gli Operatori dell’area flegrea.
Moderatrice della giornata sarà la dott.ssa Manuela D’Amico. La location è stata messa a disposizione da Federalberghi Campi Flegrei, sponsor della Guida.
L’Opera, distinta in due volumi (italiano e inglese), con prefazioni dell’On.Vincenzo De Luca e dell’arch. Francesco Maisto, è un vero e proprio viaggio nella natura e nel tempo che porta il lettore a scoprire i Campi Flegrei da est a ovest, ossia dal promontorio di Posillipo alla Piana di Liternum,seguendo otto itinerari di visita scanditi da oltre 400 illustrazioni, fotografie, mappe, disegni e gouaches. All’interno tutte le informazioni necessarie per preparare adeguatamente la trasferta, con una selezione di alberghi, punti di ristoro, indirizzi e orari di apertura dei luoghi da visitare unitamente a consigli utili per il soggiorno.
La Guida è stata realizzata con la collaborazione del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, e gode dei Patrocini della Regione Campania, dei Comuni di Napoli, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. Stampata dalla Società flegrea Grafica Montese Snc in carta ecologica, il progetto grafico e l’impaginazione sono di Giacomo D’Ippolito, la traduzione in inglese di Manuela Chiarolanza, mentre le foto provengono in parte dall’archivio storico del Parco dei Campi Flegrei, altre di proprietà dell’autore, altre fornite da associazioni flegree e da fotografi amatoriali e professionisti. Come da progetto editoriale, le royaltis derivanti dal contratto di edizione saranno devolute dall’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei ad un’associazione no-profit per un piano di valorizzazione del territorio flegreo.
L’edizione dell’Opera è stata affidata alla Società Editrice Flegrea New Media Press di Rosario Scavetta, individuata quale struttura idonea a commercializzare e pubblicizzare le Guide poiché Casa Editrice che da anni promuove e valorizza con le proprie edizioni il patrimonio storico, archeologico e naturalistico dei Campi Flegrei.

Poiché ancora in emergenza Covid-19 gli ingressi saranno contingentati e si potrà presenziare solo su invito o tramite prenotazione inviando e-mail all’indirizzo: segreteria@parcodeicampiflegrei.it. Per gli accrediti stampa si potrà, invece, fare riferimento all’indirizzo: newmediaufficiostampa@gmail.com.




L’universo femminile nella mostra Claire Fontaine | Pasquarosa | Marinella Senatore in Villa Pignatelli.

Tre interpreti differenti, per storia, generazione e cultura, Claire Fontaine, collettivo artistico fondato nel 2004, Marinella Senatore artista classe 1977 e Pasquarosa Marcelli Bertoletti, semplicemente nota come Pasquarosa, romana nata nel 1896 ad Anticoli Corrado e vissuta nel 900.

Tre artiste, e una quarta donna, Rosina Pignatelli, principessa e padrona di casa, allineata alle prime per periodo storico e tematiche, così come sottolinea nel piacevole giro in mostra di questa mattina, l’altra padrona di casa, la direttrice del Museo Diego Aragona Cortes, Fernanda Capobianco, con Rosanna Naclerio.

Quattro figure femminili che delineano un colloquio virtuale su temi condivisi, ancorché analizzati da differenti punti di vista.

Una sorta di unica, grande installazione volta a sottolineare il carattere dialettico e sperimentale del progetto di mostra, che inaugura domani per il grande pubblico con titolo: Claire Fontaine | Pasquarosa | Marinella Senatore a cura di Pier Paolo Pancotto. Mostra fortemente voluta dalla Direzione del Museo, dalla Direzione regionale dei Musei della Campania per questa nuova fase di riapertura dopo le chiusure per i decreti degli ultimi mesi.
Fondamentale per la Fondazione Nicola Del Roscio | La Fondazione, Roma che porta in mostra le opere è anche il contributo del collezionista Fabio Agovino, con due opere in prestito dalla sua collezione.

