Sab. Apr 18th, 2026

“La Barchiglia”: dolce pegno d’amore di Ferdinando IV di Borbone alla duchessa di Floridia

La chef e scrittrice stabiese Rosanna Fienga riscopre il “pasticcetto a forma di barchino” e lo dedica alla sua Città insieme ad un affascinante versione di ciò che accadde un tempo dentro e fuori le mura conventuali: la creazione di un piccolo capolavoro goloso per celebrare la gloria della flotta di un grande e potente Regno.
A sostegno, i documenti rinvenuti grazie ad una lunga e minuziosa ricerca dallo storico Giuseppe Plaitano, presentati nelle accoglienti sale di Francesco e Co, e tra essi una lettera del Sovrano alla sua amata

Teresa Lucianelli

Castellammare di Stabia. Nel Regno delle Due Sicilie era conosciuto come il “dolce stabiese”. Una deliziosa barchetta di pasta frolla dall’intenso profumo di agrumi, come uno scrigno di golosa preziosità, ripieno di un cuore rosso di ricotta e amarena, ricoperto da un candido manto di glassa sulla quale campeggia il sorriso radioso di una sottile buccia d’arancia candita.
La sua storia è stata svelata ad un attento pubblico dalla scrittrice e chef stabiese Rosanna Fienga, colonna portante del ristorante Francesco e Co, nel corso del piacevole quanto interessante incontro che si è tenuto nell’accogliente location ristorativa in via Alcide De Gasperi. Insieme a lei, il prof. Giuseppe Plaitano, ricercatore stabiese, curatore di un Archivio storico di pregio che ne porta il nome, specializzato in significative testimonianze riguardanti il territorio di Castellammare di Stabia. Plaitano ha ritrovato interessanti scritti a riguardo, a seguito di una lunga e minuziosa quanto paziente ricerca. Su essi si è soffermato, suscitando grande coinvolgimento dei presenti al pari della poliedrica Rosanna Fienga che è stata ispirata felicemente dalla scoperta e principalmente dall’affettuosa lettera scritta dal Re Ferdinando IV di Borbone (cioè Ferdinando I delle Due Sicilie) alla Duchessa di Floridia e San Donato sua moglie morganatica – sposata dopo la morte di Maria Carolina e già sua amante – alla quale tra l’altro donò la meravigliosa Villa Floridiana, tra le più belle residenze antiche di Napoli.
La scrittrice e chef si è figurata il Sovrano mentre osservava il mare dall’alto della Reggia di Quisisana dove dimorava, in attesa di tornare a Napoli per rivedere la nobildonna che aveva rapito per sempre il suo cuore.
“L’ho immaginato mentre guardava il completamento della nave Vesuvio nel suo cantiere, desiderando stare cuore a cuore con la sua amata Lucia Migliaccio e quindi, le scrive tra l’altro: ‘ti mando delle barchiglie di Castell’ammare. Ti abbraccio teneramente e sono tuo Affezzionatissimo Compagno,
Fedinando B.’” – ha rivelato Rosanna alla qualificata platea presente, trasportata dalle sue citazioni e dalle ipotesi formulate sulla scorta di dati certi, indietro nel tempo.

