Varriale: esperti, professionisti e associazioni per discutere di sviluppo sostenibile e città metropolitana

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I nodi: accoglienza, marketing, servizi, programmazione, infrastrutture 

NAPOLI – Turismo , luci e ombre. Grandi numeri ma servizi assenti. Poco marketing e trasporti insufficienti. Eppure l’immagine della città di Napoli è, agli occhi dei turisti migliorata negli ultimi anni. Le presenze negli alberghi fanno discutere… Un trend positivo, certo, ma al di la dell’ottimismo e della capacità di accoglienza che la città sa dare, delle potenzialità del tesoro dei beni culturali, c’ è ancora da rimboccarsi le maniche.

Perché Napoli resta una grande incompiuta ed è un eterno cantiere. Perché manca una capacità di programmazione, e la grande scommessa delle infrastrutture è ancora al palo. Un tema sul quale si discute. Un settore, il turismo che è l’unica industria che cresce. Perché allora non farne lo strumento di crescita e di sviluppo?

Oltre duemila secoli di cultura, città dalle potenzialità incredibili eppure sempre agli ultimi posti per qualità della vita.Di questo si è parlato nel Forum che si è svolto il 2 luglio u.s. presso lo Studio Medina a Napoli, ad opera di Salvatore Varriale noto commercialista e revisore contabile, già deputato e consigliere comunale. Professionisti, docenti, operatori di più settori, rappresentanti di associazioni, gli intervenuti. (Fra gli altri, l’ex presidente dell’ordine dei medici Umberto Zito, l’ex Cons. comunale Gennaro Bruno, il giurista Paolo Del Vecchio, l’ing.ex cons. comunale Francesco Vitobello, l’ex Sindaco di Caivano Giuseppe Papaccioli, l’Ass. IX Municipalità Giovanni Peluso, Giuseppe Campanile componente del Senato accademico della Facoltà di Veterinaria e Vincenzo Esposito del Conservatorio di Salerno).

Una riflessione che ha rivelato il pessimismo degli atavici problemi ma anche i recenti risultati e i forti dubbi sull’assenza di una programmazione fatta secondo i tempi giusti. Una responsabilità della politica, inadempiente in questo senso e comunque sempre in ritardo.

L’aumento dei flussi turistici si registra  in città. Ma si è attrezzati per dare una risposta all’altezza delle aspettative?

Il marketing lo fanno gli stessi turisti, sono loro i testimoni del successo di una città. E i cittadini sono e dovrebbero essere sempre più gli spettatori attenti e attivi di questo successo, capendo che ognuno di loro può essere azionista del turismo.

Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza?

La città dovrebbe rispondere e fare in modo che cresca una cultura dell’accoglienza. Napoli ha un pregio: riesce a dare emozioni straordinarie anche nella disorganizzazione apparente. Insomma far capire ai turisti che venire a Napoli ne vale la pena. La città ha bisogno di più interventi strutturali e di sistema. Siamo una grande incompiuta. Col turismo si può raddoppiare il Pil in Campania, ma perché il Mezzogiorno cresca davvero c’è bisogno di interventi strutturali.
Napoli, grazie alla metropolitana potrebbe essere la città italiana con più chilometri di ferro per abitanti, più di Parigi. Ma i lavori quando iniziano si devono completare in tempi ragionevoli.
È opportuno chiedere al governo di mettere le risorse necessarie in questo settore. Si deve intervenire sul porto e su tutte le sue attività. Napoli e il Mezzogiorno crescono dello 0,1 per cento, qui la crescita non è arrivata ancora. Il turismo può essere un grande volano di sviluppo ma occorrono le infrastrutture. E la sicurezza? Solo qui, tra le grandi città d’Italia, succede che ragazzi di vent’anni si sparano con i kalashnikov.

Avete proposte concrete?

Nell’area metropolitana il 75% della popolazione giovanile è disoccupata. Dobbiamo creare lavoro stabile.
Investimenti pubblici e privati, nazionali e locali: fare una pianificazione strategica con un concept moderno. Oggi, in tutto il mondo, si studia la domanda che viene dal territorio e si propongono cose coerenti con la domanda. Pensiamo a Bagnoli. Oggi quel territorio deve cambiare. I fondi della recente programmazione hanno subito massicce riduzioni, valgono meno del 2 per cento del Pil della Campania. Con questa spesa pubblica anche se investita bene non si va da nessuna parte. Occorre il partenariato pubblico-privato, bisogna ripristinare la catena dell’affidabilità e completare le reti digitali, logistiche. Il porto di Napoli, assieme a Salerno si deve candidare a intercettare il tonnellaggio triplicato e non dirottarlo altrove. Le strutture ricettive: abbiamo solo 11 mila posti letto in città e Roma ne ha 130 mila. Bisogna capire perché i posti letto sono così pochi e perché le grandi catene non investono a Napoli: ce ne sono pochissime. Il fenomeno dei bed & breakfast è preoccupante. Molte strutture sfuggono del tutto ai controlli, sono fortissimi i tassi di evasione. E poi è un momento particolare perché Napoli, oltre ad essere un forte attrattore, vive anche delle disgrazie altrui, es.Tunisia, Marocco, Turchia, Egitto. Ha contato molto il calo enorme dell’outgoing, le capitali europee non sono considerate sicure, i grandi tour operator hanno scelto l’Italia e Napoli. Dobbiamo approfittarne.

Quali sono le carenze del settore?

Manchiamo di una programmazione e di una tempistica giusta. Il turista che viene a Napoli soffre di una mancanza di eventi. La Regione interviene sulla programmazione con una tempistica ridicola. Abbiamo pianificato il turismo scolastico, con una delibera che punta a portare i ragazzi delle scuole nella nostra città a febbraio e marzo, ma la delibera è stata fatta in ritardo. Le scuole avevano già programmato. Si arriva sempre in ritardo e si perdono buone opportunità. Il turismo è un’industria, bisogna lavorare insieme con un anno di anticipo. Napoli non è solo il centro città. Pensiamo alle possibilità di sviluppo delle periferie. Le migliori iniziative si concentrano sul lungomare e nelle zone limitrofe. Mentre i quartieri periferici vivono in uno stato di abbandono.  Ci sono zone della città dove nemmeno le fogne funzionano. Non c’è la competitività di sistema: quella la crea l’amministrazione, non gli imprenditori. Unico baluardo le scuole e le parrocchie. Abbiamo territori dove la criminalità la fa da padrona.

Dunque cosa fa il Comune e cosa risponde a tutte le richieste emerse: servizi che mancano, sicurezza, trasporti, pulizia della città?

Sta accadendo qualcosa, bisogna dirlo. Napoli ha subito una delle più grandi crisi dal dopoguerra in poi. Era esposta al ludibrio del mondo, ora qualcuno dice che qualcosa è cambiato. La ripresa del turismo è collegata alla rinascita culturale della città. Certo, ci sono le carenze, le infrastrutture, i trasporti, la pulizia delle strade. Dovremmo avere la possibilità, in giorni di afflusso straordinario, di incrementare gli operatori per ripulire strade e cestini. E per un più capillare controllo delle strade cittadine.

Ma in conclusione, da più parti, si reclama la mancanza di competenze specifiche: e qui la politica è chiamata a fare la sua parte, investimenti mirati per creare le giuste strategiche competenze che vadano a programmare in modo adeguato e a lunga gittata, per il nostro bene e quello delle generazioni future. Il seme è stato gettato ora è necessario lavorare e pianificare: creare il giusto humus perché esso germogli e dia frutto copioso.

 ENNIO SILVANO VARCHETTA