Apre la mostra l’opera “Dio C’è” e lo stendardo “Quanno so nato s’è fatta na festa” di Marinella Senatore che conducono presto alle sale con i primi lavori di Pasquarosa, di origine contadina, che nasce artisticamente come modella, e che con  il matrimonio con Nino Bertoletti introdotto nell’élite romana, costituirà un vero e proprio circolo che arriverà fino a personaggi come Pirandello, e Giorgio De Chirico.

Il mondo del femminile, il tema del corpo, il tema del linguaggio, queste sono le tematiche che ruotano intorno ai lavori intrisi di sentimento femminile delle tre artiste.

Alcuni collage di Marinella Senatore coesistono con pitture della Pasquarosa che appaiono prive della tecnica pittorica del tempo, certamente più lineare, ma che approfondiscono una poetica tutta personale. Inconsapevolmente, con la propria vita la Pasquarosa affermerà, pur non essendo una femminista in senso stretto, il suo concetto di libertà.

La mostra contiene anche un interessante video con immagini degli anni ‘30. Video che è stato ritrovato dal curatore cosìcchè la cineteca potesse digitalizzarlo. Negli studi precedenti sull’artista esistevano, infatti, solo piccoli frame. Il video mostra scene degli anni 1932, 1933, 1934 e dimostra la grande amicizia con Pirandello e la frequentazione della sua casa.

Accanto al video degli anni ’30 l’opera di Claire Fontaine “We are All” che si ricollega ad una certa serialità tipica dei lavori di Warhol dai quali il collettivo riprende tecnica e sovrappone in aggiunta la scritta, nell’intento di provocare un moto nello spettatore.  Alle sue spalle il Ritratto di Angelina, della Pasquarosa, ritratto e autoritratto, si colloca sempre sulla tematica della convergenza dei temi in mostra.

Due altri video, questa volta di Marinella Senatore, mostrano un gruppo di femministe svedesi, distanti per lingua ma con una forte musicalità che rende immediato il significato del loro canto.

Ancora quadri della Pasquarosa, nature morte materiche talvolta che mostrano una crescita artistica e che saranno presenti alle Quadriennali di Roma, e nuovamente in una fusion senza interruzione di continuità le scritte a Led del collettivo. Led in questo caso utilizzato come linguaggio, filosofia del linguaggio con una insegna che detta “Women are the moon that moves the tides” dove si sottolinea attraverso la luce, messaggio e linguaggio.

Nel tema dei rimandi, un dipinto su tela racconta l’esistenza dell’uomo rispetto alla vita, riprendendo un frame di una immagine della caduta delle torri gemelle si cui viene incollato un brevetto americano con una singolare tecnica di sopravvivenza.

Ancora a Led la scritta “I say I” fa riferimento a Carla Lonzi, scrittrice femminista; e ancora opere di Pasquarosa, tra le quali una incantevole natura morta napoletana, dove in primo piano l’artista dipinge sopra un telo fiorato un raffinato ventaglio.

Nella parte storica del Museo, il curatore ha voluto inserire due ritratti dell’artista realizzati da suo marito, Nino Bertoletti, che quasi sembrano parte dell’arredo di Villa Pignatelli. E qui, sul pavimento, come elemento di rottura, un’opera site specific di Marinella Senatore, sempre allineata al linguaggio del corpo e alla politica sociale.

Arriviamo agli ultimi lavori, l’elemento del mattone viene ripreso come tema della ribellione, mattoni rivestiti con copertine di libri e in questa sala, è di impatto l’accostamento di uno dei mattoni su copertina di un testo comunista al ritratto di Pio X. Conclude la mostra ancora una natura morta, ricca di spunti che sembrano di opere di Matisse, o di Van Gogh. E infine, “Beauty is a Ready Made”, la scritta a Led che chiude la mostra, rimanda a Duchamp e domina sulla vasca da bagno in marmo del principe. La bellezza è anche questa, è ovunque e non è esclusiva.

La mostra con le sue 34 opere e il catalogo di Di Virgilio editore inaugura domattina, sabato 8 maggio, dalle ore 10.00 alle 17.00, e sarà aperta al pubblico al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes di Napoli con prenotazione obbligatoria nel rispetto delle norme di distanziamento. Resterà aperta fino al 27 giugno 2021.




