Investiamo nel vostro futuro: il Salento tra sacro e profano

E la festa continui! Su questa affermazione beneaugurante per i carnevali futuri, all’insegna del bel vivere quotidiano, è calato il sipario sulla 26° edizione del Carnevale di Aradeo e già si pensa a quello dell’anno prossimo.
Nell’immaginario collettivo si ritiene che le origini della festa siano religiose, infatti il Carnevale è direttamente collegato alla Pasqua, ma in realtà il Carnevale ha un’origine più antica, che affonda le sue radici nei Saturnali della Libertà, una festa pagana che risale agli antichi romani. Nei riti del Carnevale confluiscono anche antiche tradizioni contadine, riti di purificazione e di propiziazione all’inizio del ciclo stagionale, ispirati al bisogno di rinnovamento, con l’espulsione dei mali accumulati durante il corso dell’anno, come le malattie e i peccati.
E poi, “A Carnevale ogni scherzo vale”: dice il proverbio. Non è certo uno scherzo organizzare tour operator ai giornalisti per far conoscere nuovi aspetti del Salento. E vari protagonisti salentini sono scesi in campo per l’educational, organizzato da Carmen Mancarella, direttore della rivista “Spiagge” (www.mediterraneantourism.it), per conto della Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo e dell’agenzia regionale del turismo “Promozione Puglia”, attraverso l’utilizzo dei fondi strutturali europei.
“Investiamo nel vostro futuro:  Puglia, mille e una emozione”: questo il tema che ha visto collaborare insieme per promozionare la Puglia, i comuni di: Aradeo, Nardò, Giurdignano, Oria e Castellana Grotte.
In primavera aumenta la voglia di festeggiare: dal Carnevale tipico di Aradeo dove sacro e profano si intrecciano alle spettacolarità della natura circostante, alle tavole di San Giuseppe del 19 marzo di Giurdignano che preparano alla Pasqua. In attesa dell’estate, perché non vivere a pieno i weekend lunghi di primavera, facendo base ad Aradeo?
Il Carnevale aradeino
Da Aradeo facilmente si raggiungono i due mari del Salento, lo Jonio e l’Adriatico, nonché si può partire alla scoperta del meglio della Puglia. Le origini della città sono tanto antiche quanto contraddittorie: dopo le dominazioni greca e poi romana i saraceni distrussero numerosi casali nei pressi delle cittadine di Nardò e Galatina. Gli esuli arrivati nel vicino territorio salentino, libero dagli invasori, eressero un altare e questa potrebbe essere l’origine del nome Aradeo dal termine latino “ara”, ma il nome potrebbe rifarsi anche all’abbondanza di acqua per un terreno fertile solcato da torrenti. Per il sindaco di Aradeo, Daniele Perulli, la cittadina ha scelto di presentarsi come capofila per il Bando Ospitalità dei fondi europei, attivato dalla Regione Puglia, per presentarsi nel suo aspetto migliore in occasione del Carnevale. «Intanto stiamo lavorando – ha detto il sindaco – anche per favorire i progetti culturali, rendere sempre più attraenti le stagioni teatrali nel nostro teatro comunale, intitolato a Domenico Modugno che qui si esibì». È da 28 anni che tra il 2 e il 4 marzo si svolge la gran festa, momento di aggregazione e di pura allegria che fa rivivere a pieno la tradizione carnevalesca, voluta da un gruppo di amici, riuniti poi in associazione, che decisero di unire i “festini privati” al fine di poter coinvolgere l’intera cittadinanza. L’associazione oggi porta il nome del primo presidente, Oscar Tramacere, che decise negli anni Ottanta di dar vita ad una sfilata di tantissimi “masci”, le maschere carnevalesche che dovevano percorrere le vie del paese su carri allegorici realizzati con carta, cartone, colla, fil di ferro, colori e tanta tanta fantasia. L’Associazione è presieduta oggi da Ettore Greco coadiuvato dalla vicepresidente Maria Rosaria Bruno. C’è anche, come si conviene, una mascotte del Carnevale che è lo Shacudhruzzi, un folletto dispettoso della famiglia dei Lauri, che dà il via alla sfilata lanciandosi da un edificio del centro storico in uno spettacolare “volo dell’angelo”. Ad avere il