Ritrovare la via del cuore. Passione e tecnologia. La pittura di Roberto Di Napoli.

Ritrovare la via. L’arte di Roberto di Napoli raccoglie gli elementi per una riflessione attualizzata sul mondo delle relazioni interpersonali, dei legami tra uomini e donne, delle fragilità umane.

Comunicazione e incomunicabilità, globalizzazione e cambiamento, inizio e fine dell’amore, passione catturata nei suoi amplessi. E poi, mondo del lavoro, avvento di una tecnologia spinta come strumento che si sostituisce alla presenza fisica, nuovi mezzi di contatto che creano nuovi linguaggi e nuove forme di distanza. Fino alla riflessione sulla solitudine dell’individuo.

Roberto Di Napoli, è un artista partenopeo, che spazia con la sua tecnica artistica dagli schizzi a matita e a china, agli acrilici su tela, al disegno digitale. La sua arte è un’arte figurativa, nella quale emerge la passione per gli studi di anatomia fatti al liceo d’arte, ma è anche un’arte che si raccorda con argomenti quali la sociologia, la psicologia industriale, la sociologia del lavoro.

In questa riflessione critica sul mondo delle relazioni e sugli strumenti propri della comunicazione tra esseri umani, chiediamo all’artista se qualche anno fa immaginava che il mondo nel quale viviamo sarebbe cambiato proprio seguendo la linea di queste trasformazioni nelle relazioni interpersonali da lui rappresentate, regolate dall’uso di una tecnologia così spinta nella comunicazione tra persone?

Credo che la tecnologia abbia radicalmente modificato le nostre relazioni, velocizzando e anestetizzando il dialogo tra individui. Lo scenario difficile che stiamo vivendo mette in gioco distanze da rispettare, ma anche l’illusione che con la tecnologia queste distanze possano essere azzerate, allontanandoci dal concetto di base di una relazione umana fatta di gesti, sguardi, voglia di stringersi.

Osservando i tuoi lavori leggiamo di storie, relazioni, legami. Queste storie sono storie secondo te reali o immaginate? O meglio i legami sono possibili a prescindere dalla distanza?

Le mie sono storie che immagino, ma possono esistere per davvero. Mi è capitato ad esempio di ricevere messaggi di persone che dicono di riconoscersi nei miei lavori o attraverso questi di riassaporare frammenti di emozioni passate. I legami sono possibili in molte condizioni, ma è anche vero che la distanza forse ne altera la magia.

Molti dei soggetti ritratti sono soggetti femminili. Quanto è importante il corpo femminile nel tuo tratto e quanto ti sta a cuore la tematica del ruolo della donna nel mondo attuale?

Penso che bisognerebbe preservare in ogni luogo del mondo lo spirito femminile: la donna è sinonimo di vita per il genere umano. Per quanto riguarda l’involucro ovvero il corpo, ho sempre considerato il corpo femminile vera e propria opera d’arte in movimento, per la sinuosità e rotondità delle linee e per il racconto dell’anima residente.

Tornando invece, al sociale con particolare riferimento al mondo del lavoro, i dipinti di Roberto Di Napoli, diventano una finestra aperta sui luoghi di lavoro spesso spersonalizzati, sulle relazioni telematiche, sulla distanza e infine sulla solitudine in questa epoca dell’individuo, uomo o donna che siano. Tu credi che distanza significhi anche assenza e che questa mancata presenza condizioni le relazioni umane, rendendole più fredde e calcolate? Al contrario, credi che la compresenza e l’affinità richiedano l’elemento della vicinanza?

Distanza non significa per me necessariamente assenza, ma la distanza va cullata, arricchita e alimentata con attenzione. Le relazioni possono convivere con la distanza a patto che vi sia una sincera e costante necessità di contatto. In sintesi, la distanza non può e non deve rappresentare una costante.

Cosa emergerà tra il cuore [quindi, l’amore, la vicinanza, la relazione] e l’intelletto [inteso come quel meccanismo di autodifesa dell’uomo metropolitano, che tutela la propria vita soggettiva e si abitua a costruire rapporti distaccati]?

Forse, oggi il cuore emerge sempre meno. Forse, siamo terrorizzati dall’amore e questa prudenza sta finendo per renderci quasi inorganici. Nei miei lavori il cuore è un simbolo, un nucleo nel quale vengono immagazzinati tutti gli eventi vissuti e a differenza del cervello, vengono mantenute reminiscenze emozionali.

Sulle tele dipinte da Roberto il cuore è infatti, il nucleo centrale dell’essere umano ed è rosso. In questo punto del corpo – racconta spesso l’artista – si concentra tutto l’essere: nel cuore, e non nella sua testa, risiedono tutte le fragilità. Il rosso presente in molti di questi lavori, spesso con pennellate veloci e materiche è il colore della verità, del sentimento e del ricordo, il colore nero raccoglie queste verità e le protegge dalle fragilità umane.