La Primavera dell’Arte e della rinascita. Musei in Campania dal 26 aprile

La Direzione Regionale Musei Campania ha programmato con i musei e i parchi archeologici autonomi della regione ritornata ‘gialla’ un piano coordinato di riaperture progressive che coinvolgerà tutti i luoghi della cultura statali campani per l’intera settimana, per invitare i cittadini a riappropriarsi dei loro siti identitari promuovendo un “Non vedevamo l’ora di poter riaprire in sicurezza i musei campani, fondamentali presidi di cultura e civiltà per i nostri territori e le nostre comunità. Sono felice di poterlo condividere con tutti i colleghi, è un segnale importante che possiamo lanciare, un bell’esempio di collaborazione e amicizia”, dichiara Marta Ragozzino, Direttore Regionale Musei Campania.
I luoghi della cultura di tutta la regione torneranno ad accogliere i visitatori dal lunedì al venerdì, come già sperimentato negli scorsi mesi, ma finalmente saranno aperti anche nel fine settimana e nei giorni festivi con accesso su prenotazione, come disposto dal DPCM del 2 marzo, le cui misure sono ora prorogate dal decreto legge del 22 aprile 2021.
La DRM Campania partecipa al programma di riaperture con 19 dei 25 musei della rete, che riapriranno nel corso della prima settimana.

Si comincerà lunedì con Castel Sant’Elmo e Certosa e Museo di San Martino a Napoli, il Museo archeologico di Eboli e della Media Valle del Sele, l’area archeologica del Teatro romano di Benevento e il Palazzo della Dogana dei Grani di Atripalda.
Martedì aprirà la maggior parte dei musei archeologici della rete: il Museo archeologico dell’antica Allifae, il Museo archeologico di Pontecagnano, il Museo ‘Georges Vallet’ a Piano di Sorrento, il Museo archeologico della Valle del Sarno, il Museo storico archeologico di Nola, il Museo archeologico dell’antica Capua e quello del Sannio caudino a Montesarchio, insieme alla Certosa di San Giacomo a Capri.
Mercoledì il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, il Museo Novecento a Napoli sulla piazza d’armi di Castel Sant’Elmo e, finalmente, anche il Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana, insieme ai musei archeologici di Calatia, a Maddaloni, e Teano, mentre giovedì sarà la volta della Certosa di San Lorenzo a Padula.
Nonostante la chiusura, le attività culturali nei nostri musei non si sono fermate. Accanto alle operazioni di manutenzione, restauro e catalogazione di reperti e opere d’arte, sono stati avviati progetti di digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio che proseguiranno nei prossimi mesi e che hanno impegnato il personale dei musei per continuare a preservare, studiare e promuovere il patrimonio custodito nelle vetrine e nei depositi.
Una ricca programmazione di eventi e iniziative, inoltre, offrirà ai visitatori già dalle prossime settimane nuovi contenuti e offerte culturali, frutto delle attività e dei progetti in corso.
Alla Certosa di San Martino un nuovo impianto di illuminazione è stato completato per la celebre Sezione presepiale, che presto tornerà ad essere inserita nel percorso di visita. Al Museo di Eboli il recupero, avvenuto in questi mesi, dei corredi delle necropoli ebolitane finora conservati nei depositi del Parco archeologico di Paestum, ha dato avvio a un progetto di riallestimento delle sale dedicate alle cronologie più antiche di Eboli e della Valle del Sele. A Sarno, le attività di schedatura e catalogazione dei reperti e di sistemazione dei depositi, realizzate nel periodo di chiusura, hanno consentito di rinnovare l’allestimento di alcune vetrine del museo con reperti provenienti dalla Valle del Sarno e risalenti all’VIII-VII secolo a.C. e all’epoca romana. Al Teatro romano di Benevento i visitatori troveranno nuovi apparati informativi, realizzati con la collaborazione del Comune di Benevento, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento e della Scuola Superiore internazionale per Mediatori linguistici di Benevento, oltre che una nuova sistemazione dei reperti custoditi nell’area archeologica, per i quali sono state avviate attività di inventariazione insieme alla SABAP.
A Capri è visitabile ancora per alcuni giorni la mostra ‘Fons Vitae di Antonio Ievolella’, allestita nella Certosa di San Giacomo, mentre il Museo archeologico di Pontecagnano finalmente potrà accogliere dal vivo “IN &OUT”, collettiva fotografica organizzata in occasione dell’8 marzo e che, a causa della chiusura dei musei, era stata presentata online. La mostra in presenza, dedicata al tema del silenzio e della dimensione di isolamento che nell’ultimo anno ha coinvolto noi tutti, vuol essere un segnale concreto di ritorno alla normalità, proprio a partire dai luoghi della cultura, ed è realizzata con il patrocinio del Comune di Pontecagnano Faiano e in collaborazione con numerose associazioni del territorio.
A Montesarchio, il Museo archeologico del Sannio caudino si prepara a esporre temporaneamente la pala d’altare recuperata in questi giorni dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Napoli, che, dopo essere stata trafugata dall’ex convento delle Clarisse nel 1997 e smembrata in sei parti, sarà restituita alla comunità grazie alla collaborazione tra la Direzione regionale Musei Campania, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento e il Comune di Montesarchio.