privilegio di questo tuffo beneaugurante è stata quest’anno la giornalista milanese, Martina Fragale, che ha avuto ben 15.000 spettatori trepidanti. L’ospitalità è di casa nell’agriturismo Tenuta Mezzana di Cutrufiano, a pochi passi da Aradeo, dove tutta la giovane famiglia è impegnata: da Maria Casto, che si occupa della tenuta e della migliore accoglienza degli ospiti, al marito l’agronomo Giacomo Stifani, che ha deciso di ristrutturare una sua vecchia abitazione rurale, circondata da uliveti e viti. Il ristorante è a chilometro zero e si avvale della competenza dello chef  Claudio Amato che, ispirandosi alla cucina mediterranea, prepara tante prelibatezze: dalle pittule di borragine, al maialino con le cicorie creste, alla pasta d’orzo con i ceci, alla carbonara di zucchine.
La storia “milionaria” delle Grotte di Castellana
Prima di giungere nel Salento una visita è d’obbligo alle Grotte di Castellana (www.grottedicastellana.it), in provincia di Bari, che regalano un crescendo di emozioni. In un tempo che percepiamo quasi infinito, la natura ha generato scenari di inimmaginabile bellezza. Sono opere uniche, modellate dalla forza dell’acqua e celate nelle grotte. Stalattiti, stalagmiti, concrezioni dalle forme più insolite e dalle suggestive sfumature di colore si alternano e, ancora oggi, continuano a mostrare tanto splendore. I dati parlano chiaro: settantasei anni sono passati dalla scoperta delle Grotte, che risalgono a 90 milioni di anni fa, tre chilometri è il percorso sotterraneo lungo e un chilometro è l’itinerario breve. Vivere le Grotte di Castellana significa immergersi in un’esperienza capace di coinvolgere ogni senso, significa ritrovare profonde emozioni legate a memorie ancestrali, significa riscoprire l’essenza della bellezza, incontaminata e pura. Oggi la società Grotte di Castellana, con socio unico il Comune e presieduta da Domi Ciliberti, dà la possibilità di assistere a concerti, eventi culturali, performance teatrali per amalgamare alla creatività dell’uomo la spettacolare unicità di un luogo senza tempo. A scoprirle fu Franco Anelli, oggi ad accompagnare i turisti sono gli speleologi del Gruppo Puglia Grotte, che, come da tradizione, il 23 gennaio scendono nella caverna della Grave, calandosi dall’alto come un tempo, dall’ingoiatoio di 70 metri, chiamato anche “bocca dell’inferno”. Gli ambienti interni si succedono uno dopo l’altro, prendendo i nomi fantasiosi che furono dati dai primi esploratori: la Lupa, i Monumenti, la Civetta, la Madonnina, l’Altare, il Precipizio, il Corridoio del deserto, la Colonna rovesciata, il Corridoio Rosso, la Cupola. Si arriva poi all’ultima e più bella caverna del sistema sotterraneo, la Grotta Bianca, scoperta da Vito Matarrese, che più che speleologo era spinto a recuperare il busto in bronzo del sindaco di Putignano, scaraventato lì da una squadra di fascisti. La grotta, uno scrigno di alabastro, definita bianca per il biancore che la contraddistingue, ha meritato la definizione di “più splendente del mondo”. È previsto anche un percorso attrezzato per i disabili che ha fatto sì che Castellana, con il suo sindaco Francesco Tricase, fosse premiata a Bruxelles come destinazione italiana di eccellenza per il Progetto Eden 2013 riguardante il turismo accessibile.
Nella città d’arte di Nardò trionfa la pietra leccese
Dal romanico al barocco, il tour ha portato a Nardò, città d’arte della provincia di Lecce, le cui discendenze risalgono ai Messapi. Qui è un vero trionfo della tipica pietra leccese, scolpita dai maestri scalpellini. Un esempio sono le chiese che impreziosiscono il centro storico come la chiesa di S. Giuseppe dalla facciata a tamburo in cui è riscontrabile il barocco del Borromini e nella quale è conservata in una grande teca la statua del Santo, che può essere prenotata dai cittadini devoti affinché sosti per tre giorni nella propria abitazione. Dall’ariosa piazza Salandra, dominata dalla colonna dell’Immacolata, che viene adornata dai fiori l’8 dicembre e che ricorda quella