“È tra le missive nella raccolta epistolare appunto del Re: ‘Lettere di Ferdinando IV alla duchessa di Floridia 1820-1824’, curata da Salvatore di Giacomo e pubblicata nel 1914 e costituisce una delle prove documentali che la Barchiglia era considerato una specialità stabiese. Il primo documento è da attribuire a Francesco Alvino che nel 1845, sosteneva che questo dolce ‘solleticasse il gusto di chi spendeva pochi giorni di vita spensierata in Castellammare’” – ha raccontato Giuseppe Plaitano alla platea, con un occhio attento alla sua affascinante descrizione e l’altro all’invitante buffet sul quale campeggiavano 150 barchiglie classiche riprodotte con maestria e passione da Rosanna Fienga, che ha ricostruito la ricetta, con grande impegno e un certosino lavoro di sperimentazione, ottenendo ottimi risultati, sulla base dei pochi elementi di riferimento esistenti, tratti dagli scritti e da sue deduzioni logiche collegate agli studi e alle testimonianze sui gusti dell’epoca e specificamente nel Regno delle Due Sicilie, per quanto non esista allo stato attuale la certezza di tutti gli ingredienti e delle dosi esatte. Candida ricotta sottile e cremosa come fosse panna, amarene dal sapore intenso, mandorle, limone e fiori d’arancio, cannellla e.. tanto amore e la pazienza che esso sempre richiede.
Accanto a queste squisitezze d’altri tempi, sulla lunga tavolata addobbata, nei variopinti vassoi di porcellana, pure molte altre barchiglie nella versione “cassata”, ideata dalla chef/scrittrice quale omaggio goloso alla tradizione borbonica. Ancora, tanti altri dolcetti esclusivi targati “Le Delizie di Stabia”, prodotti sempre dalla bravissima Rosanna, già diventati un must, che affiancano i suoi fragranti biscotti rustici, offrendo una moderna e appetitosa alternativa ai tipici di Castellammare.
Tutte queste creazioni irresistibili, capeggiate dalla “ritrovata” Barchiglia tesoro del palato per la Corte borbonica, sono state protagoniste della successiva degustazione, “bagnata” da numerosi brindisi propiziatori: un successo annunciato della riscoperta prelibatezza pasticciera di Castellammare di Stabia. Un tripudio di dolcezze sopraffine!
Altrettanto apprezzata per la ricca gustosità e il trionfo di sapori e profumi, pure l’innovativa barchiglia con copertura in pasta di mandorla con la copertura di un pallido verde a richiamare la regina dei dolci siciliani, ideata sempre da Fienga. “È un tributo sentito, che ho voluto dedicare al Regno delle Due Sicilie – ha spiegato sorridente ed entusiasta la chef e scrittrice – ed è un preciso richiamo alla cassata e a quello che essa ha rappresentato e continua a rappresentare come dolce caratteristico della Sicilia e prima ancora appunto del nostro Regno, e quale simbolo indimenticabile delle nostre radici”.
Queste due versioni della barchiglia rappresentano infatti “Le Due Sicilie borboniche”, che sono state così omaggiate con motivato orgoglio ed altrettanto motivato e dovuto rispetto. “Perché avevamo un Regno che ora non c’è più” – ha ricordato con enfasi e sincero coinvolgimento la poliedrica Rosanna, menzionando un glorioso ed indimenticabile passato che continua a vivere nella dignità di un grande Popolo e nei cuori di tanti, tra gli applausi scroscianti. Una vera e propria ovazione.

A quanto ha spiegato con dovizia di particolari Plaitano, sarebbe alquanto probabile che a produrre questo squisito pasticciotto stabiese o pasticcetto che dir si voglia, siano state le monache di clausura. A sostegno, ha sottolineato che “una testimonianza sul binomio barchiglia-monastero ci viene resa da Enrichetta Caracciolo che, costretta dalla madre alla monacazione, fu mandata nel convento benedettino di San Gregorio Armeno di Napoli dove si trovavano già due zie paterne”.
La maggior parte delle notizie sulla sua vita provengono dall’opera autobiografica ”Misteri del chiostro napoletano”, scritta da lei a Castellammare, una volta uscita dal convento ed apparsa poi nel 1864 a Firenze, ha indicato lo storico ed ha evidenziato attraverso le parole di Enrichetta come “l’occupazione principale, la summa rerum del convento, sta nella confezione dei dolci. La confezione de dolci nei monasteri di donne è ciò che la focaccia è nell’harem. Ciascun monastero ha la sua specialità ed una particolare rinomanza: questo è per saper fare le sfogliatelle, quello per le barchiglie, l’altro per la pasta reale, un altro per le monacelle, per i mostaccioli ecc.”. Uno spaccato sociale dell’epoca e di storia culinaria.

Alla presentazione del “dolce del Regno delle Due Sicilie” ha partecipato anche il sindaco Luigi Vicinanza che ha riservato meritate parole di elogio all’indirizzo dell’iniziativa e del “dolce buonissimo”, stigmatizzando: “…che sia legato a un atto d’amore del Re Borbone, lo rende storicamente significativo”, precisando: “le tradizioni si difendono perché sono il fondamento della nostra identità. Per questo apprezzo quanto hanno realizzato insieme Rosanna Fienga e Giuseppe Plaitano: partendo dalla nostra storia, hanno rinnovato ed anche innovato, un dolce che ci rende orgogliosi… Così noi andremo avanti: migliorando la nostra Città, con innovazione nella tradizione”.
Il primo cittadino si è complimentato con la chef e scrittrice Rosanna Fienga pure per l’organizzazione della riuscita iniziativa, che si è svolta nel noto ristorante di famiglia – affollato per l’occasione dai tanti convenuti – grazie all’ospitalità di Francesco Di Maio, erede della indiscussa tradizione di Ciccio di Pozzano e amatissimo marito di Rosanna. Il sindaco Vicinanza ha altresì auspicato un’ampia diffusione di questa squisitezza storica che testimonia più che degnamente l’arte pasticciera stabiese, e della sua versione “innovativa” comunque legata strettamente alla memoria culinaria del Regno delle Due Sicilie, rappresentando l’augurio condiviso da tutti i presenti.

L’appuntamento è stato interamente impreziosito dalla voce e dalle note della chitarra di @gino_animalive che ha accompagnato fino a sera i vari momenti culturali e conviviali che si sono succeduti, interpretando una serie di canzoni tratte da una mirata selezione tratta dal suo vasto repertorio, appositamente elaborata per l’occasione.

di Redazione

Giornalista Professionista. Direttore di New Media Press

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