Tutte le info e gli aggiornamenti su orari di apertura e modalità di prenotazione sono disponibili su Beni Culturali/Campania e sulle pagine del Ministero, nonché sui canali social dei Musei.




Il Vesuvio, vulcano partenopeo.

L’aspetto del Vesuvio, quella notte, era troppo solenne. La insolita vivacità che lo animava presentava ai nostri sguardi uno di questi grandi spettacoli della natura, davanti ai quali ci sentiamo forzati a contemplare attoniti e silenziosi.” così, nel componimento “Napoli ad occhio nudo. Lettere ad un amico” Renato Fucini nel 1877 descriveva nel suo reportage napoletano il Vesuvio.

Quando il viaggiatore arriva a Napoli, la prima immagine imponente che appare davanti ai suoi occhi, sia che vi giunga per terra, sia che viaggi via mare o giunga in aereo, tra gli azzurri del cielo e del mare e il giallo della pietra di tufo, è l’immagine del Vesuvio. La “Grande Montagna” è ricoperta di fertile vegetazione e presenta un mucchietto di case sulla base che si arrampicano lungo le sue pendici. E’ una presenza fondamentale, unica nel disegno architettonico della città e del suo golfo. Una presenza forte nella vita dei partenopei, simbolo di prosperità e di energia.

Una tradizione popolare della fine del ‘600 vorrebbe che la parola Vesuvio derivi dalla locuzione latina Vae suis! che significa: “Guai ai suoi!”, giacché la maggior parte delle eruzioni sino ad allora accadute, avevano sempre preceduto o posticipato avvenimenti storici importanti, e quasi sempre carichi di disgrazie.

Ad esempio, l’eruzione del 1631 sarebbe stata il “preavviso naturale” dei moti di Masaniello del 1647 a Napoli.

Viene invece, chiamato la Montagna nelle poesie napoletane di fine ‘800, con la lettera M in maiuscolo per indicarne la maggiore importanza rispetto alle altre montagne.

Dominante nella fotografia del golfo di Napoli, il Vesuvio in realtà non è un vulcano altissimo [parliamo di meno di 1.300 metri di altezza] e la facilità del percorso ha reso possibile da sempre la scalata da parte dei viaggiatori.

Tra i 19.000 anni fa e il 79 d.C. – anno dell’ultima più violenta eruzione – ebbero luogo una serie di eruzioni alternate a periodi di quiete del vulcano. La fertilità dei terreni circostanti, tipica dei suoli vulcanici, favorì gli insediamenti umani nonostante fosse noto fin dai tempi più antichi il rischio dell’area.

Ad ogni modo l’eruzione del Vesuvio del 79 rappresenta ad oggi il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. Questa eruzione ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, distruggendo le città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia. Poi, in parte riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

Le eruzioni di quell’epoca sono eruzioni pliniane dai nomi di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, studiosi romani, testimoni diretti dell’eruzione del 79 d.C., durante la quale il primo morì e il secondo raccontò l’evento.

