Una vera e propria dichiarazione d’amore per Diego e per la sua città quella di Angela, un’attestazione di appartenenza a una città che ha lasciato da circa venti anni, ma alla quale sente di appartenere dal profondo proprio come Diego, il più napoletano dei non napoletani. A un anno dalla scomparsa del PIBE DE ORO, queste parole descrivono i sentimenti di tanti napoletani che come Angela erano e sono innamorati del “ragazzo dai capelli ricci”.
Mi hanno chiesto chi è Diego per me. Già Diego. Perché da che ho memoria io non l’ho mai chiamato Maradona ma Diego. Ho quarantotto anni e da quaranta sono malata di Napoli e del Napoli, quando mi chiedono :” ma tu sei tifosa del Napoli?Io rispondo sempre no, io so malat ru napul” o quando mi dicono Forza Napoli io rispondo “Sempre!!” DIEGO è entrato nella mia vita ancora prima che mettesse piede a Napoli, avevo quasi undici anni. I giornali parlavano di questo calciatore mezzo rotto che il Barcellona vendeva perché non all’ altezza del blasone dei blu grana e che Ferlaino stava facendo il possibile e l’ impossibile per portarlo a Napoli. A quel punto il presidente del Barcellona gli disse:” ti do molti più soldi, resta a Barcellona” Diego rispose. “ho un popolo che mi aspetta..i napoletani mi aspettano, io non vado dietro ai soldi ma dietro al cuore” Ecco cosa era,il cuore. Ancora prima del suo magico sinistro, dei goal e delle sue “malattie” che faceva in campo: il cuore. Diego ci aveva scelto. Aveva scelto noi, i napoletani che agli occhi dell’ Italia e del mondo erano i “mariuoli” i camorristi, i nullafacenti e i furbi. Diego ci aveva scelto e amati ancora prima di conoscerci e fu per quello che Diego divenne subito figlio di Napoli, ancora prima degli scudetti. Non era ancora arrivato a Napoli che già lo amavamo, si parlava solo di lui, ovunque andavo era .” Oh Maradon ven a Napul”. Avevo le musicassette con le canzoni dedicate a lui(che ancora oggi ricordo a memoria) di sottofondo e i libri sulla sua vita nascosti nei testi di scuola, facevo finta di studiare ma imparavo la sua vita a memoria. La domenica del ventinove giugno del 1986 c’era la comunione di mio cugino. Finale di coppa del mondo, io con la mia radiolina. Diego campione del mondo, piangevo di felicità perché lui era campione, pensavo a quanto fosse felice lui e lo ero anch’io, pensavo a lui come a uno di famiglia che aveva raggiunto un grandissimo traguardo ed ero felice, poi arrivarono gli scudetti, le coppe, il mondo ci rispettava,ci “vedeva” ci invidiava, il più grande aveva continuato a scegliere e a stare a Napoli nonostante avesse avuto offerte faraoniche, ma lui si sa, lui va dietro al cuore.
Lui sceglieva Napoli ogni giorno. Si mostrava per ciò che era, senza nascondersi, non ci ha mai mentito, è sempre stato trasparente. Diego, i suoi lati oscuri non li ha mai nascosti, io provavo per lui “un amore sconfinato” proprio per questo in un mondo dove ognuno cercava e cerca di mostrarsi migliore di ciò che è, lui si mostrava per ciò che realmente era, un uomo sensibile,fragile, con le sue debolezze, un’ anima pura. Tre luglio 1990, io ero al San Paolo, semifinale di coppa del mondo Italia -Argentina, tifavo Argentina, l’ appartenenza è una cosa seria. “Chiedono ai napoletani per una sera di essere italiani quando poi per 364 giorni l’anno li chiamano terroni”ecco le parole di Diego, ancora oggi ci dite che non siamo italiani….ecco . Tre luglio 1990, stadio San Paolo, io tifavo Argentina. L’ appartenenza è una cosa seria, il resto è cronaca, chi pensa che Napoli e il Napoli sono due cose divise sbaglia secondo me. Per raccontare la città si critica la squadra e viceversa. Per me sono una sola cosa. Napoli è il Napoli, questo è ciò che ci distingue dagli altri, giusto o sbagliato che sia. Il calciatore Diego lasciò Napoli ma l’ uomo Diego non ha mai lasciato i Napoletani, ci ha sempre difeso, amato. Diego ha vissuto anche la parte oscura di Napoli,facendosi del male ma ha sempre amato la parte sana bella e solare di Napoli e dei napoletani. Napoli e il Napoli non sono solo una città e una squadra, è un modo di vivere parlare pensare, amare. Il venticinque novembre 2020 ero a lavoro, mi chiama mio fratello (colui che è stato l’artefice da quando avevo otto anni del mio amore per il Napoli) ” Oh dove sei? Voce strana. Inizio a preoccuparmi “Hai saputo? No cos’ è successo? Diego … e senza finire la frase, ho capito..Diego….ho iniziato a piangere…Diego…il mio Diego…il mio ragazzo dai capelli ricci…il mio amico di adolescenza…. Il mio calciatore, colui che quarant’ anni prima ci aveva scelto a dispetto di tutto e tutti, non c’era più,piangevo.
Torno a Napoli…e la prima cosa che faccio è andare ai quartieri. Ma Diego vive. Diego è in ogni angolo della città, si respira, si tocca, si sente.
Chi è Diego per me? Un legame puro,vero, imprescindibile. Senza se e senza ma…senza compromessi. Diego ci ha scelto, ci ha voluto, ci ha difeso, i successi vengono dopo. Io ho amato e amo prima Diego uomo,il Diego calciatore dopo, è il mio tallone d Achille. Insieme a Napoli e il Napoli, Diego, il mio Diego, un sorriso e un sinistro che facevano danzare l’ anima di tutti. Perché lui Diego, il mio Diego correva dietro al pallone e al cuore, non dietro ai soldi.
Maria Palma Gramaglia
