Le “prime donne”di Baia

Le “prime donne”di Baia
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Baia, con le sue ville, con i suoi panorami mozzafiato, era il luogo privilegiato degli aristocratici romani che la scelsero come residenza estiva. Non tutti sanno però che questi luoghi erano anche la passerella delle prime donne di Roma. Venere, la dea dell’amore proteggeva questa insenatura, qui la Sibilla Cumana, sacerdotessa di Apollo, dal suo antro a Cuma, ispirata dalla divinità, trascriveva i suoi vaticini su foglie di palma le quali, alla fine della predizione, erano mischiate dai venti provenienti dalle cento aperture dell’antro, rendendo i vaticini “sibillini”. Baia fu il luogo dove si consumò la tormentata storia tra il poeta Catullo e Lesbia che in realtà si chiamava Clodia, ricordata per la sua bellezza ma anche per la sua dissolutezza perché tradì il marito ed ebbe numerosi amanti. A Baia, Clodia possedeva una villa che a detta di Cicerone “era a completa disposizione dell’andirivieni di tutti gli scapestrati”. Nonostante le dicerie, Clodia fu sempre una donna forte e tenne più relazioni amorose tra cui quella con Catullo, perdutamente innamorato di lei ma poi sedotto e abbandonato. Anche Messalina, moglie dell’Imperatore Claudio, possedeva una villa a Baia: in realtà tento di circuire il console Valerio Asiatico per ottenere la sua villa flegrea che prima ancora era stata di Lucullo, ma non riuscì a sedurlo e architettò una crudele vendetta. Fece credere al marito, l’Imperatore Claudio, che Valerio fosse un traditore. Il malcapitato che non aveva voluto accettare le avance di Messalina per non tradire la sua amata Poppea, fu incatenato e portato a Roma, dove scelse di uccidersi. Ma non tutte le donne di Baia, furono amanti dissolute e volubili, molte erano donne forti e intelligenti. Agrippina, madre di Nerone, con il suo carisma oscurava la figura dell’Imperatore che tentò perciò di ucciderla proprio nelle acque di Baia facendo sabotare la nave che la stava trasportando. La donna però si salvò nuotando fino a riva, anche se comunque più tardi fu vittima di alcuni sicari che arrivarono durante un banchetto organizzato per festeggiare la sua salvezza. Si dice che Agrippina con fierezza affrontò la morte, guardando in faccia i suoi aguzzini. Oggi sull’arenile della Marina di Bacoli sorgono proprio i resti del sepolcro di Agrippina e un’antica leggenda narra che, durante le notti di luna piena, nella stagione estiva, il fantasma della donna si materializza sulle acque vicine alla sua antica tomba.

Maria Palma Gramaglia