Eduardo Scarpetta, “Qui rido io”: La vita, gli amori, i figli

Eduardo Scarpetta, “Qui rido io”:  La vita, gli amori, i figli

image_print

Qui rido io, la scritta che campeggiava sulla parete di Villa Santarella sulla collina del Vomero che Eduardo Scarpetta si fece costruire come dimora per se e per la sua famiglia. Qui il grande mattatore del teatro napoletano amava organizzare feste e banchetti luculliani e che divenne luogo d’incontro dell’elite culturale napoletana. Il regista Mario Martone ha scelto proprio la frase Qui rido io, per intitolare il suo film dedicato a quello che ancora oggi è celebrato come uno dei più importanti attori del teatro dialettale moderno. Nato il 13 marzo 1853, figlio di Emilia Rendina e di Domenico Scarpetta, all’età di quindici anni, Eduardo entrò in una compagnia teatrale. Fu scritturato come generico nella compagnia di Antonio Petito (celebre interprete della maschera di Pulcinella), un decennio più tardi, nel 1872, ne divenne il capocomico. L’ascesa al successo incominciò nel 1870 con l’interpretazione del personaggio di Felice Sciosciammocca, personaggio che accompagnava Pulcinella nelle sue farse. Dopo la morte di Petito, Scarpetta decise di lasciare la compagnia in disaccordo con il nuovo capocomico e per qualche anno si esibì al Teatro Metastasio sul Molo di Napoli. Dopo una parentesi a Roma, fece ritorno a Napoli, rilevò e restaurò il teatro San Carlino, dove nel 1878, ottenne un enorme successo con la commedia “Don Felice maestro di calligrafia” meglio conosciuta come “Lu curaggio de nu pompiere napulitano”. Ebbe ben nove figli, anche se non tutti furono riconosciuti, la sua fu una famiglia allargata ante litteram. Nel 1876 Scarpetta sposò Rosa De Filippo dalla quale ebbe due figli, Domenico (riconosciuto da Eduardo Scarpetta come figlio suo ma che si crede sia stato il figlio nato da una relazione di sua moglie con re Vittorio Emanuele II) e Vincenzo. Ebbe una relazione, anche, con la maestra di musica Francesca Giannetti da cui nacque Maria, che in seguito venne da lui adottata. Ha avuto poi una relazione con Luisa De Filippo, la nipote di sua moglie Rosa, da cui nacquero Titina, Eduardo e Peppino. Ebbe anche una relazione con Anna De Filippo, la sorellastra della moglie Rosa. Da questa nacquero Ernesto Murolo, Eduardo e Pasquale. Tra le sue opere più apprezzate ricordiamo “O miereco de’ pazzi”, Lo scarfalietto”, “Na santarella”, “Miseria e nobiltà”, “Nu turco napoletano” ma nel 1904 cominciò il suo declino in concomitanza con il successo del primo grande varietà napoletano che aveva aperto i battenti al Teatro Salone Margherita, inoltre proprio in quegli anni il suo nome finì su tutti i giornali a causa de “Il figlio di Iorio”, parodia de “La figlia di Iorio” di Gabriele D’Annunzio. La parodia di Eduardo Scarpetta fu un insuccesso ma era sulla bocca di tutti perché D’Annunzio lo trascinò in tribunale per una causa che durò tre anni, dal 1906 al 1908. Scarpetta ne uscì vincitore ma fu criticato da tante voci, da Salvatore Di Giacomo a Roberto Bracco. L’unico che si schierò in sua difesa fu Benedetto Croce. Amareggiato e profondamente deluso, nel 1909 decise di ritirarsi dalle scene. Impose a suo figlio Vincenzo di continuare a interpretare il ruolo di Sciosciammocca, anche se fu un altro figlio Eduardo De Filippo, mai riconosciuto, a raccoglierne l’eredità artistica e il grande talento. Nel 1925, a settantadue anni, morì. Il suo funerale fu sfarzoso e la sua salma fu imbalsamata per essere poi deposta in una bara di cristallo all’interno della cappella delle famiglie De Filippo, Scarpetta e Viviani al Cimitero di Santa Maria del Pianto a Napoli.

Maria Palma Gramaglia