Sab. Apr 18th, 2026

La Cop17 delinea la roadmap sul clima

ROMA – Domenica si è conclusa la 17a conferenza delle Nazioni Unite sul clima, i cui negoziati sono durati 13 giorni. È stata raggiunta un’intesa sulla roadmap per realizzare, entro 3 anni, un trattato globale in grado di contrastare i cambiamenti climatici. È stato previsto un meccanismo capace di imporre l’adozione di iniziative per una progressiva riduzione delle emissioni di gas serra da della comunità internazionale, con particolare riferimento a tutti i grandi inquinatori.
A partire dal 2012 un gruppo di lavoro dovrà definire l’accordo globale sulla riduzione delle emissioni climalternati. Il nuovo patto dovrebbe essere siglato entro il 2015 per diventare operativo nel 2020. Esso deve rispettare il compromesso sui termini e la forza legale raggiunto tra il «contesto legale» più soft sostenuto dal rappresentante statunitense, Todd Stern, e la vincolatività promossa dalla commissaria europea per il clima, Connie Hedegaard.
La conferenza ha anche sancito l’operatività del Fondo Verde per aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere le azioni contro il riscaldamento globale. Si tratta di una serie di aiuti ai paesi più poveri per diminuire i danni ed agevolare lo sviluppo di tecnologia verde. Nel 2020 il Fondo dovrebbe valere 100 miliardi di dollari e sarà gestito dalle Nazioni Unite. Tuttavia non è stata ancora individuata la fonte di un tale finanziamento.
Inoltre è stato determinato e concretizzato il trattato REDD+ che prevede uno specifico sostegno economico per proteggere le foreste nei Paesi in via di sviluppo.
Per quanto riguarda il Kyoto2, dal momento che il Canada, il Giappone e la Russia non parteciperanno agli impegni previsti dal protocollo dopo il 2012, interesserà essenzialmente l’Unione Europea e pochi altri paesi industrializzati. A Durban, infatti, l’Europa, la Norvegia, la Svizzera e l’Australia, hanno confermato il rinnovo, per altri cinque anni, dell’osservanza delle regole imposte dal Protocollo di Kyoto firmato nel 1997 per diminuire le emissioni. La ridotta adesione è una premessa negativa per il raggiungimento del trattato globale.  Il Kyoto2 avrebbe, invero, potuto rappresentare un ottimo collegamento verso il trattato modiale. Il fine principale dell’accordo globale e del Kyoto2 è quello, infatti, di accompagnare le economie emergenti come Brasile, Cina ed India nella lotta ai cambiamenti climatici, fermo restando l’auspicio di un concreto coinvolgimento degli Stati Uniti che non si sono mai impegnati nel primo periodo di Kyoto.
In una nota congiunta della Commissione e del Consiglio europeo l’accordo sulla road map è stato definito “una svolta storica”. Anche il neoministro dell’Ambiente italiano, Corrado Clini, si è detto soddisfatto: «Siamo usciti dal “cono d’ombra” di Copenaghen. L’accordo supera i limiti del Protocollo di Kyoto e ha una dimensione globale» presentando all’Europa, e all’Italia, la possibilità di impiantare la “piattaforma” per una crescita comune, insieme con il Sudafrica, il Messico, la Cina, l’India ed il Brasile. Bisogna considerare che il ruolo delle economie emergenti è cruciale. Ad oggi esse costituiscono i principali investitori in tecnologie a basso contenuto di carbonio. Secondo Clini l’Italia sta consolidando partnership strategiche con ciascuno di questi paesi.
Di contro molte associazioni ambientaliste ed organizzazioni non governative, impegnate per assistere le popolazioni afflitte da carestie, siccità ed inondazioni hanno lamentato la limitatezza del compromesso raggiunto a Durban, che non incide direttamente sulle conseguenze del riscaldamento globale.
In Italia Legambiente ha rilevato che «A Durban dopo lunghi e difficili negoziati si è riuscito ad evitare il fallimento e rinnovare il Protocollo di Kyoto come regime di transizione verso un nuovo accordo globale, che dovrà coinvolgere anche le maggiori economie del pianeta superando l’attuale contrapposizione tra paesi industrializzati e in via di sviluppo». Nella nota diffusa ieri l’Associazione riconosce che «grazie al ruolo determinante dell’Europa – finalmente con il sostegno convinto anche del nostro governo – è stato possibile dare vita ad una Coalizione di volenterosi tra paesi industrializzati emergenti e in via di sviluppo in grado di spingere India e Cina ad abbandonare il gioco dei veti contrapposti e costringere gli Stati Uniti ad approvare un mandato a sottoscrivere un accordo globale che abbia il Protocollo di Kyoto come architrave».

Eleonora M. Pani

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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