di Piazza del Gesù a Napoli, si dipanano le vie del centro storico, nelle vicinanze la fontana del toro che fuggì dalla campagna e raspando il terreno trovò una falda acquifera, origine stessa del nome della città. Ma Nardò è da visitare anche per i panorami mozzafiato di Portoselvaggio, un parco regionale affacciato sul mare, a soli sei chilometri dal centro. «È anche città dell’accoglienza – ha ricordato l’Assessore al turismo di Nardò, Maurizio Leuzzi – per la qual cosa è stata insignita della medaglia d’oro al valor civile dal presidente della Repubblica Ciampi per aver accolto più di 800mila ebrei, che erano stati liberati dai campi di concentramento dalle Forze Alleate e che vennero in quel tempo ospitati nelle case prima di raggiungere Israele».
Le tavole di San Giuseppe a Giurdignano
Le tradizioni gastronomiche sono un punto di forza nel Salento. Tra il 18 e il 19 marzo gli abitanti di Giurdignano, terra di antiche dimore e di incantevoli borghi, sito a soli cinque chilometri da Otranto, allestiscono nelle proprie case le Tavole di San Giuseppe. Si tratta di grandi mense, ricoperte con tovaglie ricamate dove spiccano pani a forma di ruota e ben tredici pietanze: il pesce, simbolo del miracolo della moltiplicazione; i ciceri e tria, pasta fatta in casa metà bollita e metà fritta con i ceci, che indica l’arrivo della Primavera; le ncartiddhate, dolci fritti a forma di rosa e conditi con il miele, che ricordano le fasce di Gesù bambino. «Questa tradizione – hanno spiegato il Sindaco Monica Laura Gravante e il Vicesindaco, Gabriella Vilei – è molto sentita nel Salento. Infatti le Tavole di San Giuseppe sono nate a Giurdignano e si sono poi diffuse in altri paesi come Minervino e Uggiano». Anche qui il territorio circostante è ricco di storia e si può passeggiare nel giardino dei megaliti più grande d’Europa, dove si possono vedere ben 23 menhir (pietre stiliformi) e 28 dolmen (tombe o forse altari) che risalgono a 16mila anni fa.
I riti della Pasqua ad Oria
Anche Oria, in provincia di Brindisi, con il suo quartiere ebraico ed il castello di Federico II val bene una visita. Infatti questo borgo medioevale, che affascina per le sue viuzze arrampicate sulla rocca dove sorge il maestoso castello federiciano, ha dato i natali a un medico farmacista così famoso che a lui è stato dedicato il modernissimo ospedale di Tel Aviv, Donnolo. Federico II scelse la città per attendere la sua sposa, Jolanda di Brienne, in viaggio dall’Oriente. I due si unirono in matrimonio nel 1225 nel Duomo di Brindisi, poco distante da Oria. Il castello domina i Due Mari essendo costruito su uno dei tre colli di Oria. Per ingannare il tempo l’imperatore indisse anche il Torneamento dei Rioni, che gli abitanti festeggiano ancora oggi il secondo weekend di agosto con uno spettacolare  corteo storico e il Palio in abiti medioevali che ricordano l’arrivo di Federico II. Il castello, di proprietà privata è visitabile grazie agli alunni dell’Istituto per il turismo della città e dai volontari dell’associazione Legambiente (iter.oria@libero.it). Nella Settimana Santa la Statua di Cristo Morto, custodita nella chiesa delle suore benedettine, viene portata in spalla dagli arciconfratelli della Morte vestiti di nero, in una breve ma intensa processione che termina con l’ingresso di Gesù nella Cattedrale, poco distante. Il rito si ripete tutti i giovedì di marzo fino al Giovedì Santo. La domenica delle Palme i volontari del Gruppo di promozione umana portano in scena la Passione vivente. Di turismo religioso parla dal canto suo lo storico Pino Malva, entusiasta cultore delle tradizioni della sua terra, messapica, medioevale e seicentesca al tempo stesso. Ne è un esempio la grande festa arricchita da luminarie che si rinnova ogni quinto giovedì dopo Pasqua e che vede sfilare in processione migliaia di fedeli provenienti da tutta la Puglia, che seguono con devozione le statue dei Santi Medici orientali: Cosma, Damiano, Antimo, Leonzio ed Euprepio e del Patrono di Oria S. Barsanofio.

