La favola della “Gatta Cenerentola” tra sacro e profano

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NAPOLI – La chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, dedicata alla Natività di Maria, fu eretta a partire dal 1352 e terminata nel 1353, sul sito di una precedente chiesa dedicata all’Annunciazione alla Vergine Maria costruita nel V secolo, dove già si venerava un’immagine lignea della Vergine. Nel 1453 il re Alfonso d’Aragona concesse la chiesa ai canonici lateranensi. In origine l’ingresso principale della chiesa era presso l’altare maggiore, ma nel 1506 fu spostata sulla facciata rivolta verso la città. Nel 1571 don Giovanni d’Austria, comandante della flotta della Lega Santa, si recò in agosto a pregare la Madonna di Piedigrotta prima della battaglia di Lepanto e vi ritornò in ottobre in ringraziamento, dopo aver sconfitto la flotta dell’impero ottomano. Proprio a Piedigrotta, dove sacro e profano e religioso e folcloristico si fondono e si mescolano, ha avuto luogo la storia della prima fanciulla che perse la scarpetta. La leggenda, fonte d’ispirazione, è quella de “lo scarpunciello d’a Maronna“.  Si narra che la Madonna dimorasse, un tempo, nella Crypta neapolitana e che avesse l’abitudine di uscire la notte e di recarsi sulla spiaggia. Una volta la Vergine si era attardata nella sua passeggiata e nella corsa per il rientro le si era infilata della sabbia nella calzatura. Nel tentativo di pulire la scarpa dalla rena, aveva perso il sandaletto. Il giorno seguente i pescatori del posto, come si racconta, trovarono la scarpetta e nei pressi della grotta una scultura della Madonna in legno. Da quel momento tutte le giovani, in procinto di sposarsi, ricevevano dalla propria madre in regalo una piccola scarpetta o un’ampolla piena di granelli di sabbia. Da questa leggenda deriva la tradizione di regalare alle spose una scarpetta col simbolo del sole come buon auspicio e simbolo di protezione. Sembra che a questa leggenda si faccia risalire anche la favola della “Gatta Cenerentola” di Giambattista Basile, dalla quale prese spunto la fiaba di Cenerentola di Charles Perrault.

Luigi Borrone