Tutte meravigliose le rappresentazioni in arte del Vesuvio. Dal Vesuvius di Andy Warhol, realizzato nel 1985 in occasione del soggiorno di Warhol a Napoli e conservato al Museo di Capodimonte; andando più indietro negli anni alle belle tavole di Sir William Hamilton; fino ad arrivare all’affresco ritrovato nella Casa del Centenario a Pompei, detto affresco di Bacco e Vesuvio, che rappresenta le due divinità rispettivamente come pigna d’uva e montagna. Bellissime poi tutte le gouaches del periodo del grand tour e gli oli dipinti tra ‘700 e ‘800: l’Eruzione del Vesuvio del 1782 di Pierre-Jacques Volaire, l’Eruzione del Vesuvio del 1631 di Micco Spadaro; e poi, Pierre Auguste Renoir, Silvester Scedrin, Jean-Baptiste Camille Corot, William Turner che dipinge un Vesuvio pieno di nubi infuocate.

Togliete a Napoli il Vesuvio, e la voce incantata della sirena avrà perduto per voi le sue più dolci armonie.” Renato Fucini sentenzia nel suo reportage napoletano.

Tantissime le pubblicazioni in commercio sul Vesuvio, su Pompei e sull’area vesuviana.




Le città con gli occhi. Roma.

Il viaggio è scoperta di nuovi mondi, è introspezione e analisi dentro se stessi, come accade quando si attraversano i sogni e se ne ripercorrono le immagini.

Nel volume “Le città Invisibili” di Italo Calvino, nel dialogo immaginario tra Marco Polo e il Gran Khan, re dei Tartari: «Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra».

In questa fase di pandemia alcuni studi hanno analizzato gli effetti della diffusione del virus e dei lock down sulle grandi città e nello specifico, sulle città d’arte: Venezia, Roma, Napoli, Firenze. Il city break, la voglia di staccare dalla vita di tutti i giorni e di viaggiare per un week end visitando una città d’arte sembra essersi bruscamente arrestato. La realtà è che questa fase sarà transitoria e questo tipo di turismo, rimasto in sospeso, è solo in attesa di una ripresa, con nuove regole, nuovi tempi e nuove modalità.

Il 2020 ha registrato nelle grandi città una flessione dei turisti rispetto al 2019 a poco più di un quarto.

La categoria delle grandi città, composta secondo l’Istat da 12 comuni con più di 250 mila abitanti, nel 2019 aveva registrato circa un quinto delle presenze dell’intero territorio nazionale, mentre in fase mcovid registra una flessione delle presenze nei primi 9 mesi del 2020 pari al -73,2% e un andamento peggiore rispetto alla media nazionale (-50,9% rispetto allo stesso periodo del 2019).

Abbiamo voluto fare un salto nella capitale, che continua la sua vita e le sue attività quotidiane, come possibile, e che mentre scriviamo si colloca nella condizione di zona arancione. E là,  abbiamo ritrovato la bellezza e l’energia di sempre. La forza di una vera capitale. Un fermento assopito, ma pronto a ripartire.

Abbiamo impugnato la macchina fotografica e fatto qualche scatto fugace per le vie, assaporandone la solitudine, ma anche la presenza umana silenziosa.

Perché le città si sottraggono agli sguardi tranne che se le cogli di sorpresa. Perchè gli occhi riportano alla memoria e cristallizzano la bellezza.

Perché come scrive ancora Calvino: «presto la città sbiadisce ai tuoi occhi, si cancellano i rosoni, le statue sulle mensole, le cupole. I tuoi passi rincorrono ciò che non si trova fuori dagli occhi ma dentro, sepolto e cancellato: se tra due portici uno continua a sembrare più gaio e’ perché è quello in cui passava trent’anni fa una ragazza dalle larghe maniche ricamate, oppure è solo perchè riceve la luce a una certa ora come quel portico, che non ricordi più dov’era».