Harry di Prisco




I presepi nella tradizione salentina

Centri storici, masserie, grotte, Gesù nasce nel Salento e viene accolto con l’entusiasmo e l’originalità di sempre da centinaia di volontari del luogo che organizzano i presepi viventi. Siamo nella settimana dedicata al Natale e non a caso abbiamo avuto modo di vedere in anteprima il 14 dicembre il Presepe, tra i più antichi della zona, quello di San Donato di Vignacastrisi, frazione di Ortelle,  organizzato da don Donato (dondonatomission@tiscali.it) e dai volontari della cooperativa “Parabola a Sud”, che ogni anno attrae migliaia di visitatori. La località si trova nella parte sud orientale del Salento tra Castro Marina e Santa Cesarea Terme e vede la sua storia feudale legata a quella della cittadina di Castro. Una delle scene più significative del presepe vivente è la rappresentazione della Natività, collocato  in   un frantoio ipogeo che viene aperto nell’occasione. Si inizia la sera del 24 con una scena molto significativa: una coppia di sposi del paese, che attendono realmente un bimbo, bussano alle case di Vignacastrisi per cercare alloggio, dove vengono cacciati, proprio come accadde duemila anni fa a Maria e Giuseppe.  Ad interpretare la suggestiva scena è tradizione che sia una giovane famiglia che ha da poco avuto un bimbo. Altre scene sono interpretate dagli abitanti del luogo che nel presepe ritrovano le antiche botteghe di un tempo, dal vasaro, al fabbro, al casaro, alle ricamatrici, lavandaie. Fanno da location infatti le antiche case a corte del centro storico. Per l’occasione viene riaperto il forno del paese, da dove escono calde pagnotte fragranti e pittule, mentre i visitatori attraversano il museo della civiltà contadina, che si trova in pieno centro storico. Luogo ideale per aprire il cammino del presepe vivente è il palazzo antico “Guglielmo”, per decenni abbandonato e da poco ristrutturato dai nuovi proprietari,  che in parte l’ utilizzano come struttura ricettiva. Il Sindaco di Ortelle, Francesco Massimiliano Rausa, entra nel merito della storia della città, legata alle distruzioni saracene di Vaste e Castro, anche se le sue origini risalirebbero ad epoche ben più remote, che si sono potute riscontrare nei menhir (dal bretone men e hir “lunga pietra”) sono dei megaliti monolitici, di cui purtroppo non c’è più traccia. Una visita è d’obbligo all’antichissima chiesa rupestre “Madonna delle Grotte”, che dopo cinquanta anni di abbandono è stata restaurata. «Sono stati recuperati i dipinti – ci ha spiegato lo studioso Sergio Ortese, che ha curato e rivisitato la ristampa del libro dello scrittore Giorgio Cretì “Poppidi”, al di fuori del vallo messapico – che erano collocati spesso al di sotto di una stratificazione pittorica dell’Ottocento.  Gli altari esistenti sono tre: nell’abside centrale vi è quello dedicato alla Madonna delle Grazie, in quella di sinistra è ospitato l’altare di Sant’Eligio e a destra quello dei Santi Medici, ridipinto nel Settecento e che raffigura   i Santi Cosma e Damiano, affiancati da San Nicola e da San Liborio. Un altro affresco interessante  è la santissima Trinità dove appare l’Eterno Padre tra due angeli, che protegge due figure femminili che mantengono un drappo, raffigurante la Flagellazione, la Crocifissione, e la Resurrezione di Cristo, che potrebbe significare un “velo quaresimale”.  Una delle figure ai lati si riteneva rappresentasse Santa Caterina d’Alessandria, mentre è in realtà la Vergine Maria, che porta sul capo 12 stelle e ai piedi il sole e la luna». È l’Associazione Operatori Turistici di Vignacastrisi che promuove il territorio dal punto di vista turistico attraverso i propri bed & breakfast e proprio dall’etimologia del nome della cittadina “Vigna – Castrisi”, che sarebbe poi “campagna fortificata”,si può tranquillamente risalire agli abitanti che per molti decenni nelle case del borgo lavoravano  come braccianti o “massari”. All’epoca appunto dei nobili di un tempo l’economia del Casale si basava sui possedimenti di queste famiglie e sui loro raccolti. Ma a tutt’oggi l’associazione (www.vignacastrisi.it) guarda con interesse al prodotto turistico, forti di una cortesia innata negli abitanti e quindi nei soci che possono contare su tanta genuinità dei prodotti locali e tanta tranquillità a cui purtroppo nelle grandi città non siamo più abituati a trovare. Per non dimenticare queste peculiarità ci hanno pensato Vito de “Le Chianchie – Casa Vacanze”(www.lechianchie.org) e AnnaPina de “ Il Corallo del Salento” (www.ilcorallo1.com). Si tratta di strutture a gestione familiare  dove i prezzi sono molto interessanti  e l’ accoglienza è sempre delle migliori  per l’innata passione che i padroni di casa trasfondono al fine di far apprezzare meglio tutto quello che può offrire di bello il territorio. Ed è sul mare Adriatico che si affaccia la città di Ortelle, divenuta famosa per il maialino, che, allevato secondo disciplinari tradizionali, viene servito arrosto durante la Fiera di San Vito, la terza domenica di ottobre. Da non dimenticare di visitare, a pochi chilometri da Ortelle, il dolmen più grande della Puglia, dopo quello di Bisceglie. Siamo a Minervino, nel parco della preistoria. Il nome ricorda l’esistenza delle vinee castrensis, le fortificazioni in forma di fossati e trincee che difendevano la vicina rocca di Castro.  