A quarantacinque anni dal terribile terremoto dell’Irpinia che provocò la morte di 3.000 persone che persero la vita sotto le macerie di vecchie case, in vecchi paesi di un’area fatta di valli e fiumi e montagne, nel corso di una giornata stranamente calda del 23 novembre 1980, che lasciò subito il passo ad un freddo inverno fatto di aiuti umanitari, di tende militari e di neve; e a dieci anni dall’uscita del suo romanzo, La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin – premio Campiello Opera Prima; premio John Fante Opera Prima; e libro selezionato ai premi Bancarella e Giuseppe Berto – Enrico Ianniello racconta la storia del giovane Isidoro, bambino puro, figlio di Quirino Raggiola e Stella Dimare, ragazzino dotato di un dono straordinario: l’urlafischio. Il bambino comunica attraverso una vibrazione: il fischio, un suono che attira gli uccelli come la gente del suo paese che lo considera una vera attrazione.
Il monologo di Enrico Ianniello dal titolo Isidoro con la regia di Pau Mirò, autore, regista, attore e drammaturgo catalano, viene presentato in anteprima nazionale dal 21 al 23 novembre nella Sala Assoli / Moscato.
Lo spettacolo, la scena
La scena in teatro si presenta con pile di mattonelle e farina: è la casa Raggiola-Dimare quella che viene rappresentata sul palcoscenico, nella quale un suono particolarmente persistente è il cinguettìo del merlo Alì. In quel luogo felice e puro, in un paese chiamato Mattinella, un padre va a lavoro al Sindacato ogni mattina e bacia con amore la sua donna prima di uscire, e una mamma prepara pasta fatta a mano, distribuendo per casa l’impasto e la polvere della farina, quasi come fosse una nebbia. Il matrimonio dei genitori di Isidoro avviene quando il bimbo ha ormai 10 anni e Isidoro ricorda i 50 invitati al matrimonio seduti ovunque in quella piccola casa di 47 metri quadrati.
Ma poi arriva il 23 novembre e nulla sarà più come prima. L’intero paese scompare sotto il peso delle macerie de terremoto, non ci saranno più case, non ci saranno più strade, tante saranno le vittime.
per dove si va a casa mia?
(Isidoro)
Sotto quelle pietre resteranno intrappolati mortalmente i due genitori innamorati: “tua madre è qua, accanto a me e la tengo abbracciata. Tu continua a starmi vicino, tu continua a fischiare” chiederà il padre di Isidoro nelle ultime parole a suo figlio. Da quel momento nella sua vita tutto cambierà. Isidoro rimarrà da solo e smetterà di parlare.

I nuovi incontri
Crescerà in orfanotrofio. Fino ad un nuovo incontro, che segnerà un cambiamento della vita. E’ l’incontro con un uomo cieco, il quale gli racconta la sua infanzia nella casa di famiglia a Napoli in via Monte di Dio insieme ad un fratello arabo, adottato dalla sua famiglia, amato oltre il normale amore tra fratelli, ma tragicamente scomparso durante un viaggio alla ricerca delle sue origini. E’ l’incontro di un cieco che sceglie di non vedere più dopo la tragedia, così come Isidoro aveva deciso di non parlare più dopo la morte dei suoi genitori.
E’ carico di emozioni il testo e la versione in teatro, carico di immagini e di ricordi, e di suoni. Enrico Ianniello in poco più di un’ora di spettacolo ironizza ed emoziona allo stesso tempo. Il suo romanzo terminerà con le parole proiettate sul fondale del palco di una poesia araba, del poeta Ibn ’Arabi (1165 – 1240):
Si è fatto, ormai, il mio cuore capace di ogni forma.
(Ibn ‘Arabi)
Isidoro a teatro è una coproduzione europea tra Casa del Contemporaneo, Teatre Akademia Barcelona e La Fanfola Barcelona, un ponte tra lingue, scene e immaginari che ora si apre al pubblico napoletano.
