I pastori che non possono mancare nel tuo presepe

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Il presepe è una manifestazione di devozione popolare creata dalla gente semplice per la gente semplice e, nei secoli, ha acquisito un’identità che,nelle sue infinite variazioni regionali del nostro paese e in generale del mondo, rimane legata a un mondo che trova più nei simboli che non nelle parole la propria espressione.Quando San Francesco d’Assisi ebbe l’idea di riprodurre la nascita di Gesù la sua intenzione era quella di rendere accessibile un passo importante e bello dei Vangeli alla gente povera e analfabeta, impossibilitata a leggere in prima persona di quegli eventi così preziosi per i credenti. I pastori Rappresentano l’umanità che accoglie la nascita di Gesù, l’umanità più povera e misera, come i più poveri e misteri tra le genti erano considerati i pastori.E proprio loro, secondo Luca e Marco, furono scelti da Gesù come primi spettatori della sua nascita.Ogni personaggio presente nel presepe napoletano ha un significato particolare e rientra in una simbologia ormai codificata nel tempo.

Ma quali statuette non possono mancare.

Cominciamo parlando di Giuseppe e Maria, archetipi del Padre e della Madre, proprio Maria vestita di azzurro-cielo, esprime una spiritualità eterea e delicata, una dolcezza materna assoluta, nel suo adorare il frutto  del proprio grembo come madre e nello stesso tempo come fedele ancella.

Il bue e l’asinello
L’origine simbolica del bue e dell’asinello è da ricercarsi nel Vecchio Testamento,  o forse addirittura nella tradizione pagana. Nel primo caso ci si rifarebbe alle parole di Isaia sulle virtù illuminanti del Bambino: l’asino rappresenterebbe i pagani,  il bue i saggi e i sapienti, entrambi incapaci di abbracciare la fede perché accecati dalla mancanza o dall’eccesso di conoscenza.

Il pescatore
Collegato forse alla figura di Pietro, al suo essere ‘pescatore di anime’, o in generale alla simbologia del pesce utilizzata dai primi cristiani.

La Lavandaia
Simbolo di purezza e purificazione, assimilabile alla figura della levatrice nella tradizione orientale e vicina alla simbologia di Maria, chiamata a testimoniare e glorificare la sua verginità.

La donna con bambino, o la zingara col bambino
La leggenda vuole che una giovane vergine desiderasse sopra ogni cosa vedere il Bambino, ma gli angeli la tenessero lontana, in quanto era proibito alle donne non maritate accostarsi alle partorienti.  Così la fanciulla si presentò alla grotta reggendo tra le braccia un grosso sasso avvolto in una coperta come un neonato.  Al cospetto della Sacra Famiglia la pietra si mosse e si trasformò in un bambino vero.

L’Oste
L’osteria e i suoi occupanti rappresentano una sorta di luogo infernale, dove l’umanità esprime le proprie debolezze e vizi, gli eccessi e la sregolatezza. L’Oste, nella tradizione, è quindi una sorte di diavolo tentatore che vorrebbe distrarre i presenti dalla contemplazione della Grotta.

I giocatori di carte, o “ i due compari ”
Nella tradizione napoletana erano considerati la personificazione del Carnevale e della Morte, che giocano con le sorti degli uomini secondo regole imprevedibili e incontrollabili.

Ciascuno di loro ha un significato diverso: Baldassarre, simbolo della notte, rappresenta con il dono dell’incenso la divinità del Bambino; Gaspare, simbolo del giorno, ne riconosce la regalità con il dono dell’oro; Melchiorre, simbolo dell’aurora,  sancisce il dominio del Bambino sul tempo e sulla morte donandogli la mirra.

Benino il pastore dormiente
Benino dorme e non si rende conto di cosa sta capitando ma, nello stesso tempo, la leggenda vuole che sia lui a sognare il presepe e a renderlo reale. Figura colma di significati simbolici potenti e antichi, incarna la Rivelazione data dalla Fede.

Buon feste

Luigi Borrone

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