L’area costituisce una delle ultime presenze di vegetazione naturale in loco, dove, accanto al leccio si trovano altri elementi quali il carrubo e l’olivastro. Il sito è in stretto rapporto con il bosco delle Querce di Castro insieme al quale collabora a formare un unico corridoio ecologico che dal mare si spinge verso l’entroterra. Sono questi i punti di forza di un nuovo pacchetto turistico, che è stato presentato nel Salento nel corso di un incontro con la stampa, che si è svolto a dicembre per promuovere il turismo anche in pieno inverno. L’obiettivo è di destagionalizzare il turismo e promuovere il territorio in tutte le stagioni, proponendo esperienze ed emozioni. La Regione  Puglia  attraverso l’ Assessore al turismo, Silvia Godelli, ha promosso un pacchetto turistico insieme all’ agenzia Pugliapromozione, presieduta da Giancarlo Piccirillo e dai sindaci Francesco Maria Rausa (Ortelle, comune capofila), Cosimo Pomarico (Oria), Salvatore Albano con l’assessore Pietro Falli (Porto Cesareo), Oscar Marzo Vetrugno (Novoli), Fernando Leone (Guagnano), dall’Associazione degli operatori turistici di Vignacastrisi (www.vignacastrisi.it), presieduta da Sergio Positano e dalla rivista di turismo e cultura del Salento, “Spiagge”, diretta da Carmen Mancarella. A seguire l’evento è stato l’Ufficio turismo  della Regione pugliese con Tonia Riccio, collaborata da Antonella Pische, Egidia Grieco, Annamaria Maiellaro e Antonio Marani. Non a caso la prima tappa dell’educational è stata Oria, in provincia di Brindisi. Sulla sua rocca si eleva il castello ampliato nel ‘200 da Federico II, che domina lo Jonio e l’Adriatico, da cui Oria è equidistante. Ai suoi piedi si snoda un centro storico di incomparabile bellezza con il caratteristico quartiere ebraico dove visse Donnolo, un famoso medico farmacista al quale, peraltro, è dedicato l’ospedale di Tel Aviv. Tutti gli anni, nella prima decade di agosto, per ricordare l’arrivo di Federico II in città, la Pro Loco organizza il Torneo dei rioni, che coinvolge più di ottocento personaggi. «Quest’anno – ha detto Pino Malva, già assessore al Turismo del Comune di Oria – si svolgerà l’importante iniziativa “Oritani nel mondo”, che mira a fare degli emigrati di Oria i primi ambasciatori della bellezza della città nei luoghi in cui vivono». Ma non finisce qui l’impegno del Comune che attraverso il meticoloso lavoro del Sindaco, Cosimo Pomarico, porta avanti anche iniziative di interscambio con altri comuni del Salento, in questo caso con Novoli, in nome della Dieta Mediterranea. E a proposito di Novoli ben nota è la Focara, un falò gigante alto 25 metri e con un diametro di 20, che viene acceso la sera del 16 gennaio, in onore di Sant’Antonio Abate, con spettacolari fuochi d’artificio. La sua costruzione inizia un mese prima, il 15 dicembre, con la tradizionale sfilata dei carretti carichi di tralci di vite accompagnati dagli sbandieratori dei quattro rioni di Oria che saranno presenti anche il 16 gennaio per il tanto atteso evento. A partecipare a questa anteprima di sfilata sono stati i sindaci di Oria e Novoli ed il vicesindaco di Castellana Grotte, Giovanni Bianco, invitato nell’occasione insieme all’assessore al turismo, Maurizio Tommaso Pace. Anche a Castellana Grotte c’è la tradizione del “sacro” fuoco de “Le Fanove” che si ripete ogni 11 gennaio. A Novoli sono migliaia le fascine costruite con i tralci della vite potata, che vengono utilizzate per costruire la grande pira. Si balla tutta la notte a ritmo di suoni del Mediterraneo e di pizzica. Ad interpretare quest’anno la focara sarà l’artista cosmopolita Hidetoshi Nagasawa, mentre il Premio fotografia andrà a Peppe Avallone. Il cuore della focara risiede nelle vaste distese di vigneti di negroamaro, che caratterizzano soprattutto il territorio di Guagnano, un centro a pochi chilometri da Novoli, dove l’attività principale è la viticoltura. Ci sono sei grandi cantine che esportano vino di Negroamaro in tutto il mondo e tra i pionieri l’Azienda Leone de Castris di Salice Salentino. Quest’anno il Comune di Guagnano con il suo sindaco, Fernando Leone, ha deciso di conferire un meritato riconoscimento a Piernicola Leone De Castris, per i primi 70 anni del “Five Roses”, il primo vino del Salento che venne esportato negli Stati Uniti.  Guarda con interesse ai gemellaggi con le città europee  a vocazione mediterranea l’assessore al turismo del Comune di Porto Cesareo, Pietro Falli. Le sue meravigliose spiagge sono belle da vivere anche in inverno. Tra Puntaprosciutto dalle alte dune e Torre Lapillo, fino ad arrivare al lungomare di Porto Cesareo, c’è solo l’imbarazzo della scelta. «In pieno inverno poi – ci dice il Sindaco Salvatore Albano – non c’è niente di meglio che fare una passeggiata lungo la via delle pescherie, unica al mondo per la varietà di pesce che viene offerto direttamente dagli oltre 100 pescatori artigianali, che formano tutti assieme la più grande marineria d’Italia». Non mancheranno le tappe golose nelle città salentine dal ristorante Mustafà,  all’Azienda Agrituristica L’Aia(www.agriturismolaia.it), dall’Agriturismo Le More, all’Agriturismo Montenachiro(www.agriturismomontenachiro.it), tutti situati in Vignacastrisi all’Orecchietta di Guagnano (www.lorecchietta.com), al ristorante Grand’Italia di Porto Cesareo.  Il Salento, conosciuto per le sue stupende spiagge non è solo mare ma tradizioni da vivere e gustare tutto l’anno. I borghi antichi delle cittadine di Ortelle, Vignacastrisi, Oria, Porto Cesareo, Novoli, Guagnano sono rimasti intatti per trascorrere una vacanza in completo relax a prezzi davvero competitivi.

