Teresa Lucianelli
Quarto. L’I.S.I.S. “Rita Levi Montalcini” organizza giovedì prossimo, 26 febbraio, un evento dedicato a Giancarlo Siani, giornalista del quotidiano napoletano “Il Mattino”, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, simbolo di un giornalismo libero e d’impegno civile concreto e propositivo. Appuntamento nella sede della succursale dell’Istituto superiore di Quarto Flegreo, in via Santa Maria 415, dalle ore 10.
A “40 anni con Giancarlo” – questo il titolo dell’incontro – parteciperà Gianmario Siani, nipote del cronista e presidente della Fondazione Siani nata per onorarne la memoria e diffondere il suo esempio in favore del giornalismo d’indagine che si è rivelato e continua a dimostrarsi importante per la risoluzione di tanti intricati episodi di cronaca nera a carattere delinquenziale e soprattutto camorristico e per combattere la malavita organizzata e smantellare il suo sistema caratterizzato dalla tipica espansione tentacolare.
I saluti istituzionali sono affidati al dirigente scolastico Rosanna Stornaiuolo, al primo cittadino di Quarto Antonio Sabino ed all’assessore alla Legalità Raffaella De Vivo.
In programma, a seguire, gli interventi di Gianmario Siani, del giornalista e dirigente del Comune di Quarto Nello Mazzone e di Maria Trapanese, presidente di Casa Mehari. Conduzione e coordinamento dell’atteso incontro sono a cura del giornalista e docente Ciro Biondi.
L’evento è stato organizzato con il preciso scopo di ricordare Giancarlo Siani e il suo coraggioso impegno sul campo per divulgare la verità dei fatti, base della professione giornalistica ed in particolare dell’attività del cronista.
Il giornalista fu trucidato la sera del 23 settembre 1985 all’arrivo a bordo della sua Mehari nel parco a piazza Leonardo dove abitava, nel quartiere Vomero di Napoli.
Grazie ad un’ottima indagine è stata fatta luce sul suo omicidio che è rimasto avvolto a lungo nel mistero. Ipotesi confuse e depistaggi hanno ritardato notevolmente il raggiungimento della verità. Soltanto nel 1993, la capacità ricostruttiva, il coraggio e la ferma determinazione di una squadra alla quale si deve la nascita e l’azione del cosiddetto “Pool Siani”, formata da rappresentanti delle Forze dell’Ordine, giornalisti e magistrati hanno portato a dipanare la matassa ingarbugliata di una vicenda che ha segnato un gravissimo attacco alla libertà di stampa, dimostrando la sfacciata arroganza della criminalità organizzata in quegli anni violenti.
La verità ha cominciato a rivelarsi nella sua agghiacciante crudezza per merito di un gruppo di giornalisti del Mattino: Pietro Gargano, Pietro Perone, Giampaolo Longo, Maria Rosaria Carbone; del capo della squadra Mobile di Napoli, Bruno Rinaldi; del pm Armando D’Alterio.
L’unione d’intenti e la stretta collaborazione istaurata tra loro, hanno portato attraverso una brillante indagine particolarmente impegnativa, a risalire finalmente con esattezza al vero movente dell’omicidio. Determinanti sono state pure le confessioni di alcuni pentiti, per giungere infine alla cattura di assassini e mandanti dell’uccisione di Giancarlo Siani. Si è infatti scoperto che l’esecuzione è avvenuta per ordine del boss Angelo Nuvoletta che ha inviato i suoi sicari per metterlo a tacere giacché si era addentrato nei rapporti tra camorra e società mettendo a serio rischio affari illeciti di enorme entità che partivano da Torre Annunziata quale “zona di frontiera”.
Con metodo, precisione e passione, il cronista ha saputo scoprire e narrare sulle pagine del quotidiano partenopeo, in nome del diritto/dovere di cronaca, la sistematica penetrazione della criminalità organizzata nella società: proprio questo gli è costato la vita.
