Il Teatro degli Orrori @ Casa della Musica, live report e fotogallery

Il Teatro degli Orrori @ Casa della Musica, live report e fotogallery
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C’è da dire una cosa. L’esibizione de Il Teatro degli Orrori alla Casa della Musica di Napoli, non è stato un concerto. O meglio, non è stato “solo” un concerto. Ha assunto, per certi versi e sotto certi aspetti, la configurazione di una risposta. Una risposta alle critiche di chi, ascoltando “Il Mondo Nuovo”, l’ultimo lavoro discografico di Capovilla & Co., ha subito gridato al tradimento, all’addolcimento eccessivo dei suoni, alla morbidezza con cui questo è approdato alle orecchie del pubblico.

E la risposta è: andate a sentirlo dal vivo. Il Mondo Nuovo è un disco da live. Per esprimere al meglio la sua possente spigolosità, la sua forza dirompente deve esplodere nell’aria di un palazzetto o sotto un cielo stellato. Deve liberarsi dalle forme costituite di un impianto casalingo o di un paio di cuffie, deve avere aria. Deve nutrirsi della presenza dei musicisti, del loro apporto estetico, della loro vorace voglia di pubblico. Deve colpire duro, senza barriere, deve incrociare lo sguardo con le prime file, deve puzzare di sudore, di vino bianco, di fumo. Deve farti tornare a casa con la sensazione di aver preso una martellata al centro del petto. Poi si può riparlare della mancanza di singoli allo stesso livello di A Sangue Freddo, dopo aver assorbito fino all’ultima molecola sonora di Ion, dopo essere diventati parte integrante di Dimmi Addio (probabilmente uno dei momenti più toccanti dell’intera serata), dopo aver chiuso gli occhi su Monica, dopo essere stati stuprati, ammazzati e riportati in vita da Adrian. Sparare è come tossire, uccidere è come sputare. Perché chi c’era, assieme a quelle altre 700 persone, la BMW che vola l’ha vista davvero, ha attraversato la sala facendosi spazio tra i banchi di fumo di sigarette e le cocenti esalazioni dei corpi in movimento, sfasciando con dolcezza il cuore e l’anima di chiunque abbia ancora un briciolo di amore per la musica, di chi ancora sogna che questa possa salvare l’essere umano, di chi ancora spera che qualcosa possa cambiare.

Perché se è vero che Compagna Teresa, La Canzone di Tom, Direzioni Diverse (arrangiata con un pizzico squisito di elettronica in più), Il Terzo Mondo ed E lei venne! sono destinate a restare per sempre nel cuore di chi segue Il Teatro da più di una settimana, Rivendico, Skopje ed Io Cerco Te, così come Cleveland-Baghdad d’altronde, seguiranno lo stesso percorso. Si faranno strada tra nervi e tendini, affondando durante ogni live le proprie radici un po’ più nel profondo, trovando spazio o, semplicemente, creandoselo. E se l’effetto finale, ciò che ci si ritrova tra le mani a lavoro finito, è uno spettacolo come questo, ben venga l’essere infettati.

“Basta produrre capolavori”, parafrasando liberamente una storica intervista ad una delle personalità più importanti dell’arte italiana, “bisogna diventare dei capolavori”. E Capovilla e la sua band ci stanno riuscendo perfettamente.  

Foto e postproduzione di A. Alfredo Capuano