Harry di Prisco




Un mare di…vino nelle Terre salentine del Negroamaro

Settembre andiamo è tempo di vendemmiare

Quest’anno l’Italia torna a riconquistare il primato di primo produttore mondiale di vino, superando la Francia. Secondo le previsioni di Assoenologi la produzione dovrebbe attestarsi tra i 44 e i 45 milioni di ettolitri e, grazie alle favorevoli condizioni metereologiche, dovremmo poter contare anche su un’ottima qualità.

E la Puglia è tra le regioni dove si ha il maggior trand di crescita.

E allora tutti nel Salento per vendemmiare e scoprire la storia dei grandi vini, ma anche per raccontare l’eccellenza della terra salentina con i colori, i profumi e i sapori di una delle tradizioni agricole più importanti e ricche del territorio nazionale. Una vacanza-relax dove si può ben combinare una sosta sulle spiagge, lambite da un mare stupendo per prendere l’ultima tintarella della stagione, con il turismo tutto-da-vivere.

«E’ in bassa stagione – dice la dottoressa Tonia Riccio, dirigente dell’Ufficio turismo della Regione Puglia – che il Salento e la Puglia, mostrano il loro volto più  autentico»: questo il leit motiv del progetto di comunicazione, realizzato su fondi europei e ideato dalla Regione Puglia, assessorato al turismo, fortemente voluto dall’assessore Silvia Godelli, in collaborazione con Pugliapromozione, presieduta da Giancarlo Piccirillo, con i Comuni di Guagnano (capofila), San Donaci e Porto Cesareo e la rivista di turismo e cultura del Salento “Spiagge”, diretta da Carmen Mancarella (www.mediterraneantourism.it). Tra le peculiarità c’è il fare la vendemmia negli sterminati campi di Negroamaro e vedere dove nasce il vino esportato ormai in tutto il mondo. Due grandi città del vino, Guagnano, in provincia di Lecce e San?Donaci, in provincia di?Brindisi, hanno voluto presentare il proprio territorio nel periodo destinato alla vendemmia, combinando i profumi del mosto che fermenta in cantina con l’indimenticabile sapore di mare. Infatti completa il pacchetto turistico il prodotto mare, per il quale il Salento è tra le mete più ambite in Italia. «Promuovere il mare al di fuori del classico agosto – dice l’assessore al turismo e al marketing territoriale di Porto Cesareo, Pietro Falli – è tra le priorità dell’amministrazione comunale. Per questo abbiamo deciso di essere partner dell’iniziativa “Salento, emozioni d’autunno in un mare di…vino nelle Terre del Negroamaro” per far scoprire in Italia e nel mondo, quanto siano belle le coste salentine in bassa stagione». E a proposito di cantine l’accoglienza qui nel Salento è sempre delle migliori, offrendo la possibilità di provare l’ottimo vino accompagnato dai prodotti tipici locali. Siamo nella zona del Salice Salentino, la doc più antica ed esportata di Puglia. Ad accoglierci è Guagnano, situato nel Salento settentrionale. Nella periferia del paese è stato possibile visitare, guidati dal sindaco Fernando Leone e dal Vice Sindaco Danilo Verdoscia, la casa/museo “Vincent City”, che l’artista locale Vincent Brunetti ha realizzato mediante materiale di recupero. La casa (e l’eclettico proprietario), che compaiono nel film documentario etnico Italian Sud Est, è meta di pellegrinaggio nei percorsi cicloturistici e, quotidianamente, di visitatori. «L’attività economica più importante del comune – ci dice il Sindaco Leone – è quella legata alla coltivazione della vite. Guagnano è collocato al centro della produzione doc del Salice Salentino e si attesta come il comune con maggiore estensione di vitigno negroamaro. Rilevante è la produzione di uve da tavola ma anche quelle destinate alla vinificazione. Per valorizzare ed esportare i prodotti vitivinicoli sono sorte diverse cantine e consorzi».  Con poco più di cinquemila abitanti si contano ben sei grandi cantine. Il nostro tour inizia dalla dinamica Cantele (www.cantele.it), che nasce dall’amore della settentrionale Teresa Manara, per le terre salentine. Suo marito, Giovanni Battista Cantele, infatti commercializzava il vino del Salento, ma non pensava certo di scendere nel profondo Sud. Teresa Manara, cui sono dedicate le migliori etichette della cantina, invece, volle vivere nel Salento, dove oggi operano i suoi quattro nipoti Paolo, Gianni, Umberto e Luisa, che conducono con successo la cantina, che ha da poco inaugurato “I Sensi”, un laboratorio sinestetico, dove è possibile degustare vino, ascoltare musica ammirando dal terrazzo le grandi distese dei vigneti.

