ROMA – Secondo i dati del Ministero delle Finanze, l’apertura di attività con Partita Iva nel 2011 è stata di un drastico 3,7% in meno rispetto all’anno precedente. Come quasi scontato, le più numerose aperture di partita Iva si sono registrate presso le regioni del nord (172 mila aperture), seguito dal sud con 130 mila aperture e per finire il centro, più restio al rischio evidentemente, con 88 mila nuove attività imprenditoriali. La tipologia dei richiedenti aperture di Partite Iva va dai liberi professionisti alle persone fisiche e molto più sporadiche quelle relative alle imprese, e se pensiamo che oggi per trovare uno stralcio di collaborazione, molti giovani sono costretti ad aprire partita Iva pur svolgendo un lavoro subordinato, il dato non è molto confortante. Gli stessi liberi professionisti sembrano essere in difficoltà, soprattutto se pensiamo che, stando a diverse statistiche, gran parte di essi risultano lavorare presso altri studi anche in età matura. Tra le problematiche che arrestano la volontà del mettersi in proprio prese in considerazione, c’è in primo luogo la difficoltà, in Italia, di avviare un’attività, con tutti i costi della creazione e i costi fisici e morali dei non sempre comprensibili iter burocratici; secondo poi, non meno importante, va considerata la tassazione fiscale che è ormai diventata insostenibile, dunque una pesante gestione che spesso corrode interamente le entrate. Altri dati, altre ombre sul futuro…anche se ormai l’idea di aprire un’attività in proprio è la sola via d’uscita per lavorare ed essere soddisfatti. C’è sempre un altro lato della medaglia…
Vittoria Citarelli