C’era una volta il Lago d’Agnano

C’era una volta il Lago d’Agnano

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Non tutti sanno che dove oggi sorge l’Ippodromo di Agnano, un tempo esisteva un lago: uno specchio d’acqua infestato da rane, zanzare e serpenti, tutt’attorno la palude, il regno della malaria. Il lago di Agnano, in realtà, era ciò che restava di un cratere dei Campi Flegrei che ancora emetteva esalazioni di zolfo che rendevano l’aria irrespirabile. Nonostante l’inospitabilità di questo luogo, la zona era frequentatissima: qui si lavorava la canapa e si praticava la caccia: la fauna costituita soprattutto da uccelli predatori e da folaghe alimentava l’attività venatoria, inoltre il lago offriva una quantità di pesci, crostacei e prelibati gamberetti. Le origini del lago non sono antichissime: intorno all’anno 1000 le acque, evidentemente in seguito al fenomeno del bradisismo, dovrebbero aver riempito il millenario cratere. Per quanto riguarda l’etimologia del nome, Agnano deriverebbe da Anguis ovvero serpente, il rettile che appunto imperversava in queste zone, o da Annanium ovvero dal nome della famiglia Annia che possedeva questo territorio. Nelle zone prospicienti il lago si lavorava la canapa: fu Alfonso d’Aragona che decise di spostare quest’attività da Napoli ad Agnano per liberare la capitale del regno dai miasmi nauseabondi provocati dalla lavorazione di questo materiale. Quando ai tempi del Viceregno spagnolo, intorno al 1656, Napoli fu colpita dalla peste, l’aria di Agnano fu considerata responsabile dell’epidemia. Qui arrivarono per un sopralluogo il biologo Lazzaro Spallanzani che scoprì l’origine vulcanica del lago e il botanico Michele Tenore che studiò la flora del territorio. Il lago d’Agnano, nonostante la sua pessima fama, nel XIX secolo divenne luogo frequentato dai giovani aristocratici che durante il Gran Tour erano attratti dai posti pericolosi come la Grotta del Cane per esempio, un corridoio di circa dieci metri, citata per la prima volta da Plinio il Vecchio, e definita Mortiferum Spiritum exalans a causa delle esalazioni delle cosiddette Mofete. A partire dal 1865 si cominciò a pensare a una bonifica del luogo per scongiurare così il proliferare di epidemie di cui Napoli era stata più volte vittime negli anni. Ferdinando IV per evitare che, soprattutto forestieri provenienti da fuori Napoli, fossero portatori di malattie, fece collocare a Fuorigrotta, poco lontana dall’attuale Piazza Leopardi, una Stele presso la quale era obbligatorio fermarsi per il controllo sanitario, una sorta di posto di blocco; questa stele oggi è custodita all’interno di un recinto nel giardino della scuola Silio Italico. A smentire la credenza che tra le epidemie e l’aria irrespirabile causata dalla lavorazione della canapa ci fosse correlazione, fu il medico Ferdinando Palasciano ma il re Ferdinando di Borbone, diede inizio comunque a un’opera di bonifica e nonostante le resistenze dei proprietari terrieri riuscì con lauti compensi a espropriarli e dare inizio ai lavori che non furono però portati a termine. Solo dopo l’Unità d’Italia l’opera riprenderà e proprio durante le operazioni di scavo, si scoprì che sotto il cratere del lago scorrevano circa 72 sorgenti termali risalenti all’Impero Romano. Furono così create le Terme di Agnano laddove un tempo insistevano i vecchi impianti termali greci e romani. Questa scoperta diede inizio al termalismo napoletano ma non solo, l’affiorare di un antico tempio greco del IV secolo a. C. permise di considerare l’impianto termale il più antico dei Campi Flegrei. Il passato ameno di questa località sarebbe testimoniato anche da una canzone dal titolo “Agnano” scritta da F. Mario Russo e musicata da Remo Remi nel 1925 come ricorda Aldo Cherillo, cultore della storia locale che da anni tenta di far conoscere la storia di Agnano e del territorio flegreo.

(Nella foto il Lago D’Agnano nel 1860 – Fonte Wikipedia.org)

Maria Palma Gramaglia