Ha iniziato a imbottigliare da pochi anni, ma ha già conquistato i mercati internazionali con le sue etichette top Varale, un igp Salento rosso di negroamaro e Vinea Electa chardonnay, la cantina Lucio Leuci (www.vinileuci.it), giunta con Lucio e Francesco alla terza generazione di una famiglia di antiche tradizioni, che si va affermando nel campo dell’enologia mondiale.

Un discorso di eccellenza lo riscontriamo nella cantina Taurino (www.taurinovini.it), ben nota negli Stati Uniti come altrove con l’etichetta principe “Il Patriglione”, riconosciuta tra i primi cento vini al mondo. A condurre l’azienda sono gli eredi di Cosimo Taurino, che sul finire degli anni ’70 ebbe il coraggio di rinunciare a un futuro sicuro in farmacia per imbottigliare il vino. La qualità delle uve e la sapienza enologica portarono presto i vini Taurino a un grande successo internazionale, facendo in modo che il negroamaro divenisse ambasciatore del Salento nel mondo.

E’ cultura e arte del vino la nuovissima struttura che ospita la cantina Emèra di Guagnano del gruppo Magistravini (www.magistravini.it), che raccoglie tre aziende vitivinicole sotto la consulenza enologica di Vincenzo Mercurio, due delle quali sono in Puglia: Emèra è nel Salento, Casino Nitti nel tarantino a Carpignano, mentre in Irpinia  si è deciso di investire nelle terre del Greco di Tufo e del Fiano di Avellino,  mettendo a punto l’azienda San Paolo. Il titolare, Claudio Quarta, affascinato dal mondo della viticoltura, ha recuperato nel centro di Guagnano, sulla provinciale per San Pancrazio, una vecchia cantina con palmento, che è stata impreziosita dagli affreschi del famoso artista Ercole Pignatelli. Il maestro ha realizzato qui la terza opera dedicata alla “Germinazione” (le altre due sono: una imponente alle porte di Lecce, che con i suoi dieci metri d’altezza vuole dare il benvenuto all’ospite ed un’altra all’ingresso del Palazzo della Regione Lombardia). Nella suggestiva cantina c’è anche una ricca collezione di vasi della Magna Grecia, alcuni dei quali in stile Egnatia. «Curata nei minimi dettagli – dice la ventiquattrenne general manager Alessandra Quarta – la nostra cantina punta ad accogliere e avvolgere il visitatore nell’affascinante mondo del vino e nella storia del territorio. Per questo si presta molto bene a visite guidate e degustazioni».  L’etichetta più importante Anima di Negroamaro è un Lizzano doc di negroamaro vinificato in purezza, affinato solo in acciaio.

Importante a Guagnano è la realtà della cantina sociale Enotria che come tutte le cantine sociali  (attualmente conta 400 soci) ha venduto il vino sfuso per anni, approdando solo in tempi molto recenti all’imbottigliamento. «Siamo forti – dice il presidente, l’agricoltore Angelo Scarciglia – della qualità dei nostri vigneti e quindi della nostra uva, unica in tutto il territorio pugliese ed italiano». Insieme al vicepresidente, Antonio Imperiale,  Scarciglia ci ha illustrato le varie fasi della lavorazione dell’uva. Le cantine di Guagnano sono una più interessante dell’altra e a scoprirle una per una ci ubriachiamo della saggezza dei salentini dediti alle imprese vitivinicole tutte di eccellenza.

E’ una sfida nata da giovani imprenditori la cantina Feudi di Guagnano (feudiguagnano.com), fondata per impedire che i vigneti di negroamaro finissero nell’abbandono. Nero di Velluto, un negroamaro igp, vinificato in purezza, è l’etichetta espressione di questo progetto imprenditoriale, premiato dai mercati internazionali. La Cantina, nell’occasione dell’incontro con la stampa, ha inaugurato un monumento in acciaio dedicato alla Forza del Negroamaro, che simboleggia l’energia della Natura stessa, come ha chiarito l’amministratore delegato, Gianvito Rizzo.

Il tour delle cantine non poteva avere tappa migliore se non al Castello Monaci (www.castellomonaci.com), una dimora di charme, di proprietà della famiglia Memmo Seracca Guerrieri, che la apre al pubblico “per il piacere di condividere le cose belle con gli altri”. Castello Monaci, una dimora storica, forse un convento, di cui si ha notizie certe solo a partire dal 1600, venne acquistato nell’800 dal nonno dell’attuale proprietaria, la signora Lina Memmo e adibito a casa di villeggiatura per l’estate. Aperto attualmente per ospitare matrimoni e convegni, punta a diventare un resort grazie alla realizzazione di dieci ampie camere di charme che saranno pronte per la prossima stagione estiva. Circondato da 200 ettari di vigneti Castello Monaci è anche una cantina del Gruppo italiano vini di cui la famiglia è socia. Vitantonio Seracca Guerrieri segue con particolare cura e passione la cantina, puntando alla valorizzazione dei vitigni autoctoni salentini. A Castello Monaci è possibile peraltro prendere parte alla vendemmia di notte, un’esperienza unica, facendo degustazioni guidate in cantina e visitando il Museo del Negroamaro. Per completare il tour delle cantine imperdibili le tappe golose nei ristoranti di Guagnano: Aia Noa  e la Favorita.

Per il sindaco di San Donaci, Domenico Fina ed il Vice Sindaco Mariangela Presta l’economia della zona è in espansione grazie all’allevamento degli ovini, gli stabilimenti vinicoli, i frantoi e gli stabilimenti per la lavorazione dei fichi secchi.

« Con le sue grandi cantine e la storia degli imprenditori che hanno saputo affrontare e vincere le sfide dei mercati internazionali – afferma Mariangela Presta – la nostra città si presenta come una realtà ricca ancora tutta da scoprire. Crediamo nella forza della comunicazione per esportare al di fuori dei confini regionali non solo il nostro vino, ma anche la bellezza e la forza del nostro territorio».  A San Donaci tra le più antiche aziende dell’agro salentino c’è la Cantina San Donaci (www.cantinasandonaci.eu), dove è nata l’idea imprenditoriale di un gruppo di 12 agricoltori che per sviluppare l’economia del loro prodotto e della loro terra ha fondato ottanta anni fa quella che è l’attuale cantina composta da quattrocento soci. «I nostri vini arrivano in tutta Europa e anche negli Stati Uniti, dice il presidente, Marco Pagano. Per anni abbiamo venduto cisterne di negroamaro a compratori di tutta Italia e d’Europa. Adesso lo stiamo imbottigliando noi, conquistando sempre più ampi mercati».  Per la sua continuità e per il suo forte radicamento al territorio è stato possibile dare un forte contributo alla storia agricola del Salice Salentino, diventandone un autorevole punto di riferimento dell’enologia italiana.

Sempre più affermata nei mercati internazionali è l’azienda “Paololeo” (www.paololeo.it), una cantina nata nell’84 grazie al coraggio di Paolo, che decise di investire i 30 milioni di lire, ricevuti in regalo per il proprio matrimonio con Roberta d’Arpa, per edificare la nuova cantina e rafforzare in questo modo una tradizione di vignaioli. Oggi la Paololeo è arrivata alla quinta generazione e non a caso le etichette più significative nascono dai vitigni più importanti del Salento. L’igp Fiore di vigna è un primitivo vinificato in purezza, l’igp Orfeo è un negroamaro, che viene commercializzato solo dopo un anno e mezzo dalla vendemmia.

Storica e di antiche tradizioni è poi la cantina Candido (www.candidowines.it), nata nel 1929 per l’intuizione di Francesco e conosciuta per il suo Cappello di prete, un negroamaro vinificato in purezza, igp e il Duca d’Aragona, un blend  di negroamaro e montepulciano. Oggi l’azienda è condotta da Alessandro e Giacomo. Qui è possibile organizzarsi con wine tasting direttamente in cantina e scoprire la vasta gamma di etichette (ben 16 sono in produzione), dal sapore antico. Ed è da questi stabilimenti che parte il vino che per il 65% è esportato all’estero (Nord Europa, Canada, Giappone). Ci sono poi piccole grandi realtà che, grazie alla bontà del vino e alle sapienti tecniche di vinificazione hanno conquistato i mercati internazionali come le cantine Baldassarre (www.cantinebaldassarre.it), presenti in tutto il mondo con il loro prodotto e Lolli (vincenzo.lolli2@tin.it), una piccola azienda a conduzione familiare, nei cui vigneti si coltivano produzioni autoctone di Negroamaro, Malvasia e Primitivo. L’azienda, che esporta anche all’estero, ha voluto dedicare, grazie al figlio Enzo, un suo vino a “Nico” all’insaputa dell’anziano genitore, l’ottantacinquenne Nicola Lolli. Tra le tappe golose che consigliamo quella al ristorante Antico Melograno (www.anticomelograno.com), dove c’è un posto a tavola anche per le persone celiache. E per terminare questa panoramica nelle Terre del Negroamaro ci rifacciamo a Molière: “Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico” e se nella bottiglia c’è un buon Negroamaro da bere con un vero amico è la maggior fortuna che ci possa capitare.

Harry di Prisco