Per qualche spunto sui viaggi, e sulle letture, sui libri, lasciamo il sito https://www.turismoeservizi.it/categoria-prodotto/libri/




Area Flegrea: Al via il Partenariato pubblico – privato “Macellum” e Piscina Mirabilis

Il “Macellum” (Tempio di Serapide) Pozzuoli

Ferrigno (Turismo e Servizi Srl) augura buon lavoro al Parco Archeologico e ai Partner direttamente coinvolti nel partenariato  e  auspica una rete allargata di soggetti coinvolti nella filiera locale.

Piscina Mirabilis – Bacoli

Con la firme di ieri relative agli accordi di partenariato per la nuova gestione  e valorizzazione del Macellum di Pozzuoli e della Piscina Mirabilis di Bacoli si apre per il Turismo una nuova opportunità di fruizione dei Beni Archeologici dell’Area Flegrea. La sperimentazione della collaborazione pubblico – privato, non può che fare bene al nostro comparto – dice Fulvio Ferrigno (nella foto) – imprenditore, amministratore di Turismo e Servizi Srl. Questo percorso – aggiunge Ferrigno – potrà sicuramente aprire nuove prospettive, non solo per i soggetti che direttamente gestiranno i siti (Ati Macellum e Ati Mirabilis), ma anche per tutte le aziende che operano nel settore ricettivo e della filiera turistica che potranno dare il loro supporto alle iniziative di valorizzazione e fruizione dei Siti archeologici che a breve, Covid19 permettendo, saranno finalmente aperti e visitabili. In questa ottica di collaborazione, Turismo e Servizi Srl, augura buon lavoro alle società, associazioni ed enti coinvolti nei progetti e auspica una proficua collaborazione con tutti,  al fine di creare, finalmente, una rete di soggetti coinvolti  nella filiera turistico  e ricettiva locale,  allo scopo di far conoscere , quanto più possibile,  le bellezze archeologiche e monumentali dei Campi Flegrei.

Le Foto del “Macellum” di Pozzuoli e Piscina Mirabilis (Bacoli) sono di Luigi Borrone




Visit València presenta il programma “Più falleros che mai”

Un viaggio virtuale attraverso gli usi e costumi delle Fallas il famoso festival di València dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Umanità
Per ricordare coloro che non ci sono più e che ora ci illuminano dal cielo, è stato posizionato nel centro di València un braciere olimpico

Las Fallas di Valencia è una festa di origini antiche a metà fra la tradizione pagana a quella cristiana. Con tale celebrazione si festeggia l’arrivo della primavera e San Josè, il nostro San Giuseppe, patrono dei falegnami, proprio a tali artigiani si deve la tradizione odierna de “Las Fallas”. A metà del mese di marzo, nelle stradine e nelle piazze di València i carpentieri bruciavano i vecchi e logori strumenti del mestiere insieme a trucioli di legno. Tra questi vi erano anche le “parots” di legno che venivano utilizzate per reggere le lampade ad olio. Data la situazione dell’epidemia Covid in corso, i festeggiamenti sono stati rinviati e dovrebbero tenersi a València tra maggio e luglio 2021. Nella seconda metà dell’anno e sempre in funzione dell’evoluzione sanitaria della pandemia Covid-19, verrà rianalizzata la possibilità di organizzare le Fallas nel 2021. La celebrazione internazionale, dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità, risorgerà dalle ceneri in una nuova edizione con le stesse Falleras Mayores (regine della celebrazione), grazie alla satira e all’ingegnosità degli artisti delle Fallas.
Accogliente, vivace e dinamica, València si prepara ad accogliere nuovi visitatori con una serie di novità, nuove aperture e appuntamenti per tutti i gusti.
València lancia una campagna per dare visibilità alle Fallas: “Più amanti delle Fallas che mai”, anche se la pandemia ha costretto il rinvio della festa, Visit València ha lanciato una campagna per incoraggiare il mondo fallero a sostenere il commercio e gli artigiani locali. Con lo slogan #MásFallerosQueNunca, ha lanciato un video e ha creato un programma con eventi online che durerà fino al 19 marzo.
Marzo a València significa Fallas e, anche se quest’anno non si potranno celebrare nel modo classico con pupazzi e fuochi d’artificio, la città vuole parlare al cuore di tutti gli amanti di questa festa. Per fare questo, la campagna #Piùfalleroschemai di Visit València è un invito a riallacciare le tradizioni falleras e un omaggio al ricco patrimonio culturale del festival, agli artisti e alle aziende locali che rendono possibili le Fallas. L’invito è rivolto principalmente a tutti i valenciani per vivere la “loro” festa delle Fallas, dando priorità alla responsabilità e al rispetto di coloro che stanno vivendo un momento difficile per le restrizioni sanitarie.
Per Emiliano García, Assessore al Turismo della Città di València e presidente di Visit Valencia, questa campagna ha permesso: «di mantenere la visibilità di questo festival Patrimonio Immateriale dell’Umanità, unendo le forze in un momento molto complicato per i principali settori economici legati al festival e proiettare il nostro modo di essere al mondo, per mostrare che siamo un popolo unito e creativo, anche in circostanze come quelle attuali, e di farlo con responsabilità e rispettando le restrizioni attuali».
Le Fallas diventano virtuali per viaggiare per il mondo
“Più falleros che mai” è un viaggio attraverso gli usi e costumi delle Fallas, tramite le tradizioni di Valencia sotto i vari aspetti della città e delle reti sociali: fare la paella in casa o illuminare le abitazioni, mangiare frittelle o prendere una “chocolatada”, inviare fiori ai propri cari, offrire figure di cartapesta o pezzi di oreficeria e abbigliamento tradizionale, ascoltare i successi della musica fallera o le mascletà ( cioè i petardi) stando a casa, questo e molto altro i principi alla base delle Fallas di València.
La filosofia di questa campagna è quella di presentare i cittadini di València come un popolo che non si avvilisce di fronte alle avversità, tramite l’ingegno, la creatività e la passione. Ed è per questo che i cittadini di Valencia vogliono dimostrare a tutti di essere più “falleros” che mai. Il calendario delle attività consentirà di godere València in modo virtuale in tutto il mondo, e includerà dettagli sulle tradizioni e l’eredità artistica, per sostenere gli artigiani e le imprese locali della città.
La “plantà” di quest’anno sarà caratterizzata da imprese locali, che dal 15 marzo allestiranno “La vetrina delle Fallas”, in collaborazione con le corporazioni degli artisti delle Fallas. Per tutta la settimana delle Fallas, dal 15 al 19 marzo, ci sarà anche una serie di attività virtuali sui social network di Visit València, come il workshop “Designing fire”, ispirato alla Capitale Mondiale del Design, in cui artisti e designer di fallas spiegheranno come si crea una falla; sessioni online con le fallas dedicata ai bambini, in cui essi potranno vivere la parte più emotiva del festival o incontri come “Ser Fallero/a y Artista”, per condividere esperienze con i grandi protagonisti delle fallas; “La Cremà”, una chiacchierata distesa con un gruppo di divulgatori online del festival delle fallas, dove verranno riviste alcune delle storie legate alle più importanti “cremà”, l’evento culminante quando a València il 19 marzo vengono incendiate le Fallas.
L’anno scorso, prima delle restrizioni e della cancellazione del festival delle Fallas, assistevano alle mascletá, gli spettacoli pirotecnici quotidiani che si tenevano di pomeriggio nella Piazza dell’Ayuntamiento, tanti turisti prevenienti da tutto il mondo che hanno già vissuto questa festa con i valenciani e che potranno continuare a farlo negli anni a venire, nel frattempo dobbiamo tutti essere più “falleros” che mai, magari per sconfiggere gli spiriti maligni che ci costringono a non essere liberi come un tempo ma che ritorneremo ad esserlo.
Per ricordare coloro che non ci sono più e che ora ci illuminano dal cielo, è stato posizionato nel centro di València un braciere olimpico di forma tridimensionale alto quattro metri dell’artista fallero Miguel Banaclochache che riproduce il disegno del poster 2021 delle Fallas di Diego Mir e Fase Studio. Arderà fino al prossimo 19 marzo, fino alla fine delle prossime Fallas, a simboleggiare che si continua a lavorare e lottare per le Fallas, la festa che non è ad appannaggio di pochi ma è di tutti gli appassionati.

 

 

 Harry di Prisco