Motion Pictures alla Spot Home Gallery.

Motion Pictures alla Spot Home Gallery.

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  • Si è concluso ieri il ciclo Motion Pictures, con film e fotografie di Adam Grossman Cohen e Lorenzo Castore, ospitato dalla Spot Home Gallery di Cristina Ferraiuolo.

Dal 26 al 29 aprile la Galleria ha proposto in dibattito con il pubblico i due fotografi, esponendo sulle pareti immagini che costruiscono un percorso di allestimento fotografico legato ai film proiettati nelle quattro serate, e alla collaborazione tra i due fotografi.

Ultimo Domicilio, Casarola e No peace without war i film del 29 aprile di Lorenzo Castore. Nei video – spiega il fotografo fiorentino – il suono assolve ad un ruolo parallelo accanto alla fotografia in una narrazione che prende poi, movimento nel film.

Le case, oggetto di ossessione della ricerca di Lorenzo Castore, raccontano storie e segreti e Ultimo Domicilio, film del 2011 muove dalle case di guerra di Sarajevo e Mostar, ad altre case, quella di Cracovia, che da il via ad un nuovo inizio, di Broklyn che è la casa di Cohen, la casa materna di Fontenay Mauvoisin. Tutte case frequentate oppure conosciute attraverso un grado di separazione da Lorenzo. Piccoli oggetti che costruiscono il nostro universo vengono raccolti nelle fotografie, e ogni casa viene fotografata con un approccio, una macchinina e una tecnica differente. Le foto vengono scattate nel passaggio tra una vita molto vissuta e il momento del cambiamento, dello svuotamento della casa. Le foto della casa di Cohen sono le uniche realizzate con una macchina 35mm e sono foto nelle quali il fissaggio in camera oscura è stato prolungando, determinando il particolare effetto fatto di neri sbiaditi e bianchi più aperti. Le musiche del film sono di Emanuele de Raymondi. E le case di Lorenzo Castore sono raccolte in un libro del 2015, anche se costruiscono un percorso in continuo divenire.

In Casarola si realizza un mix tra le immagini di repertorio girate in casa di suo padre da Bernardo Bertolucci e i nuovi filmati di Lorenzo Castore, in una simbiosi di fotogrammi in bianco e nero e a colori, che rivivono lo spazio, arricchendolo di suoni, e che avrà il senso un pò come “planare – dirà Bertolucci – con un paracadute in un giorno di primavera” nella casa da lui vissuta da bambino e mai più abitata.

No peace without war infine, racconta la cruda realtà della ‘nuova’  vita di due fratelli di Cracovia, Ewa e Piotr, caduti in disgrazia dopo una vita di benessere, e dove la memoria del passato si mescola a discorsi surreali sul presente, con scene registrate un appartamento fatiscente e disordinato, che raggruppa oggetti invecchiati, e fotografie sovrapposti a nuove azioni dei due protagonisti nel presente. Presente osservato senza giudizio, registrando con rispettosa pietà l’evoluzione delle due vite. Perchè la fotografia serve a bloccare l’immagine, a fissare il tempo: forse, con la fotografia si tenta di fregare il tempo – racconta in dibattito Lorenzo Castore discutendo col pubblico e con Adam Grossman Cohen tra un film e l’altro, in uno scambio di idee e di commenti col pubblico di galleria. Ambito fondamentale di crescita della ricerca, per una fotografia che non rincorre il clamore, ma che documenta, raccoglie e racconta. Provando a raccontare, attraverso la scelta delle immagini, anche un pò dell